Show Stopper - WWE Royal Rumble 2003: la prima volta del Next Big Thing



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Show Stopper - WWE Royal Rumble 2003: la prima volta del Next Big Thing

Mancano pochissimi giorni alla Royal Rumble, evento che in molte occasioni ha consacrato diverse superstar verso il definitivo salto di qualità all’interno della federazione di Stanford. Uno dei protagonisti della rissa reale di domenica sarà il campione WWE Brock Lesnar che, nonostante detenga un titolo massimo, ha deciso di partecipare alla contesa a 30 uomini partendo con il numero uno, con l’obiettivo di vincere e sfidare l’Universal Champion a WrestleMania 36.

Tuttavia, The Beast divenne già mattatore della serata in un’altra Rumble, ossia quella del 2003. La Royal Rumble del 2003 si svolse nel Fleet Center di Boston il 23 Gennaio di 17 anni fa e, nonostante non tutti ne parlino, è considerata un’ottima rissa reale, sia a livello di lottato, sia a livello di star power, dove diversi atleti alle prime armi diventarono subito protagonisti.

Il grande hype per l’evento dipese grandemente dal fatto che fu il primo PPV della Brand Extension, ovvero con i roster di RAW e SmackDown che si dovettero scontrare tra di loro per la prima volta all’interno di una rissa reale.

I due General Manager Eric Bischoff e Paul Heyman stabilirono che nella Rumble vi dovevano essere 15 atleti del Main Roster e altrettanti lottatori dello show blu. La card dell’evento presentò anche le due sfide titolate: da un lato il campione del mondo Triple H contro Scott Steiner, dall’altro il WWE Champion Kurt Angle e Chris Benoit, dove non vi furono cambi di titoli.

La Rumble partì subito con un colpo di scena: i primi due ad entrare furono Shawn Michaels e Chris Jericho, ma quest’ultimo, grazie all’aiuto di Christian con la finta entrata, attaccò violentemente HBK con una sedia d’acciaio e, dopo averlo fatto sanguinare vistosamente, lo eliminò poco dopo.

I due poi si affrontarono a WrestleMania, in un incontro che ancora oggi resta nell’immaginario collettivo. La rissa reale vide gli arrivi di Eddie e Chavo Guerrero, Rey Mysterio, dei fratelli Hardy, Rob Van Dam e dello stesso Captain Charisma, che tentò di allearsi con il suo vecchio amico Edge, ma quest’ultimo respinse l’offerta subito con una Spear.

Da segnalare il debutto in una Rumble di John Cena che, entrato con il numero 18, iniziò a fare freestyle all’esterno del ring, prima di essere attaccato da RVD. Successivamente entrarono anche Kane, Batista e come ultimi due Brock Lesnar, impegnato ad inizio show nel vittorioso match contro Big Show, e per ultimo con il numero 30 The Undertaker, di ritorno dopo tre mesi di infortunio.

L’American Badass si vendicò subito di Maven, vincitore del Tough Enough 2002 e colui che eliminò Taker l’anno prima, mentre The Beast iniziò la sua opera di distruzione. Il biker e The Next Big Thing intrapresero una battaglia con gli altri due sopravvissuti, ovvero Kane e Batista.

The Undertaker eliminò in un colpo solo sia il Big Red Monster, sia The Animal, con quest’ultimo che però tornò nel ring per attaccare Taker. Nonostante l’American Badass respinse prontamente l’assalto, la distrazione del membro dell’Evolution fu fatale, tanto che Lesnar ci mise pochissimi secondi ad eliminare The Phenom, vincendo così il Royal Rumble Match.

Nel post-match, Undertaker, visibilmente amareggiato, si complimentò lo stesso con The Beast. Brock Lesnar trionfò e, oltre ad aver acquisito il diritto di andare nel main event dello Showcase Of Immortals, divenne il più giovane lottatore a vincere una rissa reale (record tutt’ora imbattuto).

Egli decise di sfidare il suo amico nonché campione WWE Kurt Angle, dando vita ad un ottimo incontro a WrestleMania 19, con The Next Big Thing che riuscì a battere il campione olimpico e a conquistare per la seconda volta il titolo WWE, nonostante rischiò seriamente di farsi male dopo aver sbagliato una mossa dalla terza corda.

Il post-match resta ancora una delle pagine più belle dell’evento più importante dell’anno, con Angle che abbracciò Lesnar, segnando una sorta di passaggio del testimone.