APRON RING

Dirty Deeds - Verita' scomode: SmackDown e la frittata da capovolgere

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by Marco Enzo Venturini

La WWE prova a rimediare ai suoi errori nello show blu. Ma il lavoro da fare sembra ancora parecchio.

A volte la vita ci porta a commettere degli sbagli. Sbagli talmente clamorosi che una semplice azione può provocare conseguenze alle quali c'è sì un rimedio, ma per metterci una toppa serve tempo, tanto tempo.

E costanza.

Spacchi un oggetto con un gesto e devi stare lì per ore a rimontarlo. Ti giri malamente e fai cadere per terra un vasetto pieno di un liquido che ti porta via tutta la giornata per pulire. Scambi i lottatori di Raw e SmackDown un po' alla leggera e ti ritrovi per settimane con in mano faide dal senso discutibile.

Eh già.

Perché in settimana la WWE è stata a Londra, dove si sono tenute sia la puntata di Raw che quella di SmackDown. E in particolare nello show blu è apparso evidente quanto il mondo della WWE stia provando a rimettersi in piedi, con tutta la calma e la cautela necessaria, ma sia ancora praticamente ribaltato.

Bene o male a Raw le cose stanno tornando a filare in maniera abbastanza ordinata.

Seth Rollins è alle prese con Samoa Joe (che continua ad essere spietato anche al di là della logica, ma è il suo personaggio e va bene così), Roman Reigns continua a collidere con Braun Strowman in una faida che tutto sommato si sta rivelando migliore rispetto alle aspettative, The Miz e Dean Ambrose stanno dimostrando che portare avanti una faida dignitosa seppure piena di segmenti comedy si può.

E lo spettacolo complessivo ne sta giovando.

Certo, resta quel piccolo problemino del titolo assoluto dello show che mancherà ancora per due mesi, ma ne abbiamo già sufficientemente parlato. E a Raw in qualche modo stanno imparando a farsene una ragione.

A SmackDown invece continua a sembrare in atto un autentico cortocircuito.

I due lottatori che secondo logica dovrebbero essere il traino dello show sono invischiati in una faida per il titolo secondario (AJ Styles e il campione degli Stati Uniti Kevin Owens), il campione WWE ha raggiunto livelli di anonimato mai visti nella sua carriera (che pure di regni opachi non è che non ne abbia avuti) e soprattutto deve vedersela con uno che fino all'altroieri serviva solo per jobbare agli esordienti o ai reduci da lunghi infortuni.

In WWE se ne sono accorti che questo Jinder Mahal era una barzelletta, perciò hanno deciso di cominciare a farlo vincere.

Il risultato ricorda quella metaforica immagine che suggerivamo all'inizio: sembra che la WWE si sia messa a togliere con straccio insaponato e olio di gomito una terrificante macchia da lei stessa provocata.

Perché ora Jinder Mahal lotta nei main event e li vince pure.

Ma la memoria dei fan non è quella di un criceto o di un pesce rosso. Il fatto che un ragazzo che si è fatto le ossa per anni e ha dovuto accettare sconfitte anche umilianti a ripetizione ora sia al centro di un poderoso push che può valorizzarlo agli occhi di tutti è una buona cosa.

Anzi, ottima. Ma in un mondo come la WWE la narrazione è tutto. E qui la narrazione ha fatto un balzo in avanti troppo veloce per non risultare strana, o addirittura incoerente.

E quindi è chiaro: se il campione WWE a Backlash deve affrontare uno che ha fatto il jobber per sei anni (e che secondo storyline è in federazione solo grazie a una coltellata nella schiena di Heath Slater che stava cercando di farsi assumere a Raw, ricordiamolo), questo ex jobber non può arrivare a Backlash senza aver vinto nemmeno uno straccio di match con un atleta di primo livello.

Ma farlo vincere così è troppo lontano da una realtà a cui comunque lo sport-intrattenimento deve quantomeno somigliare.

Ma in WWE ci stanno provando. Sanno di aver fatto il passo più lungo della gamba, ma ora ci stanno provando.

Stanno lentamente rimediando alla frittata. Che, guarda caso, per venire buona dev'essere capovolta. Come questa disgraziata versione di SmackDown, uno show capovolto rispetto ai fasti del post Draft 2016. .

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