Dirty Deeds - Verità scomode: varata in WWE la strategia Dean Ambrose


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Dirty Deeds - Verità scomode: varata in WWE la strategia Dean Ambrose

Diciamolo serenamente senza girarci troppo intorno: la WWE non è che se la stia passando benissimo in queste prime settimane di 2019. Tra i ratings televisivi che non risalgono, il pubblico nei palazzetti (specie in alcuni Live Event) piuttosto basso, qualche problema creativo e l'esplosione di una AEW che sta assumendo le sembianze di una concorrente più temibile di quanto previsto da qualcuno, è anche arrivata la grana Dean Ambrose.

Ed è difficile negare come alla Royal Rumble e immediatamente dopo siano andati completamente nel pallone in quel di Stamford. Ma c'è da dire che in un lasso di tempo piuttosto esiguo sembrano aver preso le contromisure, tanto da far supporre che sia in atto una vera e propria strategia.

I cui risultati saranno tutti da dimostrare, ma la sensazione è che rispetto a qualche settimana fa la WWE possa uscirne sorprendentemente con le ossa intere. O addirittura con un risultato buono, se non ottimo. La prima apparizione di Dean Ambrose nel post Rumble aveva dato l'impressione di una prova di grande professionalità da parte del lottatore sul vialetto d'uscita di casa (e ne abbiamo parlato al termine di quella settimana).

Sul ring di Portland, in Oregon, si è andati oltre e in queste righe cercheremo di spiegare il perché. La WWE, come già trapelato nei giorni precedenti, ha capito che non può mettere alla porta questo Dean Ambrose proponendolo come l'urticante heel di novembre e dicembre: per tutto quello che è stato detto e scritto nelle ultime settimane, era evidente che il pubblico lo avrebbe osannato a prescindere (magari a discapito di quel Seth Rollins che di tutto ha bisogno, tranne che di vedersi voltare le spalle dai fan a due mesi da WrestleMania).

Dean è stato quindi silenziosamente turnato face, tra l'altro nel modo più facile in assoluto per ottenere il sostegno totale del pubblico: è stato mandato contro l'entità che il tifoso medio WWE meno sopporta da mesi a questa parte, vale a dire Nia Jax.

Non esisteva una scappatoia più semplice di questa, ma si sa che a volte le cose troppo semplici vengono scartate a priori (in questo a Stamford sono maestri). Ma è evidente quanto in questo periodo Becky Lynch sia in assoluto la figura WWE più amata dalla gente, arrivando quasi alla venerazione.

Lo sta scoprendo a sue spese anche una Ronda Rousey passata da eroina a fastidio pubblico numero uno in un quarto d'ora, o poco più. Nia Jax viene vista come quella che ha osato "spaccare la faccia" alla paladina della gente, oltretutto per un errore (rendendola quindi pure "scarsa" agli occhi della gente).

Chiunque le fosse mandato contro sarebbe stato osannato. Figuriamoci un Dean Ambrose che tutti non vedevano l'ora di acclamare (per motivi tra l'altro tutti da spiegare: perché se ne va o perché sperano che non se ne vada? Entrare nella mente delle masse a volte non è semplicissimo).

A Raw abbiamo quindi visto il vecchio Dean, quello che tanto piaceva ai tempi del primo vero Shield e che tanto prometteva nel 2016 quando vinse il titolo di WWE Champion (santo cielo che spreco che furono quei mesi). Dean è stato pungente, linguacciuto, strafottente.

Anche la sua interazione con EC3 al termine di "A Moment of Bliss" è stata tutta da godere, per quanto breve e semplice sia come durata che come lavoro creativo alle spalle. Perché questa ennesima rivoluzione per un Ambrose pronto all'addio? L'impressione, come detto, è che sia una strategia: o in WWE vogliono provare a restituire alla gente la miglior versione possibile di Dean Ambrose, per un addio sincero e dignitoso (quanti atleti del passato in rotta di collisione con la dirigenza lo avrebbero meritato, quanti!), o tornando a disegnargli addosso un personaggio brioso e carismatico sperano addirittura di convincere Dean a cambiare idea, firmando quel maledetto rinnovo di contratto che alla fin fine scadrà solo tra due mesi.

Esiste poi la terza opzione, quella che tutti dicono non sia possibile ma chissà: che la vera strategia della WWE sia nata dall'inizio, che in realtà non ci sia nessun caso contrattuale di Dean Ambrose e tutta questa vicenda non sia altro che una storyline.

Un'altra strategia, dunque. La terza possibile. E come potete vedere, tutte e tre le ipotesi possono avere per la compagnia e per il lottatore stesso un esito quantomeno positivo.