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Eddie Guerrero: 50 anni rubati da un destino maledetto

Eddie Guerrero: 50 anni rubati da un destino maledetto

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Eddie Guerrero, 50 anni fa, veniva al mondo. E lo faceva in una famiglia che trasudava wrestling da ogni poro, vena o capello: il padre, Salvador "Gory" Guerrero Quesada, era lottatore, anche in National Wrestling Alliance (NWA).

La madre Herlina Llanes aveva tre fratelli lottatori, Enrique, Mario e Sergio Llanes. E quando il piccolo Eduardo Gory Guerrero Llanes venne al mondo in quel lontano 9 ottobre 1967 a El Paso (Texas), in casa c'erano già tre fratelli che sarebbero diventati wrestler professionisti: Hector (ora commentatore), Mando e Chavo.

Si tratta di Chavo Classic, il padre di quel Chavito che avrebbe accompagnato Eddie in tutto il mondo molti anni dopo. Eddie, quindi, aveva il destino segnato. Un destino che lo avrebbe reso il più popolare, amato e vincente membro della sua famiglia nel mondo della lotta professionistica, ma non prima di un percorso accidentato e tormentato, fatto di sali e scendi vertiginosi e soprattutto con un finale che ha straziato il cuore di tutto il Pianeta.

Il piccolo Eduardo salì su un ring giovanissimo, insieme al nipotino Chavo, grazie al papà Gory che organizzava spettacoli di wrestling. Del resto era l'affare di casa, un gioco pericoloso ma divertente. E Eddie ci sapeva fare.

Dopo il liceo alla Jefferson High School frequentò la University of New Mexico e poi la New Mexico Highlands University, dove iniziò ad esibirsi a livello amatoriale. Ma il suo destino era già chiaro nella sua giovane mente e lasciò tutto per diventare lottatore professionista.

Esordendo appena ventenne, nel 1987 presso la nella Empresa Mundial de Lucha Libre. Qui ebbe modo di lottare al fianco dei ben più anziani ed esperti fratelli, prima di cambiare di nuovo vita e trasferirsi in Giappone: NJPW la nuova sede dei suoi incontri, 1992 l'anno dell'esordio.

A 25 anni ancora da compiere. La svolta arrivò nel 1994, grazie alla chiamata della ECW per bocca di Paul Heyman. Con lui sarebbe dovuto arrivare il compagno di coppia in Messico Art Barr, che però morì improvvisamente a 28 anni.

La prima tragedia della vita di Eddie. Art finiva i match con una Frog Splash: da allora lo avrebbe fatto per sempre anche Eddie, non sapendo che un giorno qualcuno avrebbe fatto lo stesso con lui. Breve ma significativa l'esperienza in ECW, conclusa dopo pochi mesi con il passaggio in WCW insieme a Dean Malenko e Chris Benoit, compagni di avventura anche in Giappone.

Anzi, di più: amici. I Three Amigos. Poi, nel 2000, il passaggio in WWE, con in bacheca già cinque cinture delle compagnie rivali (una di campione degli Stati Uniti, due di WCW Cruiserweight Champion e una di ECW World Television Champion).

Poco tempo dopo, il crollo. Eddie, già sposato con Vickie e padre delle sue prime figlie, non riusciva a reggere il ritmo di una vita sempre in viaggio, dentro e fuori da un aereo, dentro e fuori da una palestra, su e giù dal ring.

Arrivò la temporanea separazione dalla moglie, soprattutto arrivò una lunga serie di Demoni troppo forti anche per lui: la depressione, la solitudine, il ricorso sempre più sistematico agli antidolorifici.

E soprattutto l'alcool. Eddie aveva già conquistato i cuori del pubblico WWE con i suoi modi guasconi e gli atteggiamenti da amabile canaglia, anche quando era schierato dalla parte dei cattivi. Si pensi al progressivo allontanamento da Chyna, con tanto di "furto" del titolo di campione intercontinentale.

Ma i suoi problemi erano divenuti troppo seri e, dopo aver tentato invano di mandarlo in un centro di riabilitazione, il 9 novembre 2001 la WWE decise di licenziarlo dopo essere stato fermato per guida in stato di ebbrezza.

