Dirty Deeds - Verità scomode: Jey Uso, la chiusura del cerchio e una WWE più pulita



by MARCO ENZO VENTURINI

Dirty Deeds - Verità scomode: Jey Uso, la chiusura del cerchio e una WWE più pulita

La sensazione, palpabile, è quella di una WWE che si sta progressivamente ripulendo. Non possiamo ancora capire né tantomeno sapere quanto tempo servirà, ma il processo è in corso. La riprova giunge dalla passata puntata di SmackDown, andata in onda da Des Moines (Iowa) e in cui gli indizi sono stati diversi. Uno, da non sottovalutare, riguarda Asuka. Gli altri, inevitabilmente, hanno visto come indiretto protagonista Roman Reigns, e come "esecutori finali" il trio composto da Jimmy, Jey Uso e Solo Sikoa.

Asuka e la cintura di "vera" campionessa femminile

Iniziamo dal punto più facilmente e velocemente sbrigabile: Asuka. L'annuncio rilasciato a poche ore dalla puntata di un nuovo titolo in arrivo per la giapponese dava poco spazio a equivoci, ciò che è poi avvenuto a SmackDown ha confermato i sospetti. A SmackDown c'è ora una WWE Women's Champion: senza più indicazioni sul roster, senza più colorazioni alla sua cintura. Che è la stessa di prima, ma è dorata e - diciamo così - "esclusiva". Basta più equivoci cromatici e di dicitura che creino il caos in caso di Draft. La "campionessa delle donne" è lei e solo lei. A Raw c'era e resta Rhea Ripley, che è a sua volta campionessa. Ma sarà una campionessa dal nome diverso.

Bene così. Perché questa idea che la WWE ha attuato sin dal 2016 (periodo a partire dal quale sono state fatte indubbiamente cose anche buone, o nel caso della divisione femminile ottime) faceva acqua da tutte le parti. Come si può pretendere che un titolo che debba apparire come "mondiale" aumenti il proprio prestigio e il proprio blasone se presenta l'aggiunta "Raw" e "SmackDown" e soprattutto ne ha uno gemello in tutto e per tutto, uguale e opposto, nell'altro roster? Il risultato, voluto o meno, era una delegittimazione. Che ora non esiste più. E ora passiamo al nuovo capitolo dell'epopea samoana.

L'ottima rissa tra samoani, la perfetta costruzione di Paul Heyman

Nel venerdì notte di SmackDown abbiamo assistito all'ennesimo capolavoro in salsa Bloodline. Andiamo con ordine. Si partiva dalla rottura tra Jimmy Uso e Solo Sikoa (in rappresentanza della famgilia), con un Jey Uso sostanzialmente preso tra i due fuochi. Si è finito con Solo ormai in piena guerra con Jimmy, Jey in difesa del gemello che lo aveva comunque involontariamente colpito e un caos ormai sempre più imperante. Il capolavoro, però, si era compiuto già da prima.

Se infatti la conclusione di SmackDown ha ulteriormente agitato le acque, i nuovi equilibri della Bloodline erano stati fissati nelle prime fasi della puntata. Non bisogna affatto sottovalutare il discorso di Paul Heyman a Jey, la mancata stretta di mano di quest'ultimo e soprattutto le decisioni del Wiseman e le sue parole al gemello confuso nel backstage.

Analizziamo il tutto con attenzione: Heyman ha fissato (come non si sa, non essendo General Manager, ma questa è una delle tante incongruenze che la WWE si ostina a non risolvere) un match a Jey Uso contro Austin Theory, valido per il titolo degli Stati Uniti. Motivo dichiarato: riportare una ulteriore cintura in casa Bloodline. Motivo reale: tutt'altro. E dal suo discorso nel backstage lo abbiamo capito.

Roman Reigns, Jey Uso e le nuove esigenze della Bloodline

Heyman infatti ha cambiato versione nel momento in cui ha riparlato a Jey, in "privato" (perché per la WWE le conversazioni non sul ring ma nel backstage dovrebbero risultare "private"). Altro che "la Bloodline ha bisogno di un altro titolo": stavolta è arrivata la promessa di feste, premi e cotillon in caso di vittoria, una celebrazione simil-Roman Reigns in caso di vittoria e addirittura la nomina a "Next Tribal Chief". Perché?

Perché le priorità della Bloodline sono cambiate. Ora ai samoani non servono più manifestazioni di onnipotenza, serve non perdere più ulteriori pedine dallo scacchiere. A Paul Heyman non interessa affatto avere un Jey Uso campione degli Stati Uniti, ma gli serve avere un Jey Uso nella Bloodline. Perché lo sta perdendo, e sa che perdere lui e Jimmy demolirebbe il potere di Roman Reigns. In maniera quasi irreversibile, nonostante il mantenimento del titolo di Undisputed WWE Universal Champion e addirittura l'inaugurazione di una nuova cintura che lo celebra.

Il tentativo era quello di serrare i ranghi, ed è sfumato. Per colpa prevalentemente di Solo Sikoa, nemmeno della rabbia di Jimmy Uso o dell'orgoglio di Sami Zayn. A Roman Reigns sta crollando tutto intorno il castello che si era costruito in due anni e mezzo, e colui che lo sta distruggendo in maniera più deliberata è l'unica figura che gli è ancora completamente fedele. Oltre che la stessa persona che, di fatto, gli ha permesso di restare campione a WrestleMania 39. Un macello.

Finire la storia ritornando al punto iniziale

Quindi il piano di Paul Heyman non era riportare un titolo tra le mani di un samoano, era rinsaldare l'unità della famiglia di Roman Reigns. Ma non ce l'ha fatta. E ora Jey Uso rischia di diventare il prossimo grande nemico del Tribal Chief. E, guarda caso, si tratta del primo, grande ostacolo che gli si parò davanti dopo la primissima conquista del titolo di Universal Champion a Payback 2020 e la conseguente, inesorabile ascesa al potere.

La fatidica chiusura del cerchio, che potrebbe concretizzarsi tra non molto. E che potrebbe spogliare Roman Reigns del potere che gli è rimasto ritornando a quella stessa rivalità che tutto cominciò. E con una WWE che non assegna più titoli colorati, di Raw e di SmackDown o Universali, questo è un colossale segnale di pulizia. Che parte dall'implosione del castello della Bloodline con il ritorno al punto di partenza.

Raw Smackdown Roman Reigns