Dirty Deeds - Verità scomode: l'importanza di The Miz per questo Raw


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Dirty Deeds - Verità scomode: l'importanza di The Miz per questo Raw

Lunedì a Los Angeles si è tenuta una puntata di Raw, apparentemente come tutte le altre. Eppure c'è stato qualcosa di diverso, che ha tolto parte di quel pepe di cui lo show rosso si è nutrito negli ultimi mesi.

Lo stesso pepe è stato probabilmente restituito dallo scontro verbale tra Bray Wyatt e (soprattutto) un Matt Hardy che la gente voleva vedere da tempo. Ma c'è stata un'altra assenza, che ha pesato non poco sugli equilibri dello show e che forse solo ora si sta palesando in tutta la sua importanza.

Stiamo parlando dell'assenza di The Miz. L'A-Lister ha ceduto ormai tre settimane fa il suo titolo di campione intercontinentale a Roman Reigns, un titolo che è diventato il vero fulcro intorno a cui ruota Raw.

Questo, ovviamente, a causa della perdurante (e ingiustificabile) assenza del titolo di campione universale, detenuto da Brock Lesnar e che potremmo non vedere non solo fino alla Royal Rumble, non solo fino a Elimination Chamber, ma anche dopo: pare infatti che anche nei primi due ppv del 2018 la Bestia non lo difenderà.

E sarebbero altri tre, quasi quattro mesi di "irregolarità" in casa WWE (ebbene sì, facciamo ancora riferimento alla vecchia regola dei titoli che decadono dopo 30 giorni di mancate difese, che vale per tutti ma non per Lesnar...

ci ripetiamo, ma ci perdonerete). Inevitabile che quindi venga trovato un nuovo oggetto catalizzatore dell'attenzione in WWE. E non a caso il titolo secondario di Raw è ora intorno alla vita (o sulla spalla, come preferisce tenerlo) dell'uomo che tutti indicano come il sovrano incontrastato del 2018 che arriverà: Roman Reigns.

Il buon Mastino ha deciso di adottare uno schema già visto in passato, quello della Open Challenge, ed era evidente che il punto finale della sua cavalcata sarebbe stato Samoa Joe, il cattivo buono per tutte le stagioni e ideale per perdere contro qualsiasi buono in rampa di lancio.

Intanto però abbiamo visto il buon lavoro fatto da Elias (fin troppo buono: il pubblico era tutto con lui) e Jason Jordan. Che se cattivo dev'essere si sta muovendo in maniera esemplare per farsi odiare da tutti.

Se invece dev'essere un "buono che non si ferma davanti a niente e nessuno", beh, fermatelo subito. Tutto buono, tutto giusto. Ma manca un filo conduttore. E guarda caso il filo conduttore, da mesi e mesi, a Raw è stato proprio The Miz.

Ora fermo sia per impegni cinematografici, che personali (sta diventando papà), ma troppo importante per Raw, sin da aprile. Con Kurt Angle incastrato nella vicenda Jason Jordan e nello schema "viene gente nel mio ufficio, litiga, li zittisco urlando, li faccio combattere tra di loro", tutte le faide più importanti degli ultimi otto mesi sono nate, cresciute, sviluppate e andate a compimento grazie a MizTv.

Inclusa quella legata allo stesso Jason Jordan. Il povero The Miz, vestendo fintamente i panni del lottatore arrogante che prova a mettere i piedi in testa a tutti, se le è fatte dare da Brock Lesnar, lo stesso Samoa Joe, ha fatto partire la faida tra Roman Reigns e John Cena, ha costruito la credibilità (sul ring) di Jason Jordan, ha permesso la ricostruzione dello Shield, ha agevolato il ritorno sul ring di Kurt Angle, ha determinato la faida tra Braun Strowman e Kane, ha permesso il turn face dello stesso Strowman, ha ceduto senza troppi problemi o grattacapi il suo titolo a Reigns.

Tanta roba, quasi tutta. E ora che The Miz non potrà dare il suo contributo per qualche tempo, Raw dovrà trovare un nuovo filo conduttore a cui attaccarsi. Per ora non sembra esserci ancora riuscito.