The Prizewriter - Corsia di sorpasso... dell'indecenza

Storia di un'infelice domenica mattina chiamata Fastlane

by Ernesto Bosio
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The Prizewriter - Corsia di sorpasso... dell'indecenza
© YouTube WWE/ Fair Use

Una domenica mattina in cui non avevo la possibilità di fare di meglio ho avuto la sciagurata idea di guardare WWE Fastlane

Uno cosiddetto Premium Live Event.

In realtà un'accozzaglia di esibizioni, perché chiamarli match sarebbe una mancanza di rispetto assoluta nei confronti della gloriosa disciplina che amiamo.

Le tremende lacune risiedevano in ogni ambito dell'ignominioso show.

La preparazione era degna del più infimo house show, quasi a volere emulare, della concorrenza, solo il peggio. Ovvero infarcire le card di match a squadre, la cui composizione era totalmente randomica. 

Stable che dolore!

Queste sfide vedevano in genere una stable, la cui pullulazione infesta ogni attimo della programmazione, andare contro un’accozzaglia di associazioni casuali di personaggi in cerca di autore. Questi che già poco avrebbero da raccontare da soli, figuriamoci in modo che la presenza di uno offuschi quella dell'altro, ed annebbi il senso del suo character. Ma volendo andare alla vera e propria origine del male troviamo la composizione stessa delle medesime stable, o altrimenti la più assoluta mancanza di un senso dietro al loro stesso esistere.

Per ordine abbiamo il primo confronto: ossia Judgment Day contro Cody e Jey Uso.

Parlando della prima fazione, a ormai circa due anni dalla sua fondazione - ultimo lascito di Adam Copeland in WWE - ancora sfugge il senso ed il significato del sodalizio. Si è partiti con una sfumatura oscura e sovrannaturale, e con la volontà da parte del fondatore di elevare alcune superstar un po' dimenticate. 

La sua stessa creazione si è rivolta poi contro il creatore, acquisendo spocchia e mancanza di rispetto come tratto fondamentale, mantenendo il tema dark solo come vestiario, insieme al ricorso alla tattica del branco ed ai sotterfugi. Peccato che questi non abbiano portato praticamente a nulla. Oltre Rhea, che però dimostra che non esiste proprio una concorrenza per lei; Dominick vince un titolo secondario di un brand secondario; gli altri invece dureranno molto poco e con poco successo come campioni di coppia; Damian infine vivacchia come Senor MITB.

Rise for what?

Successi scarsetti per chi proclama di dominare. Quello che veramente manca è un’aura di potere reale e la parvenza di un act convincente. Il tutto condito dal prezzemolo del vederli "imperversare", e lo sottolineo ancora, fra virgolette, più o meno ovunque, senza avere in realtà nulla da dire.

Venendo invece ai due beniamini del pubblico… Come saprete il mio disprezzo nei confronti dell'American Nightmare è viscerale. In confronto il John Cena Marine mi stava simpatico. 

Il suo essere sempre retorico, sempre moralmente tronfio, sempre dalla parte del bene, lo rende insopportabile quanto il suo barcamenarsi di qua e di là a fare il cantastorie senza obbiettivi, dopo avere giustamente fallito quello tanto sbandierato.

Un anacronistico eroe senza macchia e senza paura, che ai miei occhi è impresentabile. Ma evidentemente solo ai miei, perché il nuovo pubblico della WWE di oggi, deprivato totalmente nelle arene di quella frangia smart e critica, passata all'altra sponda, lo osanna in modo acritico. Come se Cena fosse stato trattato dai fans come il top face che volevano fosse. Deprimente.

Passando al povero Jey, eccolo finalmente allontanarsi dalla totalmente naufragata questione della linea di sangue, ci torneremo dopo, per farsi, anche con merito, un nome in singolo… Ed adesso divenire di nuovo campione di coppia, ma stavolta nel team più raffazzonato, grazie a chi, vedi sopra, lo ha portato, non si sa perché e con quale potere da chi conferitogli, dall'altra parte della barricata. 

Ciò che ne consegue è imbarazzante... Per la ventina di minuti della durata abbiamo un susseguirsi di calci, pugni, azioni inconsulte (le mosse di wrestling di tutto l'incontro si contano sulle dita di una mano), e a terminare una dose di overbooking nel quale la presunta stable dipinta come dominante si trova a soccombere, in palese superiorità numerica, mandandoci tutti a quel paese, noi e la sospensione dell'incredulità, quando i 3 accorsi lì proprio per aiutare non riescono ad interrompere lo schienamento come tre babbioni, quali appaiono ai nostri occhi. E ci sentiamo così noi ad assistere a tali idiozie.

Latin Wrong Order vs Hurt Business 2.0

Il secondo incontro vede il Latino World Order, ossia il miglior modo di svilire un fuoriclasse (Santos Escobar) e la sua possibile ascesa come superstar latina diversa dal solito, impelagandolo in un generico gruppo di stereotipate macchiette. Il Legado è scomparso. E anche quando avverrà il telefonato tradimento dell'un tempo figlio del fantasma sarà troppo tardi. 

Contrapposti a loro abbiamo due Superstar dallo spiccato carisma, e che potrebbero avere un futuro radioso, che si decide in modo condivisibile di turnare heel. Molto bene. In che modo? Avvicinandoli e facendoli somigliare a quella sciagura di Bobby Lashley. Un re Mida, ovviamente al contrario. Un buco nero di carisma, che dalla sua recitazione al suo stare sul ring, annulla tutto l'interesse di ciò che gli gravità attorno. Ed a quasi 50 anni è ancora lì... Sarebbe stato molto più sensato il contrario, ossia un Lashley che si fa trascinare dalla tracotanza dei due ragazzi di strada...

Concludiamo la penosa esibizione con il ritorno di Carlito. 20 anni dopo, 44 anni. Che asfalta da solo il neo formato Hurt Business.

Sottofondo una tremenda theme reggaeton. Non serve aggiungere altro.

Una sufficienza la merita l'incontro femminile. E come potrebbe essere diversamente con tutto quel talento in ring? 

Seppure arrivare soltanto a questa valutazione sia già abbastanza grave... 

Avere una storia che ci spinge all'incontro già aiuta. E forse troppo tardi ma almeno le Damage CTRL possono incominciare ad avere un senso, dopo mesi di sconfitte ed umiliazioni. Mentre io mi chiedo: arriverà questo momento anche per il Giorno del Giudizio?

Predicare nel buio

Andiamo al pre main event. Il povero LA Knight, andato over da solo, e ci credo che nel mare di nulla in cui naviga basti uno Yeah!, con l'ombra di John Cena, che vedere impegnato di nuovo contro la Bloodline dopo più di due anni è imbarazzante. Contro? 

Ciò che rimane di una fazione che non ha davvero più nulla da dire, e che vediamo riscaldata in attesa - vi prego - di Rocky che finalmente a WrestleMania 40, con un anno di ritardo, ponga fine all'ormai deleterio impero Romano... L'ho difeso fino alla fine, ma adesso siamo veramente allo sfinimento. Tanto che nulla pare avere un senso ormai a quei piani alti. Se ogni difesa del Tribal Chief è pleonastica, visto che sappiamo difenderà fino a WrestleMania, quelle due o forse 3 volte, immaginate che piacere ci può essere ad assistere ai suoi due scagnozzi più scarsi. Uno che tradisce a destra e a manca, senza un motivo, soprattutto la sua credibilità; e l'altro che è solo (avverbio) Sikoa. La noia del dopo si può anche risparmiare… Per fortuna che il capotavola ci degnerà della sua presenza nel prossimo episodio di SmackDown, dandoci forse l’unico fievole motivo di sintonizzarci ad uno show WWE.

Poverini...

Andiamo poi al main event di serata. E qui non si può che immaginare, data la collocazione in questa posizione di Seth Rollins (quando mai un match per il nuovo World Heavyweight Championship titolato occupa posizioni così di prestigio?) che qualcosa bollirà in pentola… Nell’unico che merita di essere definito un match della serata che ci possa essere lo zampino del Judgment Day, che voglia appunto risollevarsi dopo la figura barbina di inizio show? Invece i geni qui presenti (ovviamente ci riferiamo ai bookers) scelgono di mostrarci una scenetta in cui prima dell’incontro, dopo una consultazione con la leader in pectore della fazione: Rhea Ripley, annunciano di non interferire, dato il ginocchio malconcio di Damian Priest.

Capolavoro.

Davvero un ottimo modo per tenere alta l’attesa nei confronti del post match.

Questo è ovviamente ben combattuto dai due grandi performer, ma come tutti i match “estremi” della WWE il nerf è pesante. Basti pensare che l’unica cosa rossa che scorre fra i contendenti è il ripetitivissimo mist, che se sei giapponese proprio non puoi esimerti... Nonostante il risultato del re-match fosse veramente scontato, addirittura per un istante pare che possa essere Shinsuke a portarsela a casa, ma sia mai che la federazione possa scegliere di premiare il grande performer che è il giapponese.

Invece Rollins in versione super eroica supera tutte le avversità del caso e si chiude così questo PLE che ha oscillato per tutta la sua durata tra lo sconcerto in negativo e la piattezza.

C'erano una volta i ppv, che se saltavi le puntate settimanali valeva la pena recuperare per i match, le sorprese, le conclusioni di una faida, la qualità in ring.

Adesso il livellamento di ogni evento è solo ed inesorabilmente verso il basso.

Mille motivi in più per non seguire più un prodotto di cui appunto non fruivo da tempo, e che mi ha dato la conferma, una volta per tutte, che finalmente lo spirito di sopravvivenza e di amor proprio ha superato l'assuefazione ad una sempre più marcata mediocrità.

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