Dirty Deeds - Verità scomode: Randy Orton e la differenza tra Superstar e vera stella



by MARCO ENZO VENTURINI

Dirty Deeds - Verità scomode: Randy Orton e la differenza tra Superstar e vera stella
© WWE on Fox / Fair Use

Che cosa significa essere una WWE Superstar, con la "S" maiuscola? Domanda fin troppo facile: essere un atleta che lotta per la WWE, e che lo fa a tempo pieno (o quantomeno dovrebbe essere tenuta a farlo). Ma quante WWE Superstar sono...effettivamente delle superstar (con la "S" minuscola?). Qui dare una risposta è un po' più complesso, specie con il passare degli anni. Ossia da quando il generale starpower (appunto) è andato via via scendendo. E dire che la compagnia ci sta provando e riprovando, in tempi recenti e anche recentissimi. Per capire che cosa sancisce la linea di demarcazione tra un pezzo grosso del roster e una vera propria stella, però, spesso serve altro. E per capire che cosa basterebbe riguardare la puntata di SmackDown della scorsa settimana e vedere ciò che ha combinato Randy Orton.

Chi vi scrive ha sempre accompagnato al suo amore verso il wrestling anche una grande fiducia non solo nei confronti della disciplina, ma anche di chi la pratica e interpreta. Per anni ha quindi sostenuto che, per capire chi in WWE contasse davvero, faceva un semplice esperimento: guardava l'annuale Royal Rumble e aspettava di capire a quali ingressi si fermava e pensava "Ok, adesso è entrato questo qui e ora facciamo sul serio". Quando ciò avveniva, allora quella Superstar era una stella vera e propria. Forse però si era disabituato a certi tipi di sensazione, che il buon Randy Orton ha deciso di fargli rivivere.

Due ore per costruire un Randy Orton perfetto

Ciò che è successo al Barclays Center di Brooklyn ha avuto un filo conduttore ben preciso per tutta la puntata, e limitarsi a esaltare il finale dello show sarebbe riduttivo. Perché ciò che si è respirato per le intere due ore di SmackDown è andato ben oltre. Ciò che i vari Adam Pearce, Nick Aldis (a proposito: bravissimi), Paul Heyman e non solo ci hanno trasmesso è stato un messaggio chiaro. Questo Randy Orton che è appena tornato ha un valore immenso. Si tratta di un patrimonio da possedere, esaltare, custodire, coccolare, temere, a seconda del proprio ruolo. Il diretto interessato, a sua volta, tutto ha fatto per meritarsi un tale livello di fiducia.

Quindi abbiamo assistito alla battaglia tra i due General Manager per assicurarselo, tentando di convincerlo con i potenziali alleati e soprattutto rivali che avrebbe trovato sul proprio cammino a Raw piuttosto che a SmackDown. Abbiamo visto Paul Heyman fare di tutto per convincerlo ad andarsene dall'altra parte, per tenerlo lontano da Roman Reigns e il resto della Bloodline. Abbiamo visto nel segmento finale quanto pesasse questa scelta, viste le persone che si sono sentite costrette a intervenire per determinare l'esito a loro più caro. E infine abbiamo visto il momento dei due contratti in mano al grande campione. Un bel richiamo al passato e occhiolino ai nostalgici di Evolution e Batista, ma anche un nuovo instant classic riadattato e rinverdito da un Apex Predator tirato a lucido come non lo si vedeva da anni.

Quello starpower che (forse) nessun altro ha in WWE

Tutto questo cosa vuol dire? Vuol dire che il Randy Orton che abbiamo visto a SmackDown non era soltanto un grande atleta di fronte all'inizio di un grande push. Era uno che abbiamo percepito come un pezzo davvero grosso, uno che basta a spostare attenzioni e preoccupazioni di un intero roster. Ciò che abbiamo visto a Brooklyn è una superstar, ma non nel senso di lottatore della WWE. Non una mera Superstar, ma una stella vera, reale. Assoluta.

Quella stella vera e assoluta che, indipendentemente dalle storie che vengono scritte su di loro, non riescono davvero ad essere fino in fondo i vari Cody Rhodes, Kevin Owens, Sami Zayn, Drew McIntyre (che pure il successivo lunedì a Raw ci ha provato di nuovo, andandoci lontanuccio), forse addirittura Seth Rollins. Ma sì: forse nemmeno Roman Reigns, nonostante i record. E che forse in questo momento, in assenza di storyline, ancora non è nemmeno il tanto atteso e discusso CM Punk. Randy Orton lo è. E un patrimonio del genere, che un tempo era raro ma oggi è quasi unico, farà davvero comodo alla WWE del presente e dell'immediato futuro.

Randy Orton Smackdown