The Prizewriter - Rocky, Roman, Cody



by ERNESTO BOSIO

The Prizewriter - Rocky, Roman, Cody
© WWE YouTube / Fair Use

Benritrovat@ amiche ed amici di WorldWrestling! Pront@ per una nuova calda argomentazione!

If you smell what the PrizeWriter is cooking...

Il volubile spazio tempo della Road to WrestleMania di quest’anno ci sta regalando un pelino troppi colpi di scena.

L’editoriale di una settimana fa merita di essere sovrascritto in modo subitaneo, data la mole di eventi che hanno scombussolato la marcia in avvicinamento alla notte delle notti con destinazione finale della rotta: l’isola della rilevanza.

I due main event previsti per le due notti, che rendevano la traiettoria verso filadelfia colma di scontatezza, hanno visto stravolgimenti non di poco conto.

Da Punk/Rollins; Cody/Reigns a...

In ordine abbiamo avuto:

CM Punk che issa bandiera bianca. Lasciandoci interdetti sul quale possa essere lo sfidante migliore per il campione dei pesi massimi di Seth Rollins (da ricordare come anche la sua presenza sia data in forse).

Seth Rollins stesso che cerca di convincere Cody Rhodes, con motivazioni credibili, a rivedere la canonica scelta del campione da sfidare, dopo che il vincitore della Royal Rumble aveva già additato il proprio destino, atto secondo.

The Rock che dopo il teaser ritorna a SmackDown per sfidare apparentemente il capo tribale.

- Cody Rhodes che si fa da parte, almeno per WrestleMania, lasciando strada libera alla lotta in seno alla dinastia samoana.

Il tutto, e scusatemi se non è poco, ha generato una pseudo rivolta del fan medio, che si è schierato apertamente con Cody - usurpato della conquistata possibilità di terminare la propria storia - e contro la proposizione dello scontro fra cugini.

Tutto questo mentre uno scandalo di proporzioni mai viste piomba sulla testa di Vince McMahon, l’ex padre/padrone della federazione, ora diventata una confederazione di sports di combattimento, con una prospettiva di damnatio della memoria, insieme anche al pare coinvolto Brock Lesnar.

Questi i fatti crudi e puri, adesso addentriamoci nelle considerazioni sparse.

WrestleMania XL senza CM Punk

Iniziamo dal fatto più triste: l’infortunio occorso al BITW.

Che il nativo di Chicago abbia ormai una evidente predisposizione all’infortunio muscolare è cosa nota, che questa lo abbia portato ad infortunarsi nei primi 15 minuti lottati in WWE dopo 10 anni è più che grave, e pare potersi dimostrare la pietra tombale sulla sua carriera nel wrestling lottato.

Phil con un promo magistrale e commovente in quel di RAW ha detto che non smetterà di propugnare la propria lotta, vero, insignificante rispetto a quelle vere, drammatiche, della vita reale; ma che riproverà l’anno prossimo a coronare il suo sogno: presenziare nel main event di WrestleMania.

Tradotto in: spero di poter ritornare sul ring, ora che le possibilità sembrano sempre più ridotte. Non tanto per la gravità dell’infortunio, ma per la ricorrenza di questi nella sua ultima parte di carriera.

Ovviamente la prima sensazione è lo sconforto più pieno.

Se ne va così il personaggio maggiormente interessante di tutto il wrestling, l’unico che è in grado con la sua sola presenza di rivitalizzare in toto una federazione.

In quel momento tutto l’hype per lo Showcase of the Immortals scema di brutto, privandoci di una delle sue stelle più brillanti e di una sfida all’altezza per Seth Rollins. Con tutta la delusione del poter assistere, due volte di fila, e con l’aggravante del 40ennale, allo stesso main event, per giunta stavolta dal risultato scontatissimo, ossia Roman Reigns vs Cody Rhodes.

Più avanti in quella serata ecco l’inaspettato. Il Monday Night Messiah, rimasto orfano della sua nemesi, con la quale lo scontro era già pronto dai tempi delle Series, si insinua nella mente di Cody per tentare di convincerlo a lottare per il proprio titolo, il titolo di suo padre, il titolo del popolo, il titolo di chi suda e sanguina per l’onore, tutte le settimane. Cody si dimostra colpito. Mossa molto interessante, anche in storyline, con un Seth Rollins che, sebbene ora infortunato, vuole provare a tutt@, ma soprattutto a se stesso, di essere il miglior campione possibilie, cogliendo l’opportunità sia di sfidare il vincente della Rumble, sia di riscattarsi nel suo vergognoso score con il medesimo. Questo immeritatissimo, con il figliol prodigo forte del 3-0 maturato nel 2022.

Seth eleva il suo character di fighting champion, abbandonando forse definitivamente le vesti del giullare (da notare anche il cambio di guardaroba). Così si insinua il dubbio in noi fan, con una flebile, ma accesa, fiammella di speranza che si eviti la minestra riscaldata  che sarebbe la riproposizione del main event dell’anno scorso.

Che si possa salvare WrestleMania?

Si arriva a venerdì.  È da attendere la risposta di Rhodes a Rollins, e di Roman a entrambi… Quest’ultimo giustamente non esita a metterli in riga, pavoneggiandosi dall’alto della propria grandeur di campione più longevo del millennio. Ritiene l’altro titolo mondiale quello della serie B, il proprio il vero premio da conquistare, e si erge a montagna da scalare, a isola da scoprire.

In quel momento arriva Cody e si pensa, mannaggia, la speranza è finita. Ci sorbiremo la scontata lieta fine della storia

Lui, sì, finirà la sua storia, e porterà tutto, compresa la magia della notte delle notti, via a Roman Reigns…

Ma colpo di scena… Non a WrestleMania!!!

Ha parlato con le leggende, come un capo indiano che consulta gli spiriti degli antenati, e queste lo hanno indirizzato: una di queste, una vecchia conoscenza del capotavola è qui!

Tripudio generale dei fans sugli spalti: ecco The Rock.

Cody, giustamente, si fa da parte di fronte al campione del popolo

Primo leggendario face to face con Roman, atteso da anni, almeno da quando 9 anni fa Rocky ha consacrato l’ex Big Dog, alzandone lo statuario braccio dopo la vittoria della Rumble.

Nessuna parola: solo brividi.

L’unico finale disponibile per un edizione di Wrestlemania che si possa definire davvero XL.

L’hype per il Grandaddy of Them All risale alle stelle, in un’edizione così storica uno solo può essere il main event.

Di una portata storica, uno dei più maestosi di sempre. Il ritorno al wrestling dell’attore più famoso al mondo, contro il campione più dominante della storia recente.

Ora o mai più

I due parenti in collisione, a terminare una storyline durata quasi 4 anni.

Che però adesso, anzi già l’estate scorsa, è arrivata al punto di non ritorno, allo stagno creativo, perdendo ogni interesse al suo riguardo, trasformandosi prima in una soap opera dai colpi di scena non necessari, e poi nel nulla che è ora, trascinata stancamente solo dal proprio capotavola, senza alcuni altri coprotagonisti, che invece sono coloro che l’hanno resa grande e indelebile, vero Jay e Sami?

Altro che fine della storia

We want Cody… ma perché?

Si possono addurre varie motivazioni a tale fenomeno.

Questa può essere la rivolta, tanto per fare qualcosa, del fan medio della IWC (internet wrestling community), animato come al solito da quella volontà di polemizzare, di gridare più forte allo scandalo per farsi sentire un po’ meno insignificante, per una volta soltanto e di vomitare odio per sfogare le bassezze più becere…

Oppure la WWE sta cavalcando abilmente, anzi sta sussurrando all’orecchio, serpeggiando il concetto fra le menti più volubili dei fans, per instillare questo dubbio, e poi cavalcarlo in un secondo momento, per i suoi fini, ossia rendere sempre più over Cody (cosa che senza le vibes da Yes Movement che ha generato l’inserimento della Roccia il principino si poteva solo sognare).

O infine la stessa ha scelto questa via per trovare qualcosa per cui fare accapigliarsi i fan, distraendoli dalle ben più nefaste vicende di scandalo societario.

Dico solo che il fan che vuole la minestra riscaldata invece del match del secolo se la meriterebbe tutta.

Pare aberrante pensare che si gradisca di più un match non trascendentale, già visto (e con un unico finale possibile, tra l’altro) e nemmeno lontanamente paragonabile agli storici, e dovuti, atti secondi della storia di WrestleMania come Triple H vs Undertaker; Shawn Michaels vs Undertaker; The Rock vs John Cena; Stone Cold vs The Rock ecc…

Chi erge Cody a novello Chris Benoit (ops), o Daniel Bryan, 20 e 10 anni dopo, non ha probabilmente colto il punto.

Le storie non potrebbero essere più diverse.

Imporsi o essere imposti

Daniel Bryan, con il suo talento generazionale e la sua tenacia, ha scalato le gerarchie totalmente da solo, diventando over con la sua presentazione nel team Hell No buttando letteralmente giù le arene con un niente. Un semplice “yes” diventato icona.

Un movimento, quello, veramente generato genuinamente dai fans del GOAT, che andava in quegli anni a scagliarsi contro la tirannia di regime del vecchio, che proponeva i suoi match fra omaccioni, e non si poteva nemmeno sognare di vedere questo underdog, reduce delle indies, scalare le vette del monte più alto dello sport entertainment. Motivo per il quale lo stesso anno CM Punk aveva fatto baracca e burattini.

Cody è quanto di più lontano possibile da questa figura.

È un raccomandato, un figlio di papà vezzoso ed egocentrico.

Uno che non ha avuto problemi a sputare dove ha mangiato, a farsi beffe del suo passato, a provocare apertamente, a creare il suo giocattolino con l’Elite, solo per usarlo come trampolino di lancio per tornare dove, per demerito, o mancanza di abilità, era riuscito a farsi cacciare.

Gli è stato servito tutto su di un piatto d’argento. Nel salto della barricata ha mantenuto lo stesso personaggio che i fan smart della AEW avevano rigettato, e chi i mark della WWE oggi osannano, il pathos, i fuochi d’artificio, la possibilità di fare il supereroe.

Non c’entra proprio nulla con Bryan, perché è un manichino, artefatto, stucchevole, senza grandi abilità, né fuori dal ring, dove recita il promo sempre pedissequamente impostato e meccanico (una copia sbiadita e infinitamente meno carismatica di John Cena) pronto a fare della marchetta americana per farsi tifare dai bifolchi mononeurone delle arene statunitensi; né tantomeno sul ring, dove è un buon performer ma nulla di più.

In due anni…

Dal suo ritorno è stato pushato all’inverosimile, ha annichilito chiunque gli si sia messo di fronte, tra cui Seth Rollins - in un match irrealistico senza un braccio, a farsi beffe di noi e della sospensione dell’incredulità -, Brock Lesnar, Gunther nella Royal Rumble. Ha interrotto, rovinandole, diverse ascese, sempre con il suo autoproclamarsi come salvatore della patria. Ha svenduto continuamente il nome di suo padre, per proporsi in alto.

Ha sconfitto  tutti, tranne Roman Reigns. E sarebbe stato bello che questa realtà rimanesse tale…

Ha vinto due Royal Rumble di fila entrando nel club esclusivo di Michaels, Hogan, Austin, e ottenuto già un main event di WrestleMania, che per amor del cielo non ha vinto.

Alla faccia di chi è stato per anni in WWE... Lui dopo un anno solo arriva a toglier loro il posto, esattamente come starebbe facendo oggi The Rock a lui (vero Sami?)

Ma ecco il nuovo fulmine a ciel sereno.

Arriviamo alla conferenza stampa (da quando si svolgono qui i colpi di scena in storyline? Scuola NJPW) che ha di nuovo mescolato tutte le carte in tavola.

  • Roman che sceglie Rocky in un clima amichevole, il tavolo imbandito per una sfida in famiglia, ad onorare la dinastia samoana. La stretta di mano fra le due leggende.
  • Cody che si rimangia la scelta, forse piccato dall’arroganza del People’s Champ, e sfida apertamente Reigns.
  • L’annessione alla Bloodline di Rocky, in sovraordinazione al cugino. L’apparente alleanza dei samoani contro Rhodes, e lo schiaffo di Johnson all’American Nightmere.
  • Lo screzio della Super Bloodline con Triple H.

Tutto è di nuovo rimescolato.

Alle spese di un poverissimo Seth che fa davvero la parte del quarto incomodo, lui e il suo titolo bistrattato da tutti. Vi prego: inseritelo in storyline questo fatto, onde non farlo passare come un pirla…

Interessantissima l’evoluzione del personaggio di Rocky, sfruttando la sua nuova impopolarità fra i fans, a favore di Cody, che si schiera non contro il capo tribale, ma sopra di lui, come alfiere della dinastia samoana.

Uno di quei classici eterni quesiti. Sarà stato tutto pensato, o si tratta di un cambio di piano repentino ascoltando il favore del WWE Universe?

È tutta conseguenza dell’infortunio di CM Punk? Persino la vittoria alla Rumble di Cody? Anche di queste supposizioni è fatta la grandezza dello SOTI.

Adesso cosa ci aspetterà? Inutile fare anticipazioni, anche perché abbiamo visto che fine fanno...

Roman tradirà il cugino? Viceversa?

Pare ovvio prima o poi, ma forse WrestleMania non è ancora il palcoscenico per la sfida a fra i due, one on one.

Magari si andrà, come di decennale tradizione, con un leggendario Triple Threat, un modo di salvaguardare sia lo starpower dello show, che la inspiegabile voglia dei codycriebabies di vederlo di nuovo nel main event di wresltmania. Un modo di accontentare un po’ tutti.

Forse la soluzione più cerchiobottista è la più probabile ormai, con magari una alleanza iniziale fra i cugini durante il match destinata a scemare, a favore del principino. In modo da apparecchiare un futuro scontro.

Mai intrigante quanto il mano a mano fra i samoani, per l’alloro più prezioso di sempre, ma almeno non il dannato sequel.

In ogni caso Rocky salverè WrestleMania dalle spire avvolgenti di questo vero, nuovo, incubo, americano.

Wrestlemania