Dirty Deeds - Verità scomode: Daniel Bryan e la normalità di essere pazzo


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Dirty Deeds - Verità scomode: Daniel Bryan e la normalità di essere pazzo

Perché i ppv degli anni passati ci piacevano di più rispetto a quelli recenti? Non solo perché magari le storie legate ai titoli erano migliori (non sempre era così), ma soprattutto perché anche le altre storie erano di altissimo livello.

E partendo da questo semplice quanto spesso dimenticato appunto, c'è da dire che le carte che la WWE sta provando a mettere sul tavolo in vista di SummerSlam non sono affatto male. Sì, Brock Lesnar è il nuovo Universal Champion e nell'evento più importante dell'estate affronterà di nuovo Seth Rollins.

E in pochi hanno voglia di rivedere questo match. Ma l'idea di presentare nella puntata di Raw di Long Island una Battle Royal a dieci è tutt'altro che stupida, nonostante la vittoria sia stata data all'uomo più scontato.

Ok, la WWE voleva un rematch tra il nuovo e il vecchio campione, ma sarà stato meglio così o il solito fiume di parole a centro ring (se non dietro le quinte) per poi mandare una grafica già bell'e confezionata della rivincita? Sicuramente meglio così, tanto più che ci sono passati sotto gli occhi dieci protagonisti che in qualche modo hanno dato una risposta a se stessi e ai fan: "Siamo materiale da titolo, anche solo potenzialmente"

E negli anni del Lesnar-Rollins-Reigns-Rollins-Lesnar-Reigns-Lesnar-Rollins-Lesnar (mettendo insieme WWE e Universal Championship e togliendo qualche campione di passaggio), tutto questo male non fa. Ma a parte questo, stiamo vedendo altro: il titolo di campione degli Stati Uniti è tornato rilevante, grazie a Ricochet, AJ Styles e il Club (aspettiamo notizie da quello intercontinentale, sperando che la WWE non confermi la sua abitudine a far sparire una cintura quando il campione è giapponese).

Stiamo vedendo match interessanti, come quelli tra Aleister Black e Cesaro, personaggi che stanno costruendo dinamiche tutte da scoprire (The Miz e Kevin Owens, tutti e due grazie a un Dolph Ziggler sempre più prestato al ruolo di "cattivo che rende buoni i cattivi") e lottatori finalmente pronti a spiccare il volo (Bray Wyatt) o riprendersi uno spazio che sanno perfettamente come occupare (Randy Orton).

E poi c'è SmackDown, che si sta rendendo conto di non avere solo Roman Reigns, Shane McMahon e Elias. E i benefici sono sotto gli occhi di tutti. Interessante sarà vedere lo sviluppo delle dinamiche tra gli aspiranti rivali di Kofi Kingston (anche qui spicca Randy Orton), ma forse il premio al miglior lavoro della notte di Worcester (Massachusetts) ci sentiamo di darlo a qualcuno di cui forse nemmeno vi siete accorti.

E se non ve ne siete accorti è proprio perché ha fatto il suo lavoro in maniera assolutamente perfetta: Daniel Bryan. L'ex Planet's Champion ha fallito la sua missione di rivoluzionare la categoria Tag Team (o più probabilmente la WWE si è resa conto di quanto fosse sprecato in una coppia che non comprenda Kane).

E dopo Extreme Rules ha promesso di cambiare faccia, di andare dove non è mai stato. A SmackDown ha provato a mantenere la promessa, ma non ce l'ha fatta. Lo abbiamo visto sgranare gli occhi, arrabbiarsi, quasi piangere.

Lo abbiamo visto nel pallone più totale. Per poi decidere che forse non era pronto, e andarsene. Cosa c'è di speciale? Che questo era Daniel Bryan. Lo stesso capopopolo dello Yes Movement, lo stesso uomo che poco più di un anno fa vedevamo come un serio e responsabile General Manager e un anno fa come un campione fragile in cerca di riscatto (ah, l'estate 2018, la faida con Big Cass e le tre sconfitte consecutive con The Miz...

ve lo ricordavate?). Ora lo guardiamo, gli fissiamo quegli occhi sgranati, e non abbiamo dubbi: questo è uno squilibrato. Ma se il personaggio è completamente senza rotelle, l'uomo che lo interpreta è sempre lo stesso!

Quel dirigente senza macchia e quel povero lottatore tornato da un infortunio che quasi avevamo voglia di accarezzare per quanto ci sembrava fragile nella sua cieca determinazione. La conclusione qual è? Che Daniel Bryan non solo è uno dei lottatori più preparati della sua generazione dal punto di vista tecnico, ma probabilmente anche uno dei migliori performer della storia della WWE.

E forse è proprio grazie a questo che Vince McMahon (o chi per lui) ha capito che non si tratta di un B+ Player, ma di una A+++. Perché potete dargli qualsiasi storia, qualsiasi copione, qualsiasi personaggio: lui non solo ne tirerà fuori il meglio possibile, ma diventerà quel personaggio.

Tanto da rendere difficile ricordare il Daniel Bryan che era stato, anche solo qualche mese prima. Ecco perché lo vediamo volentieri, ed ecco perché la WWE sta ricominciando a funzionare e può regalare una SummerSlam di livello: perché oltre ai campioni c'è di più.

E questo Daniel Bryan senza direzione, che per noi è diventato normale vedere pazzo, è il più del più.