Sasha Banks: "La WWE mi ha assunta per lottare come una Diva"



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Sasha Banks: "La WWE mi ha assunta per lottare come una Diva"

Negli ultimi anni, sui ring della compagnia dei McMahon, è nata una vera e propria rivoluzione per le donne della federazione, con il termine Women's Revolution che ha letteralmente rivoluzionato quello a cui erano abituati i fan del WWE Universe quando andavano ad assistere ad un match tra due o più donne.

Fino a qualche anno fa, la WWE chiamava le sue donne, Diva e non Superstar o wrestler come tutti gli altri colleghi maschi, tracciando una linea abbastanza profonda di distinzione, tra uomini e donne, con la parte femminile del roster che era infatti relegata in una piccolissima parte delle card degli show WWE e che ovviamente non aveva mai avuto importanti main event di qualche show della federazione, men che meno dei ppv a pagamento.
Negli ultimi 4-5 anni, questo trend è notevolmente cambiato, con le donne della WWE che hanno smesso di farsi chiamare Divas, ma sono diventate a tutti gli effetti delle WWE Superstar come gli uomini e con le parti più in alto delle card che sono diventate luogo abbastanza conosciuto anche per loro, nonostante il corrispettivo di denaro, per i contratti delle donne, sia ancora molto diverso dalle grandi Superstar maschili.

Sasha Banks racconta com'era la WWE appena assunta

Nella sua ultima intervista rilasciata ai microfoni del Kurt Angle Show, l'ex campionessa di Smackdown ha voluto raccontare di quello che gli dissero i dirigenti della WWE alla sua assunzione, ovvero che avrebbe dovuto fare la Diva e non la wrestler, con la bellissima atleta che ha affermato:

"E' stata davvero tosta.

Quando ancora non erano soliti allenare le donne come gli uomini. Noi eravamo allenate per fare le Divas e non ci veniva data nessuna spiegazione su cosa volesse dire e sul perché. Uscivano fuori e dicevano semplicemente 'Hey, non colpire, non fare più questo'

E noi eravamo tipo 'Okay, ma dobbiamo lottare. Dobbiamo farlo'. Ma noi ci allenavamo ogni singolo giorno e in più c'erano i live event, più gli allenamenti in-ring e spostarsi da una città all'altra e posare per i poster, così che le persone fossero invogliate a venire agli show.
Era un sacrificio continuo, ogni giorno.

Penso che magari solo la domenica fosse libera e non era veramente nemmeno un giorno libero vero, perché bisognava riposare la mente per quello che sarebbe successo poi il giorno dopo" .