Dirty Deeds - Verità scomode: lettera a Dean Ambrose


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Dirty Deeds - Verità scomode: lettera a Dean Ambrose

Le puntate di Raw e SmackDown della settimana successiva a WrestleMania, si sa, riescono talvolta a diventare più interessanti della stessa WrestleMania, specie in anni in cui il Grandaddy of Them All ha deluso le aspettative.

Ma non è il caso della edizione numero 35 di WrestleMania (con i fan che hanno visto tutti i titoli in palio andare ai propri beniamini) e forse anche per questo i temi raccontati in settimana negli show prima rosso e poi blu, entrambi trasmessi da Brooklyn, sono stati in realtà abbastanza poveri di contenuti, specie per quanto riguarda la costruzione dell'avvenire.

Sì, è tornato Sami Zayn, sì, ha finalmente esordito Lars Sullivan (anche se poco senso è sembrata avere la scelta di fargli demolire un Kurt Angle già ritirato), sì, abbiamo capito che Becky Lynch se la vedrà ben presto con Lacey Evans.

Ma dopo anni in cui il #RawAfterMania sconvolgeva equilibri e lasciava i fan di stucco, il 2019 è filato liscio nella celebrazione dei nuovi campioni e poco più. Ma sicuramente il momento più cercato, visto e rivisto dai fan (lo testimoniano i numeri di YouTube) è stato un segmento che non è mai stato trasmesso in televisione, vale a dire il vero, ultimo, grande saluto di Dean Ambrose al suo pubblico.

Al netto di questo, l'ultima immagine offerta dalla WWE ai suoi spettatori televisivi è quella di un Dean Ambrose annichilito da Bobby Lashley e portato via a braccia nella sua ultima apparizione in uno show settimanale che lo aveva visto tra i principali protagonisti per sei anni e mezzo.

Peraltro dopo una provocazione del suo avversario che in altre condizioni ci sembrerebbe l'inizio di una storyline (pensateci, Lashley che gli dice "Ora che vai via mi occuperò io di tua moglie" e il lottatore che, punto sul vivo, decide di restare al suo posto per fargliela pagare).

Inutile però volare con la fantasia: l'addio di Dean (o meglio di Jon, Jonathan Good) è reale. E trattandosi dell'uomo che di fatto ha dato il nome a questa rubrica quasi tre anni e mezzo fa, abbiamo deciso di salutarlo rivolgendoci direttamente a lui.

Con una lettera.

Caro Dean, carissimo Jon,
Si fa sempre una gran fatica a capire cosa ti frulla realmente nella testa. Sei persona spigolosa, un burbero dal cuore d'oro ma pur sempre un burbero, cresciuto in una delle zone meno gradevoli di Cincinnati (che già di per sé non è che sia la prima città a venire in mente quando uno vuole scegliersi un bel posto in cui vivere) e anche i tuoi amici più cari e i colleghi che ti frequentano più spesso (Seth Rollins e Roman Reigns) ci hanno spiegato di non riuscire sempre a decifrare il mistero dei tuoi pensieri.

In tutti questi anni il tuo volto ha spesso rappresentato un enigma, una sfinge, la Pizia dell'Oracolo di Delfi: ci trasmettevi un senso di distacco emotivo, di noncuranza quasi velata da un senso di disprezzo. Che però a volte ci hai fatto intuire non corrisponda a ciò che provi realmente, specie quando le tue smorfie compiacenti e condiscendenti si aprivano in un mezzo sorriso, il vero Jon che squarciava la maschera di Dean.

Lo abbiamo visto più di una volta negli ultimi mesi: quando hai invitato l'amico Seth a battere Brock Lesnar e poi a Fastlane, nel tuo abbraccio con i compari di anni e anni di scorribande, sul ring e non solo.

Quando ti sei ritrovato finalmente "buono" (nell'unico modo in cui puoi essere "buono" tu, cioè sempre sopra le righe) e in mezzo a quello Shield di cui eri stato il primo vero leader ti abbiamo visto emozionato.

Autenticamente emozionato. Te ne stai andando via con un privilegio che solo i migliori si sono concessi: andare via non perché divenuti un peso di troppo per l'esigentissima WWE, ma per propria scelta. E (se è vero quello che ci hanno raccontato) non per andare a lottare altrove, con spazi diversi e stipendi maggiori, ma semplicemente perché il giochino ti ha stufato.

Troppo odioso il tuo ultimo personaggio, anche per te. Troppo deprimente per essere l'involucro del fu Lunatic Fringe. Tu, la Scheggia Impazzita, costretta a diventare il Moral Compass: assurdo. Cosa hai rappresentato e ancora rappresenti per la WWE lo hai però potuto vedere lunedì, a Brooklyn, quando sei stato acclamato come un eroe.

Sei stato tu al centro dell'attenzione e il fulcro dell'emozione di tutti. Come forse non ti avveniva da quel 2016, in cui eri la figura più over dell'intera WWE e diventasti campione, prima che ti costringessero a un regno - ancora una volta - al di sotto delle tue possibilità.

Ma come hai detto tu non ci sono edifici senza i fan, e i fan ti hanno mostrato una volta ancora quanto vali per tutti loro. La vita è una lunga serie di scale mobili, non sai se la prossima sarà in salita o in discesa, sai che ti muoverai.

E per un indisciplinato come te non dev'essere facile piegarsi a logiche del genere, ma sono il prezzo da pagare. Ora puoi dare inizio a una vita diversa, più intima, più tua. Ma senza l'amore che ti ha travolto e abbandonato per anni, e che hai brevemente riassaporato.

Senza stress, ma anche con molta adrenalina in meno. Come ha detto Roman, forse hai solo bisogno di staccare la spina per un po', per capire davvero chi sei, cosa vuoi e quando lo vuoi. Ma non chiudere la porta, non negarti la possibilità di tornare ad essere chi sei davvero, l'animale da ring e da palcoscenico del "Nope", del "What? It's for charity", del "No, you are not" (dopo un lunghissimo promo di un furibondo Dolph Ziggler che ci aveva spiegato perché si riteneva il migliore al mondo), della cintura di campione dimenticata in taxi, dell'amicizia disfunzionale con James Ellsworth, dell'orsacchiotto che rovinò la vita a The Miz, della pianta Mitch.

Tu sei questo, e non solo divertivi noi. Ti divertivi anche tu, perché potevi sfogare la tua natura più selvaggia, goliardica e spensierata. Tu non lo sai, ma per una mezza giornata questa rubrica aveva cambiato nome: da "Dirty Deeds" era diventata "Curb Stomp - Verità scomode"

Ma non è durata, perché il senso stesso di una manovra che si può tradurre in italiano come "cattive azioni" e arriva improvvisa, ti fa finire faccia a terra e ti lascia lì a riflettere su cosa sia successo e come sia la realtà rispecchia troppo le intenzioni di questa rubrica per poterne cambiare il nome.

E rappresenta anche un augurio, quello di poter rivedere un Jon libero e sereno di nuovo nei panni di quel vecchio Dean, quello che tutti amavano e che da troppo tempo è sparito. Che forse manca anche a te, tanto da convincerti di voler cambiare vita.

Ma che è dentro di te, e potrebbe tornare, prima o poi. Basta non smettere di cercarlo, di crederci, di volerlo. Nel frattempo riposati, caro Dean, carissimo Jon. E prenditi il tempo che ti serve per ritrovare te stesso.

Qui ci sono tante persone disposte ad aspettarti e, quando il giorno arriverà, a riabbracciarti.