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Dirty Deeds - Verità scomode: Vince McMahon cambia di nuovo i tempi WWE

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by Marco Enzo Venturini

Il sanguinoso segmento con Kevin Owens non sarebbe stato proponibile negli ultimi anni. E questo passo indietro della WWE la proietta potenzialmente in un'era del tutto nuova.

L'hanno chiamata Sin City SmackDown Live, la puntata di martedì scorso. Ossia la SmackDown della città dei peccati. E c'è da dire che sul ring di Las Vegas, in Nevada, di peccati se ne sono visti tanti.

A partire da quanto messo in scena da un encomiabile Kevin Owens e soprattutto da Vince McMahon, l'uomo che nel corso della storia più volte è riuscito a prendere la sua creatura - la WWE - e a cambiarle faccia, stravolgerla, rivoluzionarla a seconda dei tempi.

Già Kevin Owens aveva dimostrato nei precedenti episodi della sua personale crociata contro Shane McMahon di essere perfettamente a proprio agio nei panni del nemico dell'ordine precostituito, dell'autorità ancor prima che dell'Authority.

L'attacco perpetrato ai danni di Vince gli ha fatto compiere un passo ulteriore: lo ha reso un punto fermo da cui far ripartire una potenziale, nuova epoca. Sì, perché Vince non si è mai fatto troppi problemi a diventare protagonista dello show.

Ma in altri tempi. E proprio il fatto di centellinare le sue presenze sul ring, negli ultimi anni, hanno reso tali presenze dei gioielli preziosi. Si pensi alla precedente volta che lo abbiamo visto in azione, la notte dopo WrestleMania a Raw.

La gente, al solo vederlo scendere dalla sua limousine, era letteralmente impazzita. Vince in passato ha dato e preso botte da orbi, è stato protagonista e vittima di soprusi che vanno ben oltre il senso comune dell'umiliazione, si è piegato alle esigenze dello spettacolo come pochi hanno fatto al suo livello.

Ma ormai ha 72 anni, si poteva pensare che il suo tempo fosse finito. Almeno nelle storyline. Come no. La scorsa puntata di SmackDown ha vissuto un momento talmente violento, intenso e brutale da sembrare quasi vero. Uno di quei segmenti che ci fanno dimenticare che in azione ci sono dei professionisti, preparatissimi e che stanno seguendo (più o meno alla perfezione) un copione predeterminato.

La storia fila talmente bene da sembrarci vera. Reale. Che si sta consumando davanti ai nostri occhi. E la WWE ha tracciato un solco tutto nuovo, proprio perché ha dimostrato di sapersi fidare di questo Kevin Owens. Che ha brutalizzato il suo capo a suon di testate, pugni, calci in faccia e soprattutto un Frog Splash dal paletto che certo non sarebbe stato permesso da Vince se non sapesse di trovarsi di fronte un professionista con i fiocchi.

Che quindi non avrebbe lasciato alcun margine al benché minimo errore di esecuzione. Ma c'è anche altro. Dopo mesi e mesi di spettacolo scialbo, spento, senza mordente, la WWE ha capito che serviva una scossa.

Deflagrante, rispetto al recente passato di una primavera e un'estate da dimenticare quanto prima. E ha deciso di regalare al suo pubblico qualcosa di nuovo. E anche vecchio, se vogliamo: i richiami all'Attitude Era (con tanto di sanguinamento del Boss) sono evidenti.

Ma questo salto indietro somiglia molto più a un balzo in avanti. Perché la WWE degli ultimi anni un segmento del genere non se la sarebbe potuta permettere. Ed è servito un ritorno di Vince in persona per tornare indietro, o meglio andare avanti.

Dimenticandosi una volta tanto le parole in libertà, i promo perfetti e i match più o meno strepitosi a livello tecnico. Si è invece dato spazio alla violenza, all'azione, al bene che si scontra con il male.

E alla fine soccombe, prima di rialzarsi e trovare la sua vendetta. Qualcosa di cui ci eravamo dimenticati da tempo, ma che ora potrà trovare di nuovo il suo risalto. Grazie al vecchio, sempreverde Vince, che agli occhi dei suoi detrattori non riesce più a stare al passo con i tempi.

E che invece, ancora una volta, è stato capace di cambiarli, i tempi. .

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