Trent'anni di WWE: tutte le chicche del Firefly FunHouse Match a WrestleMania 36



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Trent'anni di WWE: tutte le chicche del Firefly FunHouse Match a WrestleMania 36

Un capolavoro, oppure un lungo angle, a tratti insopportabile e che di wrestling aveva ben poco: il popolo dei fan WWE si è diviso in maniera mai così netta in queste due categorie dopo la disputa del Firefly FunHouse Match di WrestleMania 36 tra Bray Wyatt e John Cena. Togliamo subito ogni rischio di malinteso e affermiamo senza giri di parole che noi dello staff di WorldWrestling.it abbiamo abbastanza indistintamente urlato al capolavoro, e proviamo a ripercorrere l'onirico, lisergico e quasi "lewiscarrolliano" ("Alice nel Paese delle Meraviglie", ricordate?) viaggio con cui la WWE ha di fatto ripercorso quasi trent'anni di storia sua e non solo. Costringendo John Cena a rivivere se stesso e riscriversi dal primo all'ultimo giorno.

In questo articolo proveremo quindi a scovare tutte le citazioni e le chicche viste nel corso di questo Firefly FunHouse Match, forse uno dei momenti più incredibili della storia di WrestleMania. E qualcosa che renderà certamente, e in ogni caso, questa WrestleMania memorabile negli anni e decenni a venire.

Dopo un normale ingresso sul ring del Performance Center, John Cena viene interrotto da Bray Wyatt, collegato come al solito dalla sua Firefly FunHouse: lo informa dell'esistenza di un mondo diverso in cui gli dei, gli angeli e i demoni sono mischiati e amalgamati, e dove Bray vuole incontrare Cena per scoprire chi sia davvero. A questo punto Cena fa capolino nella FunHouse e ignorando il suggerimento di Ramblin' Rabbit segue Bray ed esce dalla casetta fatata, oltrepassando una porta che ribaltando il messaggio dantesco riporta la scritta "Lasciate ogni speranze o voi ch'uscite".

Qui, attraverso l'oscurità, John si imbatte nel pupazzo di Vince McMahon, che appare in maniera tanto improvvisa quanto inquietante:
 


La sua richiesta è quella di proporre "some Ruthless Aggression", perché l'alternativa sarebbe l'inevitabile "You're fired". Evidente la doppia citazione: la seconda, a uno dei tormentoni del Chairman, e soprattutto la prima al debutto dello stesso bostoniano datato 2002. Debutto che viene immediatamente richiamato poco dopo:
 


Sul ring c'è Kurt Angle, impersonato da Bray Wyatt che indice la stessa Open Challenge che vide il primo match televisivo in WWE del giovane Cena. Che esattamente vestito come allora la accetta urlando in faccia al più blasonato rivale "Ruthless Aggression".

In questa occasione Bray trova il modo di citare perfino Nikki Bella, mancata moglie di John, evitando il pugno che il "vero" Kurt Angle prese e cantando "you can look, but you can’t touch", come nella entry music della gemella:
 


Stavolta quindi il debutto di Cena si rivela un fallimento, e ci spostiamo a una vecchissima edizione di Saturday Night's Main Event, con tanto di Macho Mercy e Mr McBossman: qui Bray Wyatt richiama il "Macho Man" Randy Savage dell'epoca, che sfida Cena nei panni di Johnny Largemeat (una sorta di Hulk Hogan) alla Muscle Man Dance. Il povero John solleva pesi ossessivamente fino a esaurire le forze:
 


Poco dopo prova anche a colpire un Wyatt che lo evita e gli domanda "che cosa farà, quando la Egomania correrà selvaggia su di lui", diretto attacco tanto a Cena quanto a Hogan (protagonisti indiscussi nel booking delle rispettive epoche).

Salto storico in avanti di una ventina d'anni, e il Cena versione "Doctor of Thuganomics" rappa contro Bray Wyatt (chiedendo di poter demolire Husky Harris, la prima versione "simil jobber" di Bray), sentendosi rispondere di essere solo un bullo che per anni e anni ha stroncato le carriere altrui:
 


E Bray lo punisce colpendolo con la catena, la stessa che il giovane John utilizzò per vincere i suoi primissimi match da stella di SmackDown. Da sottolineare la scelta della casacca da baseball dei New York Yankees, riferimento a un immortale promo in cui CM Punk nel 2011 lo accusò di essere arrivato, di essere diventato una dinastia e ciò che aveva sempre detestato negli anni della sua ascesa da "ribelle contro il potere precostituito".

Si passa quindi a WrestleMania XXX, al precedente match tra Cena e un Wyatt ancora Guru della Palude e Eater of Worlds, che infatti cita il suo tormentone dell'epoca "He's got the whole world in his hands", ribaltandolo contro un Cena che il mondo in mano ce l'aveva davvero ma non l'ha utilizzato come avrebbe potuto.

Cena si vede quindi passare una sedia, proprio come fece il Wyatt del 2014 in quella WrestleMania: allora non l'aveva colpito, ma stavolta John ci prova. L'unico risultato è quello di finire in pieni anni '90, stavolta in una WCW in cui il ruolo di Eric Bischoff è ricoperto dal solito Bray Wyatt, che introduce "Hollywood Cena". Compare quindi un John tutto vestito di nero e con in mano la cintura di World Heavyweight Champion marchiata con lo stemma della nWo:
 


Stavolta il riferimento è ancora a Hulk Hogan, ma un Hogan che ebbe il coraggio di accettare una decisione creativa che Cena si è sempre negato, ossia quella di un turn heel nel momento in cui la sua fama da beniamino del pubblico e delle famiglie era alle stelle.

Ricompare il pupazzo di Vince McMahon, che approva (e pronuncia la frase "questa m**da è di ottima qualità" resa nota da Dean Ambrose nel celebre podcast con Chris Jericho):
 


E mentre John Cena si ribella, picchia il maiale Huskus (e quindi distrugge il Nexus) e ottiene l'approvazione del pubblico dei primi anni duemila che lo venerava in quegli anni vincenti, per la prima volta appare The Fiend: è proprio lui a imprigionare nella Mandible Claw un Cena giunto alla fine del suo viaggio introspettivo tra i ricordi più dolci e i più amari della sua vita (tanto che in sottofondo si sentono le parole del suo ultimo promo, quello di una settimana fa a SmackDown).

Ed è tempo di perdere: tanto che dopo aver ceduto alla mossa di sottomissione del suo avversario, un Cena spossato fisicamente ed emotivamente, scompare.
 


La chiusura affidata a Titus O'Neil rende "reale" il match/segmento/angle, che senza l'intervento dell'ex Prime Time Player poteva anche essere interpretato come un "sogno" di John Cena, in grado di rendere finalmente chiaro a tutti cosa è successo a tutti gli avversari che in questi mesi hanno affrontato The Fiend, cambiando tutti personalità. E dando anche senso al suo eterno "Let me in": il fatto che anche Titus lo abbia visto come noi, invece, significa che il match ha "realmente" avuto luogo e il bostoniano è stato realmente trasportato nelle varie avventure e disavventure che ha vissuto.
 


Insomma, dal punto di vista del lottato questo Firefly FunHouse Match non ha regalato letteralmente nulla, ma ha rappresentato un incredibile viaggio nella storia di John Cena e per certi versi negli ultimi trent'anni della WWE (e non solo).

E per questo motivo rappresenta un incredibile gioiello di avanguardia per quanto riguarda il wrestling, inteso come spettacolo di intrattenimento e non come mera disciplina di combattimento.