Dirty Deeds - Verità scomode: SmackDown e quel caos che ci piace


by   |  LETTURE 647
Dirty Deeds - Verità scomode: SmackDown e quel caos che ci piace

Cos'è che ci fa venire la voglia di guardare ogni lunedì o martedì uno show settimanale della WWE? La risposta è ancora più facile della domanda: vedere come procedono le storie che vengono raccontate sul ring.

Un concetto che sembra elementare, eppure in WWE qualche volta se ne dimenticano. Salvo ricordarsene quando magari qualche fan aveva abbandonato ogni speranza, e come per magia ecco SmackDown tornare uno show interessante, quasi magnetico.

Che lo guardi dall'inizio alla fine e quando compare il logo che chiude lo show ti domandi: "Di già". Attenzione: dovrebbe essere la regola, ma dopo l'estate e l'autunno che ci siamo messi alle spalle questo è grasso che cola.

E bisogna rendere onore a chi ha reso possibile questa trasformazione dello show blu, dopo i fasti del pre WrestleMania 33 e i nefasti del post Shake Up. Il fulcro di tutto è una storia, che è iniziata senza che nemmeno ce ne rendessimo conto ma che ora è diventata magnetica, andando a inglobare via via sempre più protagonisti di SDL.

Gli inizi risalgono alla tanto criticata estate e a quei match senza troppo mordente tra Kevin Owens e AJ Styles che mettevano in palio la cintura degli Stati Uniti (e quanto eravamo scocciati allora per il poco mordente di quei match).

In quei frangenti iniziarono le lamentele di Owens verso Shane McMahon, a suo dire arbitro non sufficientemente imparziale e che gli stava costando la seconda cintura più importante dello show. Da allora ne abbiamo viste di ogni colore: attacchi a Vince McMahon, scontri nell'Hell in a Cell, poi via via la questione ha iniziato a riguardare anche Sami Zayn, quest'ultimo si è unito a Owens e i due hanno progressivamente invischiato nella vicenda anche Daniel Bryan.

Che si è sempre più allontanato dal suo "capo", Shane McMahon. Quindi la situazione è tornata a riguardare anche AJ Styles, che nel frattempo si era occupato di altro ed è diventato campione WWE.

E il cerchio si è chiuso. Un cerchio molto largo, di cui era impossibile intuire la meta in estate. Ma ora ci siamo. La puntata di SmackDown di Orlando, in Florida, ha messo sul piatto tutte le carte che erano state distribuite nell'arco di mesi.

Shane che ancora una volta paga la sua ossessione di vedere rovinati Sami & Kevin, Daniel Bryan che cerca di metterlo al suo posto, Sami & Kevin che provano sempre più a convincere il GM di essere dalla stessa parte, AJ Styles che sbotta dopo aver pagato con la sua pelle i problemi altrui, l'ufficialità del match per il titolo assoluto.

Con una stipulazione decisamente sfavorevole al campione. Un campione molto seccato, un Commissioner gabbato ma che sa di avere delle responsabilità, un GM che crede di avere la situazione in pugno ma che è evidentemente manipolato dai due cattivi.

Che a loro volta sono a forte rischio di litigare e dividersi nuovamente, proprio ora che all'apparenza sono forti come non mai. In parole povere: SmackDown è un caos. Ma è un caos sensato, figlio di episodi, situazioni, relazioni ed eventi che hanno condotto a questo marasma generale.

E che ci portano ad attendere con trepidazione e curiosità le prossime puntate della telenovela. Ecco uno show che funziona. Dalla parte opposta del mondo si trova Raw. Con i titoli di coppia schiavi della situazione Jason Jordan (e Seth Rollins che li subisce).

Con Roman Reigns campione intercontinentale che non può perdere la cintura, nemmeno quando finalmente affronta Samoa Joe. In uno show settimanale. Senza un briciolo di emozione. E in più tutta la faccenda del titolo universale.

Anche qui conteso da tre uomini, ma il paragone è impietoso. Niente intrecci, niente tensione, niente azione. Solo parole. Oltre che la quasi certezza del risultato finale. Ogni settimana, quando inizia Raw, ci viene proposto un recap di Kane e Braun Strowman che si picchiano.

Per qualche secondo viene quasi scontato domandarsi: "Ma perché lo fanno vedere di nuovo?". Poi la risposta: "Ah già, andranno per il titolo universale". La storyline è fiacca, moscia, non emoziona.

Perché già si sa cosa vedremo e già si sa dove andranno a parare. Tutto troppo logico, ordinato, liscio. Manca il caos. Quello che ha fatto tornare SmackDown uno show degno di essere visto.