Trouble in Paradise - Speciale Dean Ambrose IV: tra leucemia e depressione



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Trouble in Paradise - Speciale Dean Ambrose IV: tra leucemia e depressione

Torniamo a parlare di Dean Ambrose e di come il suo personaggio arrivò a esaurire la voglia di WWE e di wrestling dell'uomo che lo interpretava, Jonathan Good, ora tornato a fare felicemente il suo lavoro in AEW come Jon Moxley e che ha raccontato a Chris Jericho le tappe del suo viaggio verso l'addio alla WWE in una lunga intervista nel podcast 'Talk is Jericho'.

Arriviamo al fatidico 26 novembre 2018, giorno della puntata di Raw in cui Ambrose capì che non avrebbe potuto continuare a lavorare per la WWE dopo una serie di promo assegnatigli dalla compagnia che aveva ritenuto nella migliore delle ipotesi demenziali: "Dissi ai writer di ricordarsi che lavoravamo per una compagnia miliardaria, gestita da un uomo che tutti ritengono un genio. Aggiunsi che dovevamo tenere a mente di essere tutti adulti, e che non era possibile che parlassimo di robaccia come quella". Il riferimento è al criticatissimo segmento del "vaccino contro la sudicia gentaccia di Milwaukee", che Ambrose mai avrebbe voluto interpretare per davvero, ma che alla fine fu davvero realizzato. E ancora esiste su YouTube nel video che la WWE pubblicò nell'occasione:



"Non è vero che i lottatori oggi hanno paura di essere licenziati se vanno fuori dal copione - ha aggiunto l'ex Shield -. Questa è una paura che io non ho mai avuto, e infatti mi confrontavo sempre con la dirigenza quando c'erano promo che non mi piacevano o che addirittura odiavo. Provai a esporre le mie idee, che secondo me erano migliori, ma alla fine mi dovetti adattare a quello che già era stato preparato per me. Alla fine erano loro a pagarmi lo stipendio, e feci il possibile per rendere al meglio quel segmento".

Ci fu un dettaglio però che Ambrose non riuscì a digerire: "C'era una battuta sul mio amico reale, che sta combattendo contro la leucemia, che Vince voleva io dicessi. Ha cercato di convincermi in ogni modo, ma è stato in quel momento che ho detto che quella roba proprio non potevo farla. Lui allora provò ad ammorbidirla, ma io gli dissi assolutamente no, non volevo comunque fare riferimento a quella situazione. Era la più brutta battuta di sempre, gli dissi che se tanto gli piaceva l'avrei detta a telecamere spente, ma non potevo dirla in diretta mondiale. Pensavo che qualcuno avrebbe perso il lavoro dopo quella battuta, magari perfino io. Avremmo perso sponsor, come la Susan G. Komen. Niente, non ci fu verso".

Come sappiamo, infatti, la battuta sulla leucemia di Roman Reigns arrivò, e all'epoca anche su questo sito ci indignammo anche se immediatamente fu chiaro che Dean Ambrose non aveva colpe. "Non so chi scrisse quella battuta, non so se fu addirittura Vince in persona o altri. Se era un writer spero che mi stia ascoltando e si stia vergognando di se stesso", ha raccontato il lottatore dell'Ohio, che rivelò anche di aver trascorso una serata infernale al termine di quello show: "Mi sentivo esausto, svuotato. Forse ero anche depresso. Uscii da quell'edificio più velocemente che potevo e presi un aereo per il Sud-Ovest del Paese".

"L'indomani avevo la giornata libera e riuscii a fare due passi. Avevo le vertigini e pensavo che dovevo assolutamente andarmene. Sentivo una fitta nello stomaco, era come se il mio corpo mi parlasse e mi dicesse che non potevamo più lavorare lì. Che razza di roba era, che cosa stavamo facendo? Era tutto così imbarazzante. A quel punto me ne andai in aeroporto, entrai in un bar dell'aeroporto e mi misi seduto lì. Svuotato e depresso".

Da lì fu un cammino sostanzialmente lineare verso l'addio alla compagnia, che Dean visse in un modo che vedremo domani, nella prossima tappa dello speciale sul suo addio alla compagnia.
 

Le puntate precedenti:

  1. Speciale Dean Ambrose Iun addio in silenzio
  2. Speciale Dean Ambrose IIl'utile idiota di Vince
  3. Speciale Dean Ambrose III: rabbia sotto una maschera