Jim Ross: "Lo abbiamo cacciato perché non potevamo tollerare quello stile di vita"



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Jim Ross: "Lo abbiamo cacciato perché non potevamo tollerare quello stile di vita"

Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, sono state parecchie le superstar che hanno raggiunto il successo dopo essere passate dalla WCW alla WWE. Fra i numerosi atleti che la federazione di Stamford aveva accolto durante la celebre ‘invasione’ del 2001, c’era anche Buff Bagwell.

Nonostante le aspettative su di lui fossero molto elevate, il 5 volte WCW Tag Team Champion ha avuto uno stint in WWE da dimenticare per via di molteplici ragioni. Nel corso dell’ultima edizione del suo podcast ‘Grilling JR’, l’Hall of Famer Jim Ross ha parlato del fallimento di Bagwell nella compagnia e del perché le cose abbiano assunto una piega inimmaginabile alla vigilia del suo arrivo presso la corte di Vince McMahon.

Jim Ross ha trascorso quasi tutta la vita in WWE

“Per come la vedo io, Buff Bagwell aveva un’opinione di se stesso che era molto superiore rispetto a quanto non avesse dimostrato fino a quel momento. Si è spesso detto che io avessi dei problemi con lui, ma non era vero, io facevo soltanto da intermediario fra le parti.

Alcune volte gli ho dovuto dare cattive notizie, è la logica di questo business. Secondo me non era adatto a vivere come si addice ad un atleta professionista” – ha raccontato JR. “Un altro aspetto di cui si è parlato era quello relativo alla presenza ingombrante della madre, che però non c’entrava molto.

Le abitudini personali di Buff erano il vero problema che gli impediva di prendere quota. Se avesse avuto un altro tipo di atteggiamento 20 anni fa, probabilmente avrebbe avuto tutt’altra carriera. Lui era il primo che non sembrava crederci.

Fare festa e divertirsi era più importante per lui che essere un professionista di successo” – ha aggiunto. È stato proprio l'attuale commentatore di AEW ad annunciare a Bagwell la notizia del suo rilascio.

“Non potevamo tollerare quello stile di vita, c’è poco da dire. Abbiamo cercato di prenderne le distanze il più possibile, non potevamo fare altro. Quando abbiamo capito che non c’erano speranze di risolvere il problema, lo abbiamo lasciato andare”.