Dirty Deeds - Verità scomode: Kevin Owens, puoi surclassare Roman Reigns


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Dirty Deeds - Verità scomode: Kevin Owens, puoi surclassare Roman Reigns

Di che cosa ci siamo lamentati per mesi e mesi se non addirittura anni in WWE? Di non riuscire a proporre un eroe buono in cui la gente potesse davvero identificarsi: non un Superman o un Avenger (il riferimento è a due ex membri dello Shield, e nessuno dei due ora lotta in AEW con un nome diverso da tre mesi fa), ma un capopopolo.

Un vero capopopolo. Ma per essere un capopopolo, devi essere uno del popolo. Ebbene, forse la WWE ne ha trovato uno, o se non altro ha finalmente deciso di rendere uno dei suoi lottatori più insospettabili un vero capopopolo.

Che, dall'alto del suo livello eccellente di professionalità, sta portando a termine il compito alla perfezione. Questo lottatore insospettabile è ovviamente Kevin Owens. Il turn face di KO, il secondo in pochi mesi, è arrivato quasi in sordina ma è stato gestito alla perfezione.

Tanto che il canadese che per quasi cinque anni era stato in grado di diventare la figura più urticante dell'intero main roster (forse insieme a The Miz, ma probabilmente anche meglio di quest'ultimo), è stato il mattatore dell'ultima puntata di SmackDown prima della disputa di un ppv che nemmeno avrebbe dovuto vederlo nella sua card, e di cui invece sarà uno dei protagonisti forse più attesi.

Com'è stata possibile questa trasformazione? Con pochi passi, perfettamente eseguiti. Il buon Kevin ha attaccato Dolph Ziggler nella penultima puntata di SmackDown dicendo ciò che tutti pensavamo (anche chi dello Show Off è il più irriducibile dei fan, come chi vi scrive): smettila di lamentarti ripetendo la stessa tiritera sempre uguale da settimane.

Poi, questo martedì a Manchester (New Hampshire), il capolavoro: un uragano di parole contro Shane McMahon, con quel confine sottile tra storyline e vita reale che da sempre fa impazzire i fan. Avevate detto che avreste ascoltato i fan, invece ci siete sempre voi McMahon negli show e i vostri preferiti.

E tanta brava gente è sparita: e via di elenco. Chiaro, Kevin non se l'è inventate quelle parole, gliele ha assegnate qualcuno. La sua bravura sta nell'averle pronunciate facendole sembrare autentiche, e soprattutto autenticamente pensate proprio da lui.

Una parola, usata e abusata in settimana un po' da tutti: Pipebomb. Un modello di ispirazione fin troppo chiaro: quel CM Punk che "non deve essere nominato" in WWE, ma che la WWE da tempo spera di trovare in qualcun altro.

Ora potrebbe avercela fatta, con qualcuno in cui i tifosi si possono identificare perché in qualche modo gli somigliano. KO ha davvero l'aspetto di uno di noi: non ha un fisico scolpito, non addominali a tartaruga, non un volto da copertina.

Ci può rappresentare, e possiamo davvero vedere in lui "The Voice of the Voiceless" (altro esplicito riferimento all'Innominabile). In più è chiaro che la WWE veda nel buon Kevin un'altra figura che da anni cerca invano di emulare: quella di Stone Cold Steve Austin, altro uomo del popolo, ma talmente unico nel suo genere da essere universalmente e eternamente ritenuto irripetibile.

Forse ora il suo erede è arrivato, ed è il miglior erede possibile: non una copia sbiadita del Texas Rattlesnake del 2001, ma qualcuno che può reinterpretare quel personaggio in maniera contemporanea, e adatta a un 2019 che non è e non potrà mai essere (e meno male) il 2001.

Owens che arriva, ci dà di Stunner a Shane McMahon e se ne va sembra proprio andare in quella direzione. E può davvero funzionare, può funzionare maledettamente. Perché la WWE ha bisogno di un vero eroe buono, un eroe moderno in cui la gente possa credere e soprattutto immedesimarsi.

Immedesimarsi in Roman Reigns è praticamente impossibile. E proprio per questo, nei cuori dei fan, il nuovo Kevin Owens potrebbe surclassare il suo antico rivale Big Dog.