5 anni senza CM Punk: la Royal Rumble che cambiò tutto


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5 anni senza CM Punk: la Royal Rumble che cambiò tutto

Domenica 26 gennaio 2014: al Consol Energy Center di Pittsburgh (Pennsylvania) si tiene l'annuale edizione della Royal Rumble, la ventisettesima della storia. E come spesso accade, ad aprirla è uno dei beniamini del pubblico: nientemeno che CM Punk.

Peccato che non sia il solito CM Punk di sempre. Non tanto a livello di aspetto: si presenta sulla scena in felpa con cappuccio, uno dei suoi classici look. E non mancano i basettoni alla Wolverine cui aveva abituato i fan nei mesi precedenti.

Ma in quell'uomo c'è qualcosa di profondamente diverso, come avremmo scoperto di lì a poco. Punk si presenta nell'arena con fare rabbioso, forse più del solito. Si guarda attorno. A tratti sembra quasi commosso mentre sente il suo ringname nominato, ancora una volta, come sempre, da quella gente.

Prima di salire sul ring ha una breve esitazione, poi si presenta sulla terza corda, urla e annuisce. Solo a questo punto le telecamere stringono sul suo volto, che sembra quasi triste:



La verità è che nessuno poteva immaginarlo, forse nemmeno CM Punk pensava che sarebbe stato davvero così.

Ma quella sarebbe stata la sua ultima notte da lottatore di wrestling. E di conseguenza quello era stato il suo ultimo ingresso sul ring. Nel gennaio 2014 CM Punk era un uomo nuovo, che si era messo alle spalle i fatti di Raw 1000 e il periodo da campione malvagio, associato al manager Paul Heyman.

Proprio le discussioni con l'avvocato del wrestling per eccellenza lo avevano fatto tornare dopo appena un anno e mezzo ciò che era stato in grado di diventare in quell'irripedibile 2011: l'eroe delle masse, il beniamino di tutti, l'apostolo del ring in anni in cui sembrava ormai praticamente impossibile tornare a venerare un atleta ai livelli degli anni '80 e '90.

Lui invece ci era riuscito. Questo però non gli avrebbe mai garantito un main event di WrestleMania: in quegli anni c'erano John Cena e The Rock, a loro andavano le ultime luci dei riflettori. Anche quando (come a WrestleMania XXVIII) non c'era in palio niente.

Anche quando (come a WrestleMania 29) a lui era toccato vedersela - e da malvagio - con un'icona come Undertaker, tra l'altro alla sua ultima vittoria della Streak. Era quindi un CM Punk nuovamente in ascesa agli occhi della gente, ma con qualche crepa nel cuore.

E non solo. Lo Straight Edge in quella Rumble si sarebbe rivelato l'Iron Man, l'uomo in grado di resistere per il maggior numero di minuti sul ring: furono 49:11, al termine dei quali fu Kane a lanciarlo oltre la terza corda, quando sul ring erano rimasti solo Sheamus, Roman Reigns e Batista (poi vincitore di quella Rumble).

Un Kane che era già stato eliminato, peraltro dallo stesso Punk. Il giorno dopo l'uomo che era stato in grado di restare campione WWE per 434 giorni non si presentò a Raw, nonostante dovesse farlo. E lo stesso avvenne il giorno dopo ancora, a SmackDown.

Che fine aveva fatto CM Punk? Pare che avesse comunicato a Vince McMahon in persona l'intenzione di "andarsene a casa", la WWE dal 5 febbraio successivo lo rimosse dai programmi di ogni suo show e solo il 20 febbraio Vince McMahon affrontò la questione, parlando di "un anno sabbatico" appena iniziato per l'ex campione del mondo.

Per settimane il mistero continuò, tanto che il 3 marzo (quando Raw sbarcò nella sua Chicago) la musica di CM Punk risuonò nell'arena, con la gente entusiasta di poterlo finalmente rivedere. Ma si presentò solo Paul Heyman, per deriderlo.

Quello che era successo ormai è storia e lo ha raccontato lo stesso CM Punk nell'arcinoto podcast di Colt Cabana 'Art of Wrestling', lo stesso che provocò la sua causa legale con la WWE e la successiva interruzione della pluridecennale amicizia proprio con Cabana.

Punk raccontò di essere stato costretto a lottare infortunato, con costole rotte e commozioni cerebrali non curate, di essere salito sul ring con un'infezione da stafilococco che gli sarebbe potuta costare anche la vita.

Si definì anche sottostimato (per non essere mai stato inserito nel main event di WrestleMania) e sottopagato (in particolare rispetto a John Cena), con l'ultima goccia rappresentata dal licenziamento giunto il 13 giugno 2014, esattamente il giorno delle sue nozze con AJ Lee.

I tentativi di riavvicinamento nei suoi confronti da parte di Vince (che provò anche a scusarsi in un podcast curato da "Stone Cold" Steve Austin) furono innumerevoli, così come i colpi bassi inferti più o meno apertamente dalla WWE negli anni successivi.

I colleghi che hanno tentato di convincerlo a ripensarci sono stati moltissimi, così come quelli che gli hanno proposto di lottare in federazioni diverse dalla WWE. Da allora CM Punk si è dedicato alle arti marziali miste, ma l'esperienza in UFC per ora è stata solo ed esclusivamente un colossale fallimento.

Intanto i fan continuano a urlare il suo nome in ogni possibile occasione. Sperando di veder ricomparire quella felpa, quella faccia un po' così. Quel grugno che si apre in un sorriso per urlare: "It's clobberin' time, sono tornato!"

Ma non succederà.