APRON RING

Dirty Deeds - Verita' scomode: Randy Orton contro natura

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by Marco Enzo Venturini

In vista di Backlash c'è qualcosa che non torna nel campione WWE. Specie dopo il suo intervento anti-Indy su Twitter.

Qual è la natura di un campione? E' una domanda complicata, per un semplice motivo: non esiste una sola risposta. Anzi, la differenza tra il "normale" campione e la stella assoluta forse sta proprio qui.

La stella infatti è il campione che non si adatta al ruolo - appunto - di campione, ma ridisegna lo status di campione intorno a se stesso, al suo personaggio, alla sua persona.

Non è cosa da tutti.

Ma di tanto in tanto in WWE ci sono lottatori che riescono a compiere questo salto.

Guardate cosa è successo a Raw lunedì scorso in quel di Newark, New Jersey. Qui il General Manager Kurt Angle non si è limitato ad annunciare i cinque atleti che si contenderanno il ruolo di primo sfidante al WWE Universal Championship di Brock Lesnar.

Ha proposto uno dopo l'altro i volti dei cinque in un'ipotetica immagine promozionale di Extreme Rules, faccia a faccia con il campione. Ascoltate con attenzione le reazioni del pubblico: poco rumoroso con Samoa Joe (personaggio che ancora sta finendo la sua evoluzione nel main roster) e Bray Wyatt (bisognoso per l'ennesima volta di una ricostruzione quasi da zero), anche Seth Rollins non ha infiammato il pubblico come gli altri.

I decibel più alti sono arrivati infatti con Finn Bàlor e Roman Reigns, che come al solito si è beccato una selva di fischi ma anche qualche boato.

Questo perché? Perché Finn Bàlor e Roman Reigns vengono proposti secondo la loro natura (il primo lotta al massimo delle proprie possibilità, sorretto dalle sue incredibili doti tecniche e dalla sua tempra inesauribile, il secondo finalmente sta apparendo nella sua forma migliore, quella di duro che non deve chiedere mai e a nessuno, non come il supereroe trascinatore delle masse che non è).

Seth Rollins, per quanto amatissimo dal pubblico, è ancora leggermente sacrificato per quelle che sono le sue migliori doti. Le abbiamo viste nell'epoca dell'Authority: il tempismo, l'opportunismo, la capacità di cambiare velocità, la faccia da schiaffi e la "risata da cattivo".

Ora, in questa versione "buona", non è ancora del tutto a suo agio. E il pubblico se n'è accorto.

E qui passiamo a quello che sembra essere il più grande equivoco del periodo in WWE.

E' di casa a SmackDown e, con Backlash alle porte, rischia di esplodere in tutta la sua gravità.

Perché tutti aspettano Nakamura e Dolph Ziggler, perché lo scontro tra Kevin Owens e AJ Styles è molto più atteso rispetto a quello valido per il titolo di campione WWE? Semplice: perché quello che stiamo vedendo adesso è un campione che ci appare contro la sua natura.

Quella più vera e profonda.

Parliamoci chiaro: Randy Orton non è un face. Non lo è nel modo classico. Mai lo è stato e mai lo sarà.

Intendiamoci, Randy è amatissimo.

Ma non può essere un trascinatore di folle alla The Rock, Stone Cold, John Cena, Daniel Bryan, CM Punk. E nemmeno Eddie Guerrero, che (seppure in maniera diversa dalla sua) anche quando era face non lo era mai del tutto.

Stiamo parlando di un lottatore che si identifica con la Vipera.

Di uno che entra nel ring e cammina dritto per la sua strada, arriva sul ring e si bea. Un heel perfetto. Che da face funziona, ma quando ha un'autorità contro la quale scontrarsi. Magari risultando vincitore alla fine.

Ma non può trascinare, mettersi un roster sulle spalle e respingere il cattivo di turno (specie se è uno come Jinder Mahal).

Guardate l'ultima puntata di SmackDown.

A Manchester, in New Hampshire, Renee Young gli ha chiesto di parlare del suo avversario. Randy ha risposto facendo la faccia brutta e dicendo che è semplicemente un coglione. Questa non è una risposta da face. Non lo è in nessun modo possibile.

Soprattutto ripensiamo a quanto Randy ha scritto su Twitter in settimana.

Ha difeso se stesso e la sua professionalità da chi pretende più azione sui ring della WWE, e più tecnica. Ma non lo ha fatto come avrebbe fatto il suo eterno nemicoamico John Cena. Non ha parlato di dare del proprio meglio, non mollare mai, lavorare tutti i giorni a testa alta e tutta la filastrocca che tutti conosciamo.

Ha detto che i mostri della tecnica lottano davanti a 150 persone e non possono competere con il suo conto in banca. E zitti tutti.

Questa non era una risposta di Mister RKO, era proprio Randall Keith Orton a parlare.

Lui è fatto così, non gli si può chiedere di fare sorrisi o di accarezzare bambini.

Cioè, si può anche farlo. Ma si andrebbe contro la sua natura.

Ecco perché la WWE ha bisogno di un altro Randy Orton, quello infame già visto tante volte.

Incluso nella costruzione pre-WrestleMania, con i giochini mentali ai danni di Bray Wyatt.

Perché questo Randy Orton buono a tutti i costi contro i cattivoni di turno non funziona. Non è John Cena, è Randy Orton.

Backlash ormai è andato, la speranza è che la WWE se ne renda conto prima dell'inizio della prossima faida titolata (vero Rusev?). .

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