Anni duri per Eddie, con il punto più basso rappresentato dalla consapevolezza di essere rimasto senza lavoro. Il lavoro che aveva nel sangue e che rappresentava la sua passione più vera e profonda. Ma Eddie non si diede per vinto.

Dopo essersi barcamenato tra un match indipendente e l'altro (incluso quello nel primo show della storia della Ring of Honor), riuscì con le sue sole forze, oltre che con l'aiuto nella ritrovata fede religiosa, a ricostruirsi passo dopo passo.

Fino al rientro in WWE, nel 2002, dalla porta di servizio. Ma con le idee molto più chiare sui passi da compiere. Nel giro di pochi mesi, in quel di Raw, tornò campione intercontinentale. Ma la sua vita cambiò definitivamente il primo agosto 2002, con il passaggio a SmackDown.

Lo show che lo avrebbe reso Latino Heat e uno dei lottatori più conosciuti, amati e popolari del mondo intero. In quella che universalmente è ritenuta l'epoca più splendente dello show blu, Eddie diventò uno dei simboli viventi, oltre che uno dei leader dello spogliatoio insieme soprattutto a Chris Benoit, Kurt Angle, Edge, Rey Mysterio e il nipote Chavo.

A questi anni si deve l'invenzione del motto "I lie, I cheat, I steal", e i mille espedienti inventati per vincere gli incontri. Mezzi che usati da altri avrebbero, forse, alla lunga stufato: i finti colpi di sedia, i pin con l'aiuto delle corde, le furbesche lamentele con l'arbitro per trarre vantaggio dalle sue distrazioni.

Ma Eddie portava in scena tutto questo con un atteggiamento, un'energia e una faccia da schiaffi che non potevano non strappare la simpatia di chi lo osservava. Fu un lungo cammino verso l'alto, questa volta regolare e senza interruzioni: i titoli di campione di coppia, quello di campione degli Stati Uniti.

E finalmente, a No Way Out 2004, il titolo di campione WWE, abbattendo un mostro impossibile da abbattere come Brock Lesnar. Un po' come oggi. La gioia di sollevare al cielo il titolo mondiale insieme all'amico di sempre Chris Benoit, anche lui campione assoluto, dal ring di WrestleMania restò il momento più alto della sua carriera e vita professionale.

Da lì il lento declino, la faida con Rey Mysterio e la dimenticabilissima vicenda legata alla custodia del figlio di quest'ultimo. Quindi una nuova risalita, con l'alleanza interessata a Batista che deteneva una cintura da lui mai posseduta: quella di campione del mondo dei pesi massimi.

La avrebbe vinta, pare, se il suo cuore provato da una vita fatta di troppi alti e bassi non avesse smesso di battere, in una stanza di albergo a Minneapolis, il 13 novembre 2005. Quel giorno tutto il mondo del wrestling si fermò.

Tutti piansero. Grandi, piccini, colleghi e amici, rivali di sempre, compagnie che aveva accompagnato per brevi periodi (ROH) o addirittura mai (TNA). Il mistero del perché quel ragazzone texano di chiarissime origini messicane fosse così amato, in maniera unica, diversa da chiunque altro lo abbia preceduto o seguito, resta in parte irrisolto.

L'amore del mondo per Eddie Guerrero non ha avuto pari nel mondo del wrestling. Perché non era un semplice amore sportivo, una stima per il lottatore (AJ Styles, CM Punk, Daniel Bryan) o un magnetismo verso il personaggio (Undertaker, Stone Cold, The Rock).

Era quell'amore che provi per l'amico d'infanzia, il vicino di casa un po' strano che ti fa morire dal ridere, il compagno di scuola che speri di incontrare all'intervallo perché ne combinerà una delle sue.

Eddie Guerrero era Eddie Guerrero. Semplicemente. Non ce n'è mai stato un altro come lui, e mai ci sarà. E queste cinquanta candeline virtuali, rubate - quelle sì - da un destino maledetto, sono accese nel cuore e nella memoria di ognuno di noi.

E nemmeno il tempo riuscirà mai a spegnerle. .