APRON RING

Dirty Deeds - Verita' scomode: Roman Reigns davvero educato da John Cena?

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by Marco Enzo Venturini

Il Big Dog forse non è mai parso convincente al microfono come la scorsa settimana. Quando ha scimmiottato il suo rivale.

Prendete il primo Roman Reigns del post Shield. Quello che provava a muovere i propri passi nel mondo del main event WWE mentre i suoi antichi compari Seth Rollins e Dean Ambrose si menavano tra loro. Ve lo ricordate? Era quello che si scontrava ogni settimana con Big Show e, quando gli parlava, raccontava favolette.

Come quella della pianta di fagioli. Il gigante lo guardava quasi stranito, il pubblico (che nel corso dello stesso anno, quello della Royal Rumble 2014) lo aveva venerato rimaneva ammutolito. E dopo qualche settimana emise la sua sentenza: questo ragazzo non è pronto.

Non ha il carisma giusto. Da allora è successo di tutto, dai tre main event di WrestleMania consecutivi in giù. Ma una cosa è rimasta praticamente costante. La sensazione che questo ragazzone dal fisico scolpito, dal grugno da duro, dalla faccia da schiaffi e dal lungo capello costantemente bagnato quel limite non lo avesse mai colmato.

Lasciamo perdere il livello dei suoi match, perché la sua poca duttilità tecnica sul ring è quasi un luogo comune (in altre parole: le sue poche mosse non è che siano poi così poche, rispetto a tanti colleghi).

Il vero problema era e rimaneva quello di non essere in grado di parlare. Di conquistare il pubblico con un microfono in mano. Caratteristica fondamentale in WWE, che si sia buoni o cattivi. Lo dimostra chiaramente la scelta della WWE di renderlo, progressivamente, un uomo di poche parole.

"I'm not a bad guy, I'm not a good guy, I'm the guy" prima, "This is my yard now" poi. Addirittura quest'ultima frase è stata coniata nella notte ambientalmente più difficile della sua carriera, quella dopo WrestleMania 33.

E, in quasi un quarto d'ora di tempo, quelle cinque parole furono le uniche ad uscire dalle labbra del Mastino. Poi è arrivato John Cena. Che lo ha sfidato su un piano perfettamente studiato dalla WWE, come sempre accade quando si ha il dubbio che una questione possa essere anche personale oltre che pianificata dai booker.

I due si sono parlati davanti al pubblico. E il bostoniano ha preso l'uomo di copertina della WWE di oggi, l'ha piegato a metà, poi in quattro, poi in otto, l'ha buttato in un cestino e poi l'ha ridotto in cenere.

Verbalmente distrutto, questo è quello che tutti hanno detto (inclusi noi).

Ma John Cena ha parlato chiaro, lo ha fatto proprio in queste ore: Roman Reigns ha qualcosa di buono, che tutti nello spogliatoio della WWE conoscono.

E dev'essere davvero così, se è vero che non è mai capitato di sentire nemmeno mezzo collega o ex collega parlare male di lui. Ma aveva un problema, ce l'aveva proprio con il microfono. E il compito di John Cena, il veterano della WWE e il vero fuoriclasse dei promo, è stato quello di aiutare il suo giovane erede in difficoltà.

Insegnargli. Fargli vedere come si fa. La prova, forse è arrivata proprio lunedì scorso a Raw, sul ring di San José in California. Lo spunto è stato l'assenza di John Cena, che in realtà non si stava facendo gli affari suoi a Hollywood, ma stava combattendo in Cina con il roster di SmackDown nelle vesti di ambasciatore in Oriente dell'intera compagnia.

Ma, a meno di una settimana da No Mercy l'occasione era troppo ghiotta per non provare una rivincità sul piano verbale. Ed è stata perfettamente confezionata. Questo Roman è apparso finalmente a suo agio nei panni che la WWE gli ha fatto indossare a forza da anni: quello del trascinatore delle folle.

E come ha fatto il samoano a completare questa metamorfosi? Strappando una pagina della storia personale proprio di John Cena. Questa: Roman l'ha presa e reinterpretata a modo suo.

Non copiata, attenzione. Ma assimilata e fatta sua con una prova finalmente magistrale. Eccola: Che dire? Il risultato è stato ottimo.

In particolare il finale, con la stessa frase: "I see you next week, movie star". Con lo stesso atteggiamento, guardando in camera. E con lo stesso movimento del microfono, fatto roteare in aria (e purtroppo tagliato dalla WWE nel video di Roman).

Chissà, forse Roman per diventare John Cena doveva provare a essere John Cena. O forse davvero scontrarsi contro un tale simbolo della WWE lo ha aiutato a completare il passo finale per diventare grande. .

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