JBL: "I social network uccidono i personaggi della WWE"

JBL è tornato a parlare dei suoi inizi da commentatore della WWE e dei personaggi di alcuni atleti

by Andrea Scozzafava
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JBL: "I social network uccidono i personaggi della WWE"

L'Hall Of Famer WWE JBL ha assunto diversi ruoli nel corso della sua avventura nella federazione di Vince McMahon, tra tutti il commentatore. Su questo ruolo, ha ammesso di avere avuto delle difficoltà durante i suoi inizi.

JBL: "Alcune persone non conoscono bene il wrestling"

Sulle prime volte da commentatore WWE: "Quando sono diventato un commentatore per la prima volta, non ero abbastanza bravo. Volevo ancora lottare e non aprivo la mente. Dopo esser tornato nuovamente a combattere e poi ancora a commentare, da allora mi sono davvero divertito. All'epoca ero solo un fan, non avevo alcun desiderio di tornare sul ring, volevo solo fare del mio meglio".

Il lavoro di un commentatore della WWE viene spesso pesantemente criticato e JBL sull'argomento ha rivelato: “A volte non riconosci un atleta. Ma sappiamo noi chi sia, se è The Undertaker e se è stato lì per 52 settimane consecutive. Questa è una delle cose davvero difficili da capire per chi ci segue. Diversi ragazzi pensano sia facile passare dagli altri sport al wrestling ma c'è gente che non conosce bene questa disciplina e trova difficoltà a stare dietro l'azione. È sempre un passo avanti”.

JBL: "Non volevo nessuno indossasse la mia maglia"

Sui personaggi heel della WWE: “Un heel che funziona non è qualcuno che riconosci come heel. Un bravo heel ti fa pensare che lo odieresti e che pagheresti per vedere quella persona picchiata da qualcuno. Ho visto gente mettere in atto delle tattiche diaboliche ma successivamente poi caricano sui social delle foto con i loro bambini e frasi tenere. Non c’è assolutamente niente di male, anzi è meraviglioso. Non lo è però se vuoi essere un heel puro perchè devi restare nel personaggio. I social media uccidono molti di questi ragazzi“.

Sui social e il merchandising: “La prima volta che ho visto una mia maglietta ho chiamato Vince e gli ho domandato perché avesse prodotto una maglietta di JBL. Mi rispose che non sapeva neppure ne avessero una in vendita. Non volevo che un ragazzino in prima fila indossasse una maglietta di JBL. Ogni tanto vedevo le persone che portavano il mio cappello e il mio vestito. Io allora prendevo il microfono e davo loro una strigliata“.

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