20 anni fa lo Screwjob di Montreal: quando la vita vera batté il wrestling


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20 anni fa lo Screwjob di Montreal: quando la vita vera batté il wrestling

Lo Screwjob di Montreal ha compiuto 20 anni. Era infatti il 9 novembre del 1997 quando al Molson Centre di Montreal si tenevano le Survivor Series 1997, ultimo match in WWF di Bret Hart, allora campione della compagnia ma pronto ad accettare un'offerta della compagnia rivale, la WCW.

Il suo avversario era forse il peggiore possibile, Shawn Michaels. L'Hitman e lo Showstopper, infatti, erano due tra le stelle più luccicanti della WWF, ma nei mesi precedenti e poi negli anni erano stati divisi da qualcosa su cui nessun dirigente o booker può intervenire: una profonda e reciproca antipatia.

I due avevano avuto infatti svariati problemi nello spogliatoio, sfociati in una rissa vera e propria, in seguito alla quale HBK era anche stato sospeso per due mesi. Shawn era infatti una delle stelle emergenti della federazione, mentre Bret ne era uno dei veterani (era al quattordicesimo anno di contratto per la compagnia di Vince McMahon).

Di fatto i due fuoriclasse si rifiutavano di combattere l'uno contro l'altro, non volendo più concedere vittorie al rivale (ad entrambi era capitato in fasi precedenti della loro carriera, incluso lo straordinario Iron Man Match di 60 minuti tenutosi a WrestleMania XII, con vittoria finale di Michaels).

E, a seconda delle versioni, era l'uno o l'altro a porre un limite di questo genere alle storyline. Intanto Vince McMahon doveva fare fronte alla rapida ascesa della WCW, che aveva messo sotto contratto un lungo elenco di stelle di primissima grandezza (da Hulk Hogan a Kevin Nash e Scott Hall, da Ric Flair a "Macho Man" Randy Savage) e faceva l'occhiolino proprio a Bret Hart.

Il canadese dapprima respinse l'offerta della compagnia di Atlanta, poi ne ricevette una talmente irrinunciabile che sarebbe stato folle non accettarla (tre milioni di dollari all'anno). Dopo una lunga trattativa con Vince McMahon, i due decisero che la separazione ci sarebbe stata.

C'era però un grosso problema: il contratto di Hart con la WCW sarebbe iniziato esattamente vent'anni fa, ossia il 10 novembre 1997. La notte prima c'erano le Survivor Series e qui senz'altro l'Hitman avrebbe dovuto perdere il titolo di campione WWF, di cui era il detentore.

E lo show si sarebbe tenuto proprio a Montreal, la sua città natale. Bret fece sapere a Vince che, anche in virtù dei loro rapporti sempre cristallini, non avrebbe avuto alcun problema a perdere la sua cintura.

Ma non contro Shawn Michaels. E, se possibile, non a Montreal. Ne seguì una lunga riunione, alla presenza dei due lottatori, di McMahon e di Pat Patterson. Alla fine fu stabilito per le Survivor Series un finale caotico, con l'arbitro Earl Hebner che sarebbe finito KO nell'arco della contesa, Owen Hart, Jim Neidhart e British Bulldog che sarebbero intervenuti per aiutare Bret e un altro arbitro arrivato per l'occasione, Mike Chioda, che avrebbe ordinato la vittoria di HBK per squalifica.

Hart, ancora campione, la notte successiva avrebbe annunciato la rinuncia al suo titolo a Raw. Sembrava tutto risolto, con l'Hitman convinto della bontà della soluzione, anche a causa della scelta di Earl Hebner come arbitro, trattandosi di uno dei suoi migliori amici.

In base a ciò che è stato detto e scritto, pare che Vince McMahon alla fine non si sia fidato a lasciare il suo titolo principale nella mani di un lottatore già assunto dalla concorrenza. E perciò decise segretamente di far terminare il match in un altro modo.

Così, quando l'arbitro Earl Hebner doveva essere svenuto e Shawn Michaels applicò (come previsto) una mossa di sottomissione al suo avversario, non ci furono intromissioni, non arrivarono secondi arbitri: o meglio, Mike Chioda si presentò a bordo ring, ma Hebner si rialzò e ordinò la fine del match.

Shawn Michaels aveva battuto Bret Hart per sottomissione. Peccato che il canadese non avesse mai ceduto. Peraltro a quella che era la sua mossa tipica, la Sharpshooter. Successe il finimondo. Gli alleati di Hart non erano ancora sul ring, perché non era ancora il loro momento.

HBK si abbandonò a un'espressione stralunata di chi non ha idea di cosa sia appena successo. Bret sputò in faccia a Vince McMahon e dopo aver distrutto buona parte della scenografia fece chiaramente il segno "WCW" con le dita.

La baraonda proseguì anche dietro le quinte, con buona parte del roster furibonda con Vince McMahon per quello che era appena successo. Undertaker minacciò Vince di picchiarlo se non si fosse scusato, quando quest'ultimo e Bret si ritrovarono faccia a faccia partì una rissa generale in seguito alla quale Vince si ritrovò con un occhio nero e British Bulldog con un ginocchio infortunato.

Il caos alla fine si rivelò perfino un successo per Vince McMahon, che da allora smise di essere il proprietario della WWF e tutt'al più annunciatore e telecronista a bordo ring, ma decise di tramutarsi in Mr.

McMahon, facendosi coinvolgere nelle storyline come il tirannico Boss della compagnia. Non era mai accaduto, sarebbe stato l'inizio di una nuova era per la sua federazione, una delle meglio riuscite di ogni tempo. La carriera di Bret invece durò ancora pochi anni e non fu mai ad altissimi livelli in WCW.

La riconciliazione con la WWE arrivò, ma solo molti anni dopo. E alla fine divenne completa, tanto che ora l'Hitman e HBK giurano di essere in rapporti addirittura buoni. Così si concluse uno dei momenti più controversi della storia della WWE.

Una WWE che comunque ha dimostrato di essere riuscita a superarlo, tanto da rievocarne l'anniversario senza alcun problema sul suo profilo Twitter:

Sullo Screwjob di Montreal sono stati scritti libri e girati film, è stato detto tutto e il contrario di tutto (qualcuno addirittura sostiene che non esista, che Bret Hart ne fosse al corrente e che tutto fosse stato previsto sin dall'inizio, cosa più volte smentita), le responsabilità sono state fatte cadere volta per volta sulle spalle di ognuno dei suoi protagonisti.

Quell'episodio resta comunque una pietra miliare della storia del wrestling, che quel giorno di vent'anni fa perse un pochino della sua innocenza. O forse ne guadagnò. Perché, in un circo planetario in cui il più bravo è colui che racconta in maniera più credibile una storia finta, per una volta era stata la vita vera, con i suoi problemi reali e quotidiani, a vincere sull'oliato meccanismo del wrestling.