The Prizewriter - La Pasqua del Wrestling

La Trinità che rende l'AEW inarrivabile.

by Ernesto Bosio
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The Prizewriter - La Pasqua del Wrestling
© AEW TBS/Fair Use

Benritrovat@ per una nuova scoppiettante edizione del PrizeWriter, l’editoriale più heel del wrestling web.

Siamo a meno di 3 settimane da WrestleMania ma il focus di questo pezzo non sarà lo Showcase of the Immortals.

Sarà una 40esima volta che, come ho già ampiamente espresso nelle scorse trattazioni non tiene fede alla magnitudine della propria nomea, mentre si avvicina inesorabilmente senza che nessuna delle faide abbia più molto da dire (a patto che ne abbia mai avuto).

Dall’altra parte della barricata invece si può parlare di vera e propria rinascita del prodotto.

La triade del sogno

Già la sola aggiunta di Ospreay, il miglior wrestler al mondo oggi (e che carisma e presenza elettrica anche fuori dal quadrato!!) metteva la All Elite Wrestling sulla cresta dell’onda del momento, ma Tony Khan ha voluto strafare, mettendo sotto contratto, e che contratti, anche il migliore wrestler giapponese e la più grande personalità femminile, l’unica che ha un ruolo anche al di fuori del business.

Ovviamente stiamo parlando di Kazuchika Okada e Mercedes Moné.

Questi tre colpi di wrestling-mercato sono veramente impareggiabili, perché la federazione di Jacksonville si assicura quelli che sono i migliori già oggi, ma lo saranno anche domani, data la tenera età, certificando senza dubbio la superiorità tecnica del roster, certamente il più ricco al mondo.

Tre free agent del loro calibro, più uno degli ultimi arrivati Jay White: tutti hanno scelto questo approdo, lanciando un forte segnale di attaccamento verso la disciplina intesa nella sua accezione più pura.

Will "by God" Ospreay

Andando in ordine, e partendo dall’Aerial Assassin, dopo le scaramucce messe in stand by con la Family, ecco la sfida lanciata dalla leggenda Bryan Danielson. Un’accelerata che andava fatta, altro che inizio in sordina! Con the American Dragon al suo ultimo anno da full timer questa palla andava presa al balzo, ed ecco quello che giustamente è già il match dell’anno ancor prima di essere stato disputato, vista anche la cornice che le pochissime parole dette hanno già saputo preparare (forse dovrebbero prendere appunti Cody Rhodes e compagnia bella, che mettono inevitabilmente in secondo piano l’aspetto fondamentale, ossia il ring ed il titolo).

Che personalità

Okada dopo un inizio per nulla alla sua altezza, senza proclami e dal nulla, già alleato ai corporate Bucks nella nuova Elite, è indirizzato verso il fresco Continental Championship, e probabilmente quando uscirà questo pezzo sarà già campione. Titolo questo pompato oltremodo - a discapito della sua credibilità - dalle vittorie di Eddie Kingston contro Mox e Bryan (due volte) e persosi nel troppo che stoppia del triple crown. Al dorato cospetto del Rainmaker l'alloro potrebbe diventare qualcosa in più della terza cintura del mid/uppercarding. Fino ad ora nelle sue dosate e minimali apparizioni il fuoriclasse giapponese ha bucato lo schermo, sfoggiando un inglese fluido e grande personalità.

Alla faccia dello stereotipo dei giapponesi inespressivi e non anglofoni. Il futuro non può che essere radioso al suono del tintinnio.

CEO

In ultimo l'esordio, notevole ed originale di Mercedes Moné. Ho trovato vincente che sia avvenuto così, ad inizio puntata, evitando inutili attese per un fatto già così palese. Tutto era apparecchiato per lei, come una del suo calibro merita. E chi si lamenta della mancanza di sorpresa non considera il bisogno da parte della fed di vendere biglietti per riempire i palazzetti. Meglio forse la pallida comparsata d’esordio di Okada?

Non le si poteva chiedere più iconicità, essendo in presenza della più diva - in senso letterale e non rimembrando tristi fasti - delle 4 Horsewomen, le alfiere della Women’s Revolution. Concetto che giustamente l'ex Boss ha rimarcato con orgoglio, auspicandone il risorgimento.

La sua aura da rinnegata, di chi si è ribellata al sistema, non possono che renderla il volto perfetto della divisione, come fu con CM Punk. L’AEW ha visto la sua nascita in questa piena contrapposizione, e si nutre tutt'ora della voglia di rivalsa verso un certo tipo di wrestling/intrattenimento. Chi può incarnare meglio questo concetto della fu Sasha Banks?

Questo deve essere il punto di partenza per un risveglio della divisione femminile, ora non ci sono davvero più scuse, con un roster davvero futuribile, ricco e talentuoso.

Grandeur

Tutti i più grandi wrestler (badate bene, non dico intrattenitori) al mondo sono qui. Sul ring la WWE non può neanche lontanamente competere in termini di starpower ed abilità.

Adesso anche il booking sta trovando una sua direzione.

Se non vedo l’ora di vedere la puntata successiva, vuol dire che è stato fatto un ottimo lavoro.

È la certificata resurrezione, rimanendo in tema pasquale, di un prodotto che dopo le meritate critiche degli ultimi, dolorosi, periodi oggi merita anche elogi.

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