Terremoto Brodie Lee: lancia accuse sulla sua morte, licenziato dopo 30 anni



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Terremoto Brodie Lee: lancia accuse sulla sua morte, licenziato dopo 30 anni

Ve ne avevamo parlato già su queste pagine: Amanda Huber, moglie e ormai purtroppo vedova di Brodie Lee (o Luke Harper, come era noto in WWE) ha pubblicato un lungo messaggio sui social. Disperato, ma soprattutto rabbioso: oltre a raccontare il suo amore per il marito scomparso, attaccava infatti chi in queste ore ha accusato lei e la AEW di aver occultato le cause della morte di Brodie Lee. In particolare chi ha insinuato il sospetto che la causa fosse il Covid, e per qualche motivo si fosse deciso di non parlarne.

"Poi leggi di un 'giornalista' che chiede 'trasparenza' e insinua che stai nascondendo qualcosa", "Non era COVID. Non c'è vergogna a morire a causa del COVID, ma non è quello che è successo" e "Potete solo immaginarvelo [come sto], c**zo?" sono i punti più dolorosi del suo messaggio. Che inevitabilmente ha portato a gravi conseguenze. L'articolo a cui faceva riferimento Amanda Huber aveva infatti un autore e una firma. E, a dispetto di quanto si potrebbe immaginare, si tratta di una firma d'autore.

È quella di Bruce Mitchell, autore, redattore ed editorialista di lunghissima data dell'autorevole 'PWTorch'. Le sue parole (non più rintracciabili sul web) hanno però scatenato un autentico vespaio, che il responsabile del sito Wade Keller ha voluto affrontare in prima persona, prendendo nell'arco di diverse ore la decisione più drastica. QUI l'intero processo decisionale del caporedattore, di cui abbiamo deciso di riportare le parole tradotte in italiano.

Moglie di Brodie Lee furiosa: la decisione di PWTorch (e una lezione per tutti)

"Ieri, su 'PWTorch.com' - ha scritto Wade Keller all'indomani del contestato contenuto -, l'esperto giornalista Bruce Mitchell ha pubblicato un editoriale riguardante la morte di Jon Huber (noto anche come Brodie Lee e Luke Harper) che non è passato attraverso il normale processo di verifica e modifica dei contenuti di Mitchell in generale, e soprattutto per un argomento così delicato. Non mi è stata data l'opportunità di vedere l'articolo prima che fosse pubblicato. Per rispetto verso i 30 anni di Bruce come redattore, ho scelto di non rimuovere o modificare immediatamente l'articolo mentre valutavo la situazione, che ha incluso una discussione con lui".

"Sulla base di quella conversazione e di ulteriori resoconti, ho deciso che l'articolo non soddisfa i nostri standard per la pubblicazione. Il pezzo è stato rimosso dal sito", ha quindi aggiunto il responsabile di 'PWTorch'. Che il giorno dopo si è spinto anche oltre.

Questo è infatti l'ulteriore aggiornamento sulla vicenda: "Bruce Mitchell non è più un membro dello staff di Pro Wrestling Torch. Ho parlato con lui oggi e gli ho fatto conoscere la mia decisione, nonché le ragioni che ci sono dietro. Lo ringrazio per oltre 30 anni di contributi che hanno aiutato a plasmare e far crescere Pro Wrestling Torch. Bruce ha informato e intrattenuto lettori e ascoltatori con articoli e podcast nitidi, incisivi e informati. Inoltre, è stato un caro amico al di fuori del mondo professionale. Gli auguro ogni bene. Mi scuso anche con la famiglia Huber per il dolore causato dall'articolo".

La vicenda sta avendo molto risalto nel mondo del wrestling web americano, tanto che se n'è occupato anche il responsabile di un'altra pietra miliare del settore come 'Fightful.com'. Si tratta di Sean Ross Sapp, che ha notato come Bruce Mitchell si sia completamente cancellato anche da Twitter, quasi certamente a sua volta alle prese con un dramma personale per un simile errore dopo una vita trascorsa a parlare di wrestling.

"Spero che capisca il dolore che ha causato a una famiglia già in lutto e si scusi. Perché nessuno è al di sopra della possibilità di ammettere un errore, e spero che Bruce possa farlo", è stato il suo messaggio al collega:
 


Una situazione certamente spinosa, e che può dare una lezione da non dimenticare a ognuno di noi che lavora in questo settore: scrivere sul web richiede cautela, sempre. E ogni parola provoca una conseguenza, per chiunque.