Dirty Deeds - Verità scomode: una WWE che calpesta se stessa


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Dirty Deeds - Verità scomode: una WWE che calpesta se stessa

E quindi stancamente, con il fiatone e gli occhi rossi per la stanchezza, la WWE è finalmente giunta alla sera di Stomping Grounds, forse il ppv partito sotto i peggiori auspici dell'era contemporanea, cui è stato oltretutto appioppato un nome quasi troppo ridicolo per essere vero (Great Balls of Fire aveva almeno quel profumo di anni '50).

Ma al di là della povertà di contenuti (su cui arriveremo tra poco), a fare spavento è tutto ciò che c'è intorno: Stomping Grounds sarà il primo ppv della storia WWE a tenersi a Tacoma, che è vicino a Seattle ma non è Seattle.

E si terrà al Tacoma Dome, che può ospitare 23mila spettatori, non centinaia. E a Stamford hanno fatto una fatica boia a riempire un palazzetto decisamente piccolo per le proprie abitudini, figuriamoci se avessero optato per una delle loro sedi abituali.

E dire che i motivi che giustificano tutto questo ci sono, e sarebbero sotto gli occhi di tutti. La madre di molti problemi tra quelli che attanagliano Stomping Grounds è la notte di Jeddah, quella in cui la WWE ha tenuto Super ShowDown: un evento che è stato strombazzato per settimane, bloccando le storyline che comunque avanzano faticosamente già di per sé, ma che si è rivelato per quello che è.

Ossia un house show, opulento, ricchissimo, infiocchettatissimo, ma un house show. La WWE è un'azienda, ed è normale che punti ad aumentare la sua forza in nuovi mercati, ma il risultato lo vediamo ora: un ppv "convenzionale", che comunque rappresenta uno snodo importante nella stagione sebbene non fondamentale, giunge con la sensazione generalizzata che tutto sommato valga la pena non seguirlo.

Mentre Super ShowDown, che nulla ha spostato (tutti i campioni sono stati confermati, la ultramaxi-Battle Royal è andata a un eroe di casa), è stato impostato in modo tale da creare un certo livello di aspettativa, poi stroncata dai fatti.

Le puntate di Raw e SmackDown di questa settimana (Los Angeles e Ontario, un'altra settimana tutta in California) hanno costruito qualcosina verso il ppv, ma proprio pochino: sì, abbiamo conosciuto il rivale di Samoa Joe per il titolo degli Stati Uniti (dopo un incontro ancora una volta estremamente caotico, perché come sempre Braun Strowman non può vincere e non può perdere, in contemporanea), sì, abbiamo visto un Seth Rollins quasi posseduto e che colpisce tutti a sediate pur di non vedere nominato un arbitro speciale che possa favorire Baron Corbin (come se in sei giorni nessuno fosse in grado di riprendersi da qualche botta alla schiena), sì, abbiamo visto un Dolph Ziggler che ce la sta mettendo tutta per dare dignità a una faida con Kofi Kingston senz'altro riuscita meglio di come potesse essere.

E sì, ci sono Roman Reigns e The Miz da una parte (nonostante non si incrocino spesso, e quando uno è nel roster sbagliato, anche l'altro se ne va nello show che non gli compete) e dall'altra un'intera schiera di cattivi che fatica incredibilmente a trovare una sua dignità: Shane McMahon, Elias, il povero Drew McIntyre, ora anche i Revival, e colui che paradossalmente sta funzionando meglio degli altri: Baron Corbin.

Ma gli show sono faticosissimi da seguire, tanto da generare un ppv che - come detto - sembra interessare davvero poco. Si sta parlando di una WWE sempre più consapevole dei passi che ha sbagliato negli ultimi mesi, e convinta di produrre un'importante sterzata nelle settimane che verranno.

La speranza è che l'estate porti consiglio e che tali passi siano cambiati quanto prima, generando nuovi scenari (basterebbe davvero poco) e qualche storia in più da proporre sul ring (ne basterebbero due o tre).

Anche perché la concorrenza non è che stia esattamente ferma a guardare. Pertanto, vediamo di metterci alle spalle quanto prima questo Stomping Grounds, a partire dal nome che la WWE ha deciso improvvidamente di somministrargli.

Perché la sua traduzione letterale è "motivi per calpestare", ma significa anche "luogo dove si percorrono sempre gli stessi passi" Proprio il corto circuito da cui a Stamford devono uscire quanto prima, prima che con questi passi in tondo la WWE non finisca con il calpestare se stessa.