Marvin Vettori: la storia del fighter italiano che ha conquistato la UFC e l'America



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Marvin Vettori: la storia del fighter italiano che ha conquistato la UFC e l'America

In ogni caso, la storia sarebbe già stata scritta. Ma la notte di Las Vegas ha fatto in modo che si completasse anche con un lieto fine. Uno dei più consueti e tradizionali giochi di parole della nostra lingua imporrebbe l'espressione "il più classico lieto fine", ma la realtà è che nell'impresa di Marvin Vettori di classico c'è davvero poco. Perché ciò che ha illuminato la notte americana della UFC e delle arti marziali miste non ha letteralmente precedenti. E mai ci si era nemmeno avvicinata.

Marvin Vettori ha infatti strapazzato, nel vero senso della parola, il numero 4 del ranking dei pesi medi UFC: quel Jack Hermansson che nemmeno avrebbe dovuto affrontare nell'ottagono di Las Vegas, dove però è stato catapultato addirittura nel main event causa forfait di Kevin Holland. Statunitense, eroe di casa, nome di spicco delle MMA mondiali, quest'ultimo è stato infatti bloccato causa positività al tampone, ennesimo sportivo costretto allo stop forzato dall'emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio il mondo intero (e avendo pesanti ripercussioni anche sullo sport).

Holland è stato costretto a non affrontare Hermansson nel piatto forte che la UFC aveva in programma per la notte del 5 dicembre. Lo ha saputo il 28 novembre, dando di fatto alla major di Dana White una sola settimana di tempo per organizzare un evento sostitutivo. E altrettanti, pochissimi giorni, al nuovo rivale di Hermansson per preparare una battaglia sulla carta impari: questo è stato il momento in cui a Marvin Vettori è stata concessa l'occasione di una vita.

Da sogno a obiettivo di una vita: la rincorsa di Marvin Vettori

Marvin Vettori è nato a Mezzocorona, da qualche parte nella provincia di Trento, il 20 settembre 1993. Un centro montano di poco più di cinquemila anime, lontano anni luce dal lusso, i lustrini e i rumori assordanti della rutilante Las Vegas: "The Entertainment Capital of the World", la capitale mondiale dell'intrattenimento, come amano definirla amministrazione e ufficio del turismo locali (che per ovvi motivi malsopportano il ben più celebre nomignolo di "Sin City", città del peccato).

Marvin è nato e cresciuto con un sogno nel cuore, ben presto divenuto un obiettivo da perseguire con cieca determinazione mescolata però alla lucidità di chi vuole compiere ogni passo al momento giusto per raggiungere il suo scopo. E così già a 18 anni debuttò nelle MMA: era il 21 luglio 2012, e perse per decisione unanime contro Alessandro Grandis. Nel frattempo, il suo futuro rivale Jack Hermansson già era sotto contratto con una delle realtà più importanti del mondo delle arti marziali miste: l'americana Bellator.

La strada di Marvin Vettori era però appena cominciata: trasferitosi a Londra, dove alternò gli intensi allenamenti al lavoro di buttafuori, il suo cammino verso l'alto procedeva senza soste. Magari con alcune battute d'arresto, con una velocità e un'efficacia non propria del predestinato, ma senza soste. Tanto da renderlo progressivamente un avversario sempre più temibile per chiunque, dato che alla base di boxeur unì una sempre maggiore competenza nelle mosse di sottomissione e la cintura marrone nel Jiu jitsu brasiliano.

Una rincorsa che ci porta al 2016, e all'arrivo in UFC: più giovane italiano di sempre a debuttare nella promozione, Marvin Vettori si dimostrò all'altezza della sfida. E questa volta esordì con il botto, sottomettendo il brasiliano Alberto Uda prima ancora che finisse il primo round.

E si arriva al 5 dicembre 2020, e all'occasione di una vita. Il cartellone dell'evento parla di lui, perché recita "UFC on ESPN: Hermansson vs Vettori". E Marvin, primissimo italiano in un main event della più importante promotion di MMA al mondo. Concluso come meglio non si potrebbe: la vittoria per decisione unanime (49-46, 49-46, 49-45), i complimenti del blasonatissimo avversario, il mondo che ha scoperto una nuova sensazione delle arti marziali miste, dalla determinazione di ferro, una tecnica sopraffina e l'abilità strategica di uno schacchista.

E pensare che tutto era partito da un sogno...