Dirty Deeds - Verità scomode: senza Roman Reigns e cinture, WWE già senza fiato

Cody Rhodes da una parte, Kevin Owens e Sami Zayn dall'altra, sembrano faticare all'inverosimile a raccontare storie senza il "vero" protagonista.

by Marco Enzo Venturini
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Dirty Deeds - Verità scomode: senza Roman Reigns e cinture, WWE già senza fiato

Dove sta andando a parare la WWE dopo WrestleMania 39? La sensazione è che nemmeno la compagnia lo sappia bene, soprattutto dopo aver visto l'episodio di Raw della passata settimana. Cui SmackDown ha posto parzialmente rimedio. Ma, appunto, solo parzialmente.

La questione dominante è che Roman Reigns è ancora Undisputed WWE Universal Championship. O meglio, la questione potrebbe anche non essere questa se non fosse che l'indiscusso campione di tutti i mondi, i pianeti e gli universi è nel frattempo sparito. Mettendo in difficoltà chi gli sta attorno e anche chi sembra essersi dimenticato di lui. E, in realtà, non avrebbe motivo per farlo.

Cody Rhodes e i "difetti di concentrazione"

Pensate a Cody Rhodes, e a ciò che è stato costretto a fare lunