"Basta cori 'What?' in WWE": Steve Austin risponde alla polemica della Fox


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"Basta cori 'What?' in WWE": Steve Austin risponde alla polemica della Fox

La polemica è vecchia come il wrestling, e allargando ancora di più il campo, è vecchia come il tifo: quanto spazio è lecito concedere alla nostalgia? Spesso, non solo tra i fan della lotta professionistica, serpeggia questo sentimento secondo cui ciò che risale a svariati anni fa è qualitativamente migliore a ciò che offre attualmente il medesimo prodotto.

Un sentimento sempre più imperante soprattutto sui social, come dimostrato dai numerosissimi "Ma che ne sanno..." , "Operazione nostalgia" e tutto ciò che richiami più o meno esplicitamente agli anni '80 e '90.

Su queste pagine abbiamo già trattato l'argomento in occasione di un vecchio confronto generazionale (quello tra Roman Reigns e John Cena), ma la faccenda è tornata improvvisamente attuale nel momento in cui la Fox, tramite il suo account Twitter 'WWE on Fox', ha espressamente chiesto ai tifosi di smetterla di intonare il coro "What?" nelle arene di tutto il mondo per i motivi più futili.

Lo stesso Rusev, lunedì scorso a Raw, aveva chiesto alla gente di Cleveland di lasciar parlare in santa pace Jerry Lawler, uscendo momentaneamente dal personaggio. I toni usati dalla Fox su Twitter, però, erano stati talmente categorici da far decidere a qualcuno addirittura la rimozione del post incriminato (il cui senso generico era "smettiamola di cantare cose che risalgono al 2001, anno già passato da un bel pezzo").

E Steve Austin? Il creatore del tormentone in questione è inizialmente rimasto zitto. Salvo intervenire, più o meno indirettamente, sulla questione senza nemmeno farvi riferimento. E pigiando solo cinque volte sulla sua tastiera (che sia dello smartphone, del pc, del tablet o di qualunque supporto utilizzi per connettersi su Twitter), il buon vecchio Stone Cold ha dimostrato ancora una volta e in maniera probabilmente definitiva come mai abbia avuto tanto successo e perché sia considerato uno dei più abili comunicatori della sua generazione.

Ecco infatti qual è stata la sua risposta all'intera polemica: