APRON RING

Dirty Deeds - Verità scomode: tutto il mondo (anche della WWE) è paese

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by Marco Enzo Venturini

Fallita l'operazione del campione indiano per fare l'occhiolino all'India. Con un AJ Styles che, di certo, anche in India aumenta il valore della WWE.

La WWE, abbandonata per una settimana l'America, ha trovato una volta tanto una Rivoluzione Inglese nel nostro continente (andando a ribaltare di fatto il corso della storia). Lo si è visto nelle puntate di Manchester di Raw e soprattutto SmackDown, dove il pubblico inglese ha salutato un nuovo campione WWE: AJ Styles.

E non era mai successo che la compagnia eleggesse il suo massimo campione in una terra che non fosse compresa tra Stati Uniti e Canada. In realtà era successo decenni fa in Brasile, ma in un regno che la WWE non riconosce come ufficiale.

E in ogni caso era Oltreoceano. Cosa significa tutto questo? A livello di tempistica è chiaro: le Survivor Series distavano ancora due settimane, cambiare uno dei protagonisti di uno dei match più attesi a 12 giorni dall'evento (che rimane uno dei quattro più importanti dell'anno) permetteva un certo livello di promozione pubblicitaria, sebbene cambiata un po' all'ultimo.

Procedere a tale cambiamento cinque giorni prima delle Series sarebbe stato decisamente più problematico. Sarebbe dunque sbagliato caricare il cambio di titolo in Europa di significati profondi che non ha (almeno del tutto).

Ma rimane il respiro mondiale che questo nuovo rigo della storia della WWE porterà per sempre con sé. E che induce a una ulteriore riflessione. La WWE sembra essersi guardata di fronte allo specchio rendendosi conto di qualcosa che dall'esterno era evidente da tempo.

Questa operazione commerciale del campione assoluto indiano perché l'India è un mercato importante, beh, è clamorosamente fallita. E presentare un match campione contro campione in cui a sfidarsi fossero Brock Lesnar contro Jinder Mahal era mortificante per le Survivor Series, per Brock Lesnar, per il WWE Championship e forse addirittura per la WWE stessa.

Oltre che ridicolo per il povero Jinder, che comunque in sette mesi ha fatto il suo lavoro con professionalità, lottando per quelli che erano copioni, indicazioni della compagnia (vero Sami Zayn e Kevin Owens?) e livello tecnico.

Ma il mondo intero non può fermarsi per venire incontro alle esigenze di un solo popolo. E non solo: lo stesso popolo a cui si fa l'occhiolino non è fesso. Chiaro che se a gente non abituata ad avere un campione di wrestling proponi qualcuno che sventola alta la sua bandiera, questa gente non potrà che esaltare il proprio portacolori come un vero eroe nazionale.

Ma non può essere un ruolo ricopribile da chiunque, solo perché è un proprio compatriota. Esempio: se mai Shinsuke Nakamura diventerà campione WWE (e prima o poi lo diventerà), la WWE stessa avrà facilmente un boom in Giappone con pochi precedenti.

Se però la WWE avesse reso campione WWE Funaki (per sette mesi, tra l'altro) tale scelta sarebbe stata ridicola. In America, Australia, Europa, India e anche in Giappone. Quando Nunzio veniva in Italia, l'Italia impazziva per lui.

Quando Santino Marella veniva in Italia, ha avuto periodi in cui è stato più osannato di altri. Se Enzo Amore venisse in Italia con il suo attuale personaggio, sarebbe fischiato anche in Italia. E per inciso è pure giusto così.

La WWE ha messo il proprio titolo più importante in ostaggio di un lottatore (anzi, meglio ancora, di un personaggio) che non si è rivelato all'altezza di tale compito. E con le Survivor Series alle porte non ha avuto vie di fuga: la sua inadeguatezza al ruolo non era mascherabile in alcun modo.

E così non c'era scelta possibile diversa dal detronizzare il Maharaja. Perché tutto il mondo è paese, e se Jinder Mahal non attira nessun tipo di interesse, attenzione, empatia possibile in America, Australia, Europa e Giappone, non lo farà nemmeno in India.

Un Brock Lesnar vs AJ Styles è match interessante ovunque, anche in India. Un Brock Lesnar vs Jinder Mahal, molto semplicemente, non lo è. Stesso discorso vale per John Cena. Un uomo la cui fama è sterminata a livello mondiale, in qualsiasi angolo del globo vada.

Un uomo che, per capacità proprie e costruzione della compagnia, oltre ad esserne il migliore ambasciatore possibile è diventato quasi un sinonimo stesso di WWE. Una WWE che si è accorta anche di questo e, piuttosto che presentarcelo come anonimo arbitro, l'ha infilato in un match alle Survivor Series.

Aumentandone istantaneamente il valore commerciale per qualsiasi tifoso del mondo. India compresa. .

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