Interviste (im)possibili: episodio 1 (Vince McMahon)

Il Chairman della WWE "intervistato virtualmente" da World Wrestling.it!

by Claudio Costanzo
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Interviste (im)possibili: episodio 1 (Vince McMahon)

Salve a tutti ragazzi! Benvenuti in questa nuova rubrica che prende il nome di “Le interviste (im)possibili”.
Lo scopo di queste interviste è simulare un incontro tra me e un personaggio storico del wrestling, che mai avrei la possibilità di incontrare davvero.

Sottolineo che è una SIMULAZIONE, è tutto frutto della mia fantasia.
Cercherò di rispecchiare al massimo la personalità e le caratteristiche del personaggio che intervisto, per ottenere una simulazione più veritiera.

Si parte con il Chairman: Vince McMahon! Stamford, Connecticut.
Arrivo con 10 minuti di anticipo all’appuntamento con il Chairman. Vengo accompagnato nel suo ufficio da un paio di scagnozzi che non sembrano essere di buon umore, forse consci di ciò a cui sto andando incontro.
Finalmente accedo all’ufficio, è il sogno di una vita che si realizza: incontrare LUI.

Io: “Salve, signor McMahon, grazie di avere accettato di concederci un’intervista”.


Vince: “Sei appena entrato e già non ti sopporto più con queste lodi. Iniziamo”.
Io: “La prima domanda che volevo rivolgerle è: quanto è stato difficile costruire questo impero che è la WWE?”
V.: “Buona domanda.

Beh, non è stato assolutamente facile. Ho ereditato una federazione da mio padre, che non voleva che diventassi un wrestler. Sarei felice di dirgli che non lo sono diventato (anche se qualche volta mi sono divertito a salire sul ring) e che è anche merito suo se adesso la WWE è ciò che è.

Ammetto che ci sono volute diverse scorrettezze per fare andare avanti il mio business, ma senza probabilmente avrei fallito”.
Io: “Ecco, parliamo un po’ di una di queste scorrettezze, lo Screwjob di Montreal.

Sappiamo tutti cosa successe, lei ha già spiegato tutto in altre interviste, ma volevo chiederle: cosa si prova dopo avere fatto una cosa del genere? Un piacere sadico o solo un senso di colpa giustificato con “il fine giustifica i mezzi”?
V.: “Nessuno mi ha mai posto questa domanda, ma risponderò.

Si prova qualcosa che si avvicina molto alla sua seconda ipotesi. Non è un senso di colpa, è semplicemente un pensiero che ti dice che hai fatto quell’azione a fin di bene. Meglio 2 feriti che 1 morto”.


Lo sguardo di Vince si fa torvo, suona quasi come una minaccia; decido di lasciare perdere questo tema.
Io: “Cambiamo argomento. Sappiamo un po’ tutti che attualmente il suo pupillo è John Cena, e il prossimo sarà Roman Reigns.

E gli altri? Che fine faranno, pur essendo attualmente più over di Reigns?”
V.: “Non ti ho ancora spedito a calci fuori perché non sei il solito giornalista. Non mi piace essere criticato, non mi piaci tu, ma risponderò anche a questa domanda.
Se scelgo che una determinata persona diventi il volto della federazione, un motivo ci sarà.

Quei ragazzi non vendono come lo fa Roman, per questo credo in lui. Nonostante so che molti fan di Internet lo fischieranno in ogni arena, sarà comunque uno su cui avranno la loro attenzione, negativa o positiva che sia.

Proprio come con John Cena. Alla fine chi vince, io che incasso i loro biglietti o loro che pagano e disprezzano un nostro wrestler?”
Io: “Punto di vista comprensibile. Ma non ha risposto alla mia domanda”.


V.: “Stavo per arrivarci. Quei ragazzi sono validissimi, ma qui alla fine comando io. Io ho costruito tutto questo, io sono economicamente quello che spende di più, sono quello che ha passato una vita dietro al carrozzone della WWE e si è rovinato la salute pur di intrattenere voi fan e avere un ritorno economico”.


Io: “Non avevo pensato nemmeno a questo. Molti la criticano perché spesso cambia buone decisioni di booking in pessime, facendo risultare lo show un ammasso di cose a caso. Cosa si sentirebbe di dire a questa gente?”
V.: “Beh… forse sì, avrò sbagliato… ma che dico.

Io sono il Chairman, ciò che decido io è sempre il meglio per il business. Non hanno idea di che cosa significhi gestire uno show, quindi parlano senza sapere cosa dicono. Lascerò in mano a Stephanie e Paul (Levesque, aka Triple H) quando sarò davvero stanco e il mio cervello non reggerà più la pressione di gestire ogni show”.


Io: “Ultima domanda, signor McMahon. È una curiosità personale: cosa farebbe per rendere migliori la sua WWE e i suoi fan?”
V.: “La mia WWE dovrebbe puntare ancora più all’intrattenimento e dovrebbe allontanarsi sempre di più dallo sport, quello non attira più.
I fan… beh… sicuramente farei in modo che nessun altro come te venga a farmi un’altra intervista del genere.

YOUUUUUUUUUUU’RRRRRRRRRRRRREEEEEEEEE FIIIIIIIIIIRRRRRRRRRRRRRRRRREEEEEEEEEED!”
Io: “Ma, signore, non lavoro per lei!”
V.:” SHUT UUUUUUUUUUUUUUUUUUUP! Va’ via, ho molto da fare”.
Io: “Ad ogni modo, grazie dell’intervista.

Buon lavoro!”

Mi allontano dall’ufficio scortato di nuovo dai due scagnozzi incontrati all’ingresso… si aspettavano un finale del genere. A dire la verità anche io, ma sono contento lo stesso di avere incontrato una delle personalità più autorevoli nella storia del wrestling.



Vince Mcmahon
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