APRON RING

Dirty Deeds - Verità scomode: un quarto d'ora vi seppellirà

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by Marco Enzo Venturini

L'ultima puntata di SmackDown prima di Hell in a Cell ha messo in risalto il colossale problema dello show blu. E Raw se la passa appena meglio...

La domenica di Hell in a Cell, una delle strutture simbolo della WWE, che oltretutto proprio nel 2017 compie 20 anni. Un ppv di SmackDown, il primo da Summerslam (e cioè dal lontano 20 agosto) e il primo in esclusiva addirittura dal 23 luglio, data in cui si tenne il disastroso Battleground.

Insomma, un appuntamento che secondo logica andrebbe segnato sul calendario con il circoletto rosso. Anzi, blu. E invece... Invece a cinque giorni da un evento che dovrebbe spostare ben più di un equilibrio in quel di SmackDown, lo spettacolo a cui abbiamo assistito da Denver in Colorado è stato, senza girarci inutilmente attorno, mortificante.

Gli atleti implicati in quella che dovrebbe essere (ma agli occhi di nessuno lo è veramente) la faida principale dello show si suppone siano coloro che andranno a contendersi la cintura di campione WWE: il Maharaja Jinder Mahal e il suo sfidante Shinsuke Nakamura.

Ma i due, ancora una volta, si sono sfidati solo a parole (per giunta piuttosto male), salvo consumare una rissa sul ring disordinata e soporifera. L'ennesima. Ben più intenso il clima intorno a quello che sarà il reale main event dello show: Kevin Owens contro Shane McMahon.

Ma anche in questo caso solo parole, parole, parole, pestaggi, parole, altri pestaggi, sipario. Chi sperava in qualcosa di più dall'altro Hell in a Cell Match, quello valido per i titoli di coppia, ha assistito a un po' di azione in quel di SmackDown? Nemmeno per sogno: anche tra Usos e New Day solo parole.

E lo stesso dicasi per una faida magari minore, ma non per questo meno interessante: quella appena nata tra Dolph Ziggler e Bobby Roode. Parole, parole, parole. Qualcuno, superficialmente ma nemmeno troppo, a questo punto potrebbe chiedersi: e i match? Eh sì, perché in uno spettacolo che dura due ore e al cui centro si suppone esserci la lotta professionistica non possono mancare i match.

E infatti ci sono stati. Sono stati quattro, ma ci sono stati. Forse però è il caso di passarli in rassegna. Le ragazze che si sfideranno per il titolo femminile si sono sfidate in un due contro due (ovviamente dalle due opposte fazioni).

E Carmella e Natalya hanno battuto Charlotte e Becky Lynch grazie a una Sharpshooter della canadese sulla figlia del Nature Boy. Il tutto dopo 6 minuti e 58 secondi di contesa. Rendendo questo match il più lungo dei quattro, e quindi dell'intera serata.

Eh già, perché in seguito c'è stato Bobby Roode, che ha affrontato e battuto Mike Kanellis in 56 secondi, Baron Corbin che si è fatto sorprendere da Tye Dillinger dopo 5 minuti e 52 di battaglia (ah già, anche il campione degli Stati Uniti AJ Styles non ha combattuto ma solo parlato) e l'immancabile assolo di Randy Orton, che nella bellezza di un minuto e 17 secondi ha piegato la strenue resistenza di Aiden English.

Facendo la somma: SmackDown, nell'ultima puntata prima del suo primo ppv esclusivo da due mesi e mezzo a questa parte, ha proposto ben 14 minuti e 3 secondi di match in uno show di due ore complessive di durata. Domandarsi come a Stamford credano che qualcosa del genere sia vagamente proponibile è difficile, darsi una risposta lo è ancora di più.

Ma davvero SmackDown (già sotto lo scacco di un campione del mondo "per scopi commerciali" come Jinder Mahal) non può dare più di così? In questo caso la risposta esiste, ed è: certo che può dare più di così.

E deve. Gli uomini ci sono, qualche idea anche (si pensi alla faida Owens/Shane, o anche al ritrovato interesse verso Dolph Ziggler). Ma questo mancato ricorso all'azione è inspiegabile, specie quando ci sono una miriade di atleti sottoutilizzati o quasi scomparsi sotto contratto: Sami Zayn, lo stesso Mike Kanellis, gli Hype Bros, gli Ascension, gli ormai popolarissimi Breezango, per non parlare di Erick Rowan e Luke Harper.

Un quarto d'ora d'azione in uno spettacolo d'azione è un paradosso. Che rischia di seppellire questo SmackDown in evidente carenza d'ossigeno (basti vedere le arene ormai costantemente semivuote). Meglio vanno le cose a Raw, con lo Shield sul punto di riformarsi (anche se non si capisce contro chi andrà a collidere, dato che lunedì scorso a Denver i tre ex Mastini della Giustizia hanno scazzato con mezzo roster) e soprattutto Bray Wyatt che stavolta sembra sul punto di dare vita a una storia davvero interessante, oltre che attesissima: quella che vedrà l'avvento di Sister Abigail anche per noi comuni mortali.

Già. Peccato che tutto ciò sia il solito riempitivo per coprire il solito buco: quello della cintura di campione universale nuovamente scomparsa in virtù della nuova, maxi pausa di Brock Lesnar. E in questo caso i minuti da riempire saranno ben più di quattordici...

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