Dutch Mantell: "Il Performance Center è sopravvalutato e deleterio"



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Dutch Mantell: "Il Performance Center è sopravvalutato e deleterio"

La WWE ha accusato un repentino calo degli ascolti negli ultimi tempi, che è da imputarsi ad una serie di fattori interni ed esterni. Le conseguenze della pandemia globale stanno ancora affliggendo il business dell’intrattenimento sportivo, che è tornato a respirare soltanto da pochi mesi.

Le arene vuote e la successiva crisi hanno messo in ginocchio le finanze della compagnia di Stamford, obbligata a continuare i propri show senza fan dal vivo grazie all’invenzione del ThunderDome. A ciò deve aggiungersi l’ascesa della All Elite Wrestling, capace di ingaggiare due fenomeni assoluti del calibro di CM Punk e Daniel Bryan (divenuto ora Bryan Danielson).

L’azienda di Tony Khan sembra riuscire a soddisfare meglio le esigenze di una certa fetta di pubblico, soprattutto nella fascia demografica che va dai 18 ai 49 anni. Le WWE ha risposto con i grandi ritorni di Becky Lynch e Brock Lesnar a SummerSlam, oltre ad aver appena ospitato il PPV Crown Jewel in Arabia Saudita.

Nel corso dell’ultima edizione di ‘Smack Talk’ su Sportskeeda, l’ex manager della WWE Dutch Mantell ha criticato la metodologia di lavoro adottata al Performance Center.

Dutch Mantell tuona contro il Performance Center

“Dal mio punto di vista, quel Performance Center di Orlando è molto sopravvalutato.

Portano gli atleti laggiù e ce li lasciano per un lasso di tempo infinito. Li tengono nascosti per uno, due, tre o anche quattro anni. Continuano a sbagliare e nemmeno se ne rendono conto. Tante cose vengono insegnate in maniera totalmente errata” – ha illustrato Mantell.

Quest’ultimo ha poi effettuato una comparazione con le superstar di AEW, che godono di molta più libertà sotto il profilo creativo. “I wrestler della All Elite Wrestling possono dare libero sfogo alla propria creatività.

Le star della WWE passano necessariamente attraverso il PC, quindi devono fare le cose a modo loro e non esistono alternative. Si nota benissimo che hanno imparato un solo sistema e non riescono ad andare oltre. Quegli atleti che provengono dal circuito indipendente perdono il loro stile dopo essere arrivati al Performance Center”.