Interviste (im)possibili - Mick Foley: "Così ucciderete Hell in a Cell"


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Interviste (im)possibili - Mick Foley: "Così ucciderete Hell in a Cell"

Hell in a Cell ha generato moltissime polemiche per il finale del main event, non tanto per l'intervento a sorpresa di Brock Lesnar quanto per la decisione della WWE di farlo terminare in No Contest. Un esito arbitrale praticamente contrario al concetto stesso di Hell in a Cell.

E sta di fatto che l'arbitro fosse proprio uno degli atleti che più degli altri hanno costruito la leggenda di questa particolare tipologia di match. Ci siamo dunque voluti chiedere: se proprio lui potesse parlare a cuor leggero, mettendo da parte il suo noto spirito aziendalista, e potesse spiegare con parole chiare e inequivocabili come ha vissuto l'ultima edizione di Hell in a Cell, che cosa direbbe? Benvenuti al quattordicesimo episodio delle nostre Interviste (im)possibili: ospite (del tutto fittizio) il re dell'estremo, l'Hardcore Legend, l'ex Mankind, Cactus Jack e Dude Love, il quattro volte campione del mondo e WWE Hall of Famer Mick Foley.

Ci siamo immaginati di intercettare l'ex General Manager di Raw pochi minuti dopo il termine del ppv, nella pancia dell'AT&T Center di Dallas, ancora vestito da arbitro e con i monitor dell'evento ancora accesi.

Buonasera signor Foley, da veterano dell'Hell in a Cell Match quali sono le sue sensazioni?
"Sensazioni molto brutte. Come se mi avessero strappato un pezzo della mia stessa vita".

Addirittura? Per quale motivo?
"Ragazzi, stanno facendo una testa tanta a tutti sul mio match contro Undertaker, King of the Ring, 28 giugno 1998, la città di Pittsburgh che trattiene il fatto per il terrore di assistere a un vero e proprio omicidio.

Vi ricordate cosa successe allora?".

Che lei si rialzò.
"Precisamente. Per almeno due volte sembrava tutto finito. Avrebbe avuto senso dare subito la vittoria a Taker, che tanto poi quel match lo avrebbe vinto in ogni caso.

Ma non ne staremmo parlando ancora oggi. E il fatto che io fossi caduto dal tetto sul tavolo dei cronisti, poi dal tetto sul centro del ring, poi le puntine da disegno, i denti conficcati del naso. Hell in a Cell è tutto questo, ancora oggi.

Ed è stato un'impresa non da poco costruirlo".

Questo Hell in a Cell invece ha raccontato una storia diversa.
"Intendiamoci ragazzi, è stata comunque una grande emozione.

Anche il fatto di aver passato sulla gabbia la pennellessa rossa a me non ha dato il fastidio che ha dato ad altri. Il wrestling si evolve, non possiamo restare sempre fermi. Altrimenti faremmo gli Steel Cage nelle orride gabbie azzurre di trent'anni fa.

Ma la WWE deve capire che se usa un nome mitico non può permettersi il lusso di rovinarne il mito".

E secondo lei in questo caso lo ha fatto.
"Secondo me purtroppo sì.

Ed era anche partita bene, il coinvolgimento di tutti gli alleati di Reigns e Strowman poteva generare un caos positivo. Vederli tutti e quattro sul tetto è stato uno spot eccezionale, che poteva essere sfruttato meglio e scrivere la storia.

Lesnar poi... Chi aveva previsto che sarebbe tornato? Poteva essere una notte spaziale. E invece è stato rovinato tutto".

Quando?
"Quando è stato deciso di far terminare il tutto in No Contest.

Non è questo l'Hell in a Cell ragazzi, non in questo modo! Se fai un Hell in a Cell deve esserci un vincitore, e alla fine chiunque sia stato in quella struttura infernale deve salutare l'arena con gli applausi scroscianti del pubblico.

Questo match è un evento. E non lo si può appiattire così. Purtroppo questa è una diretta conseguenza dei ppv tematici, se organizzi un Hell in a Cell all'anno significa che ogni anno avrai due, tre, quattro Hell in a Cell in più da organizzare e disputare.

Che però non faranno altro che sgretolare pezzo dopo pezzo l'aura di questo evento. Che tale dovrebbe essere, un evento. Unico, raro, che si presenta massimo una volta all'anno o ogni 2-3 anni".

Una sua soluzione?
"Via i ppv tematici per questo tipo di match.

La Royal Rumble e anche Money in the Bank hanno senso, perché una volta all'anno creano la tradizione e anche un'aspettativa che non muore mai. Gli Hell in a Cell e gli Elimination Chamber, invece, dovrebbero sparire.

Piuttosto riportate indietro i Bad Blood, gli Armageddon, i No Mercy. Ma togliete dalle catene questi match spettacolari, epocali, più unici che rari. In caso contrario ne rovinerete il mito per sempre. E li ucciderete".