Roman Reigns e la leucemia un anno dopo: cosa ci dicono oggi questi sguardi



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Roman Reigns e la leucemia un anno dopo: cosa ci dicono oggi questi sguardi

Era il 22 ottobre 2018, ed era un lunedì. Questo significa che era il giorno di Raw, in un periodo dell'anno scancamente monotono esattamente com'è adesso: era il grande momento di Roman Reigns, riuscito finalmente a laurearsi Universal Champion dopo una rincorsa di fatto lunga oltre tre anni, da quella Royal Rumble 2015 in cui di schianto la WWE si rese conto che quell'omaccione prestante e capelluto non era l'eroe che il WWE Universe voleva. Ebbene, oltre tre anni dopo il suo percorso era finito.

Quel lunedì però non si consumò una nuova tappa nella costruzione di un già stantio Triple Threat Match titolato tra Roman e i suoi già battuti rivali Brock Lesnar e Braun Strowman, e a fine show anche la faida tra lo Shield e i campioni di coppia dei Dogs of War (Dolph Ziggler & Drew McIntyre) sarebbe sfociata in un main event oscurato da tutt'altro.

Quella notte, infatti, Reigns svestì i panni di Roman per indossare quelli di Joe, presentandosi al pubblico senza i suoi abiti da battaglia, ma con un jeans, un'anonima t-shirt nera e una catenella al collo. Quella fu la notte in cui Roman, divenuto Joe, si fermò per comunicare al mondo di doversi fermare per affrontare la battaglia con la leucemia.

Furono minuti complessi, difficili, confusi: ma è vero o no? Ma sì che è vero, come fa a non essere vero? Eppure Roman sembra così tranquillo... Il sentimento di qualsiasi appassionato di wrestling fu perfettamente descritto su queste pagine dalle parole di Alberto Neglia: non eravamo pronti, nessuno era pronto a vedere quella macchina da vittorie al centro sul ring abbattuta da qualcosa di così crudele, malvagio, e contemporaneamente così umano. Quell'umanità che nel wrestling spesso viene messa da parte, in virtù di quella sospensione dell'incredulità che ci fa ritenere i nostri beniamini dei supereroi che invece non sono.

Due immagini, in particolare, colpirono molto l'immaginario collettivo e resero il tutto ancora più reale: l'abbraccio con Dean Ambrose e Seth Rollins e il successivo pugno dello Shield, quello che poteva divenire l'ultimo e che costituì la definitiva mazzata ai già scossi nervi di tutti.

Recuperiamo quelle immagini e cerchiamo di capire oggi, a distanza di un anno esatto, cosa ci raccontano:
 


I ragazzi dello Shield sono nella posizione abitualmente occupata dopo il primo split del 2014 (e prima del quale al centro c'era sempre Dean Ambrose): Roman è al centro, i due compari sui lati.

Roman ha perso il sostanziale aplomb con cui aveva parlato fin qui: si vede che è emozionato e spaventato, annuisce lentamente come provando a dare forza a se stesso. Dean Ambrose tradisce un profondo dolore soprattutto al momento dell'abbraccio, durante il pugno invece ha uno sguardo perso, fissa il vuoto, sembra smarrito. Sappiamo benissimo il perché: Dean è già consapevole di dover fare di lì a meno di tre ore qualcosa che non ha assolutamente voglia di fare, ossia usare quel dramma del suo amico per portare avanti lo show, dando di lui l'immagine del peggiore degli infami. Non ne ha voglia, e forse ancora non sa che proprio quello sguardo smarrito lo condurrà un anno dopo lontanissimo dalla WWE, dopo aver spiegato in tutti i modi possibili perché quel mondo che tanto amava era arrivato a dargli la nausea.

E poi Seth Rollins. Del pianto di Seth un anno fa si parlò a lungo, per settimane forse: quell'espressione devastata fu la dimostrazione meno richiesta e più genuina dell'umanità e sensibilità di questo ragazzo, la stessa persona che oggi fa parlare di sé soprattutto per il suo cattivo carattere, la sua scarsa disponibilità e le sue rispostacce su Twitter. Quel Seth nulla sapeva di ciò che avrebbero raccontato i 12 mesi successivi, con proprio lui destinato a divenire il volto di Raw: il trionfo alla Royal Rumble, il successo di WrestleMania, una cintura di Universal Champion dopo l'altra. In quel momento era solo una persona sola, quasi un orfano: una persona che forse più di chiunque altro (almeno pubblicamente) aveva perfettamente focalizzato la peggiore delle opzioni possibili. "E se Joe non dovesse farcela?".

Un anno è passato e tutto è cambiato: Roman sta talmente bene da aver convinto qualcuno addirittura che la sua malattia non esistesse (e noi abbiamo spiegato ben due volte per quale motivo questa ipotesi è quanto di più falso e irrispettoso un essere umano possa sostenere), Seth è un campione con la fama del borioso e Dean addirittura si fa chiamare Jon e anche solo pensare alla WWE gli fa venire il vomito.

Ma quei tre sguardi ancora ci parlano, e ci raccontano forse meglio di qualsiasi altra cosa come il wrestling sia emozione. Più, oltre e talvolta a dispetto delle storyline che si susseguono una dopo l'altra anno dopo anno.