Dirty Deeds - Verità scomode: Vince e l'inquietante Spirito del Natale WWE


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Dirty Deeds - Verità scomode: Vince e l'inquietante Spirito del Natale WWE

La WWE è Vince McMahon. Questo è il tema dominante che la WWE sembra suggerirci sin da quando, all'indomani di TLC, si sono presentati a Raw il Boss della compagnia insieme alla figlia Stephanie, al genero Triple H e anche al rampollo un po' squinternato Shane, quello che non lavora a Raw ma a SmackDown, e che è stato in grado di dare vita a uno show definito "terra delle opportunità" e in cui ha trovato il modo di autoproclamarsi "il migliore al mondo" con quella vittoria della World Cup che non ha generato recriminazioni da parte dei soli The Miz e Dolph Ziggler.

"La dirigenza è stata troppo lontana dalla WWE, non vi abbiamo ascoltato e ora riprenderemo in mano tutto per un nuovo, folgorante inizio", hanno proclamato in coro Stephanie e Triple H, con Vince alle loro spalle ad annuire silenziosamente, salvo ricordare che la WWE è "Then, Now, Forever"

Un messaggio che basta grattare con una moneta da 5 centesimi per leggere nel suo significato completo: "la WWE è stata, è e sarà sempre come diciamo noi" E infatti in queste settimane abbiamo visto chiaramente come tutte le decisioni (alcune effettivamente ben congegnate, altre meno comprensibili) siano state tutte da ricondurre al poker dei McMahon, e quindi alla fin fine al buon (?) vecchio Vince.

Il segmento in cui si è palesato nei panni di Babbo Natale, da questo punto di vista, la dice lunga. Nell'ottica della WWE, ciò che la WWE ci concede è un regalo. E se possiamo usufruire di questo regalo il merito è tutto di Babbo Vince.

E poco importa se, sulla base di ciò che circola dall'America, la volontà del Chairman di intervenire sempre e comunque nelle scelte creative degli ultimi tempi stia provocando ben più di un problema.

La WWE negli ultimi mesi ha un po' annaspato, e questo è evidente. Va però analizzato anche sulla base di un mondo dei media parecchio mutato rispetto al boom del 2001-2003, quando i ranking televisivi veleggiavano costantemente attorno al 5, mentre ora si grida al miracolo quando arrivano nei pressi del 3.

Ma la WWE ora non è tv, come non lo è buona parte della comunicazione. Oltre al sistema di diffusione più consolidato ci sono infatti il Network (su cui non a caso si punta forte a Stamford), ma soprattutto i social network, a partire da YouTube che è forse uno dei mezzi di diffusione meglio funzionanti da parte della stessa compagnia.

Peccato che questo mondo non sia il mondo di Vince. Lo dimostra il ritardo con cui la WWE si è mossa nell'ambito di Twitter (ha dovuto aspettare di vedere i numeri mostruosi di un suo lottatore presentato come assolutamente mediocre, Zack Ryder).

E quelli che, con lo stesso mezzo, ha ottenuto quando ha iniziato a muoversi con i mezzi straordinari di cui dispone. Vince però ha l'aura del capo un po' vecchia maniera, quello che dispone di un tocco senza pari che però non necessariamente si adegua ai tempi che cambiano.

Quello che ha spaccato il suo mondo e non concepisce che nel frattempo il mondo gli sia cambiato intorno. Quello che sa come si fa, ma non si è accorto che non si fa più così. Ecco perché questo Spirito del Natale Passato, rappresentato da un Vince McMahon agghindato da Babbo Natale salvo tornare borbottone in un finto fuori onda finale, ha fatto da un lato tenerezza, da un altro lato un po' tristezza, ma da un terzo lato può anche spaventare.

Perché se questo è il punto di partenza che la WWE si è data in vista del 2019, allora l'anno nuovo (che già nasce in salita) non può che delinearsi già come una montagna impervia e molto, molto difficile da scalare.