Dirty Deeds - Verità scomode: Paul Heyman è un mostro, e pure Jimmy Uso aveva ragione

I recenti fatti legati alla Bloodline confermano come tutte le vicende scritte a SmackDown intorno a Roman Reigns e parenti abbiano un filo che prima o poi si chiude.

by Marco Enzo Venturini
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Dirty Deeds - Verità scomode: Paul Heyman è un mostro, e pure Jimmy Uso aveva ragione
© WWE on Fox / Fair Use

Ci siamo abituati da tempo immemore, con i mesi che ormai sono diventati interi anni. Eppure siamo ancora in grado di sorprenderci per la profondità, l'abbondanza di dettagli e spunti di interpretazione, ma soprattutto l'incredibile capacità che la WWE sta dimostrando nel riuscire a collegare tutti i capitoli, unire tutti i puntini, chiudere tutti i fili quando deve portare avanti le vicende della Bloodline. E in settimana ne abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione, che va anche oltre l'aspetto che prima di ogni altro salta all'occhio: quanto coraggioso, spericolato, devoto al lavoro e incredibilmente bravo sia Paul Heyman.

Il segmento che venerdì scorso ha chiuso SmackDown dal leggendario Madison Square Garden di New York è ciò che si definisce un "instant classic". Nel momento stesso in cui lo stavamo guardando era impossibile non rendersi conto che sarebbe entrato nella storia. Che tra uno, dieci, vent'anni sarà riguardato e riproposto, con i fan che (come hanno sempre fatto) lo useranno per rimpiangere "i bei tempi andati". E le ragioni sono moltissime: anche maggiori rispetto a quelle che viene più istintivo notare e far notare.

Quel Paul Heyman che ha commosso il mondo

Della resa scenica di un Paul Heyman distrutto e consumato nell'animo si è già parlato tantissimo, ovunque, sin da venerdì notte. Ed è giusto spenderci qualche parola anche in questo contesto: il Wiseman è stato magistrale sin dal momento in cui si è fatto vedere dai fan di tutto il mondo afflitto, trasandato, con occhiaie profonde come una grotta, barba e capelli in disordine e addirittura un incarnato del viso che trasmetteva tutto tranne che la sensazione che fossimo di fronte a una persona in salute. Se avesse potuto, probabilmente, ci avrebbe fatto arrivare fin dentro casa nostra anche la puzza di un uomo che non si lava da giorni.

Già nelle passate settimane aveva mostrato il terrore e il fastidio provati nel doversi ancora mostrare insieme a una Bloodline che non riconosce più e nella quale non si riconosce più. Tanto più che il sentimento era palesemente ricambiato, proprio mentre il potere di Solo Sikoa aumentava. Serviva però un atto di rottura, un momento davvero epocale per dare a quest'ultimo l'impressione di rappresentare davvero una minaccia a SmackDown e di conseguenza un'entità che i fan potessero temere e odiare fino in fondo. Il segmento con CM Punk a Chicago aveva posto le basi (anche grazie a quel "Portami via con te" sussurratogli proprio da Paul Heyman), a New York si è andati fino in fondo.

Paul Heyman ha fatto il miglior regalo possibile alla Bloodline, a Roman Reigns e a Solo Sikoa stesso. Alla prima, restituendole rilevanza, al secondo, canalizzando ancora di più l'attesa per la sua assenza in un genuino affetto da parte dei tifosi, e al terzo che ha finalmente completato la sua transizione a mostro grazie al pestaggio finale. Il vero mostro è però proprio Heyman: per la recitazione prodigiosa che è stato in grado di offrire, per il senso di fragilità, dolore e compassione che ci ha trasmesso, e anche per dedizione e coraggio. Stiamo pur sempre parlando di un signore di 58 anni, che pesa più di 100 kg e che non è mai stato un lottatore (pur masticando wrestling da decenni) in grado di subire colpi, mosse, manovre e addirittura una Powerbomb su un tavolo senza colpo ferire.

Tanto di cappello.

Le parole della Bloodline non vanno mai al vento

Altro aspetto, non meno importante di quello che abbiamo appena elogiato, è però un altro che allarga ancora di più il campo. Si parlava di scrittura, e di come le vicende della Bloodline chiudano capitoli che sembravano dimenticati da settimane o addirittura mesi. L'esempio più ricordato e celebrato è quello di Cody Rhodes che promise a Roman Reigns di portargli via tutto e di renderlo un Tribal Chief senza più tribù. Cosa, di fatto, concretizzatasi dopo WrestleMania XL. Ma anche un altro personaggio ci aveva visto lungo, e forse non è il primissimo che vi verrà in mente.

Ricordate SummerSlam 2023? In uno dei momenti più deludenti dell'intero arco narrativo della Bloodline, Jimmy Uso di fatto regalò la vittoria a Roman Reigns nel controverso Tribal Combat per l'Undisputed WWE Universal Championship contro Jey Uso colpendo il fratello gemello nonché alleato con un Superkick, salvo spiegare a SmackDown di averlo fatto non per la volontà di tradirlo quanto per quella di proteggerlo. Temeva infatti che il ruolo di Tribal Chief lo avrebbe corrotto e reso malvagio.

I successivi fatti smontarono buona parte della profondità del suo messaggio, visto che ben presto Jimmy tornò nella Bloodline ricoprendo peraltro il ruolo di spalla comica (intanto Jey Uso era a Raw a scalare le gerarchie del roster). Nel frattempo però non soltanto è tornato buono, ma qualcuno ha reso reale il suo anatema. Semplicemente non si è trattato del suo fratello gemello, ma di quello minore: Solo Sikoa.

Resta il fatto che il lungo romanzo samoano è ben lontano dal potersi definire concluso. Paul Heyman ha dato tutto sé stesso per dargli nuova forza, ma la sostanza non se n'era mai andata. Specie se il quadro generale è sempre stato così chiaro alla WWE come sembra essere. Anche nelle parole di un apparente comprimario come Jimmy Uso, dopo un evento che all'epoca fece storcere il naso anche al più sfrenato sostenitore di Roman Reigns e della sua Bloodline. Che ora, chissà, proprio sulla base di quelle parole potrebbero basare la loro inevitabile rinascita.

Paul Heyman Smackdown Roman Reigns
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