WrestleMania XX ha 15 anni: Eddie Guerrero, Chris Benoit e un mondo nuovo


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WrestleMania XX ha 15 anni: Eddie Guerrero, Chris Benoit e un mondo nuovo

Ci sono eventi che cambiano dalle fondamenta la storia della loro disciplina, tanto che per alcuni fan costituiscono una boa: prima il loro mondo funzionava in un modo, dopo funziona in un altro. Cambiano i parametri, gli equilibri, le sensazioni, l'atmosfera: niente è più come prima, semplicemente la disciplina (o lo sport) in questione ha cambiato faccia, diventando qualcosa di diverso.

Uno di quegli eventi, in queste ore, compie 15 anni: si tratta di WrestleMania XX. WrestleMania XX ha tracciato un solco, come per certi versi ha fatto per il calcio il Mondiale di Usa '94 (ultimo di Maradona e primo di Ronaldo, primo con i nomi scritti sulle magliette dei calciatori e primo senza che i portieri potessero prendere con le mani i retropassaggi dei compagni), come ha fatto il Mondiale 1996 di Formula 1 (il primo con i numeri fissi, il primo con Schumacher alla Ferrari, l'ultimo con le McLaren bianche e rosse e non d'argento, il primo con il GP di Melbourne ad aprire la stagione), come ha fatto la stagione 1998 in NBA (l'ultima prima del lock-out, dopo la quale iniziò l'epopea dei Lakers e di San Antonio, l'ultima con i Chicago Bulls campioni, l'ultima prima del primo ritiro di Michael Jordan).

Ma perché WrestleMania XX è stata così importante? I motivi sono svariati, indipendentemente dalla copertina di quell'evento: la più censurata della storia da parte della WWE visto che ritrae la festa di Eddie Guerrero e Chris Benoit.

E per motivi ben noti, vestire quest'ultimo dei panni dell'eroe risulta sempre parecchio difficile dalle parti di Stamford. WrestleMania XX nasce già diversa da tutte le altre: il Grandaddy of Them All si è sempre tenuto tra la seconda metà di marzo e la prima settimana di aprile (a parte WrestleMania 34, che è arrivata ad essere disputata l'8 aprile).

Nel 2004 invece l'evento fu organizzato in un anomalo 14 marzo. E a ospitarlo fu uno dei luoghi più leggendari d'America per quanto riguarda le esibizioni di qualsiasi tipo, che siano sportive o del mondo dello spettacolo: il Madison Square Garden.

Cosa ricordare di quella notte? Moltissimi, piccoli dettagli, frammenti di realtà che i fan di allora non potevano capire, ma che stavano per finire un'era di wrestling aprendone un'altra. Quella notte combatterono The Rock e Brock Lesnar, di fatto al loro ultimo match da effettivi membri della WWE, da "full-timer" come diremmo al giorno d'oggi.

Lottarono invece per la prima volta a WrestleMania John Cena, Randy Orton e Batista, in grado tutti e tre di vincere (tra l'altro contro soli ex campioni del mondo, come Big Show, Mick Foley e lo stesso The Rock). Fu l'ultima notte da wrestler di Goldberg, prima del suo mai del tutto apprezzato ritorno del 2016.

Fu l'ultima notte da presenza fissa in WWE di "Stone Cold" Steve Austin, già fermato dai problemi al collo che lo costrinsero al ritiro, ma ancora al centro dell'attenzione per il suo ruolo di co-General Manager di Raw.

La WWE stava cambiando generazione e ancora non lo sapeva: i tempi di Austin, Rock, Lesnar, il dominante Kurt Angle, Goldberg stavano finendo davanti agli occhi del pubblico newyorkese. Nuove stelle si preparavano a splendere, i protagonisti dell'epoca successiva e che ancora oggi sono al centro dell'attenzione di tutti: John Cena, Batista, Randy Orton.

Non lo sapevano, ma quel mondo stava per diventare loro. Unici due veri anelli di congiunzione: Triple H e Undertaker (che, guarda caso, proprio quella notte tornò Becchino dopo anni da biker). Una WrestleMania di transizione, dunque.

E che terminò con il trionfo di due eroi del pubblico, due professionisti del ring, due stelle non stellari cui quella notte fu concesso l'onore di brillare. Erano Eddie Guerrero e Chris Benoit, finalmente sul tetto del mondo, insieme, dopo aver mangiato polvere, sudore, sangue e lacrime in ogni angolo del Pianeta: Stati Uniti, Canada, Messico, Giappone.

Il mondo stava cambiando, il loro mondo era appena cambiato: erano campioni del mondo, tutti e due. E quello che si stagliava davanti ai loro occhi era un mondo nuovo: non più Attitude Era ma non ancora PG Era. Una tavola bianca distesa sul ring e su cui riscrivere la storia della disciplina.

Una storia dalla quale il destino avrebbe ben presto strappato i due eroi di quella sera, una sera che ha stravolto per sempre il nostro mondo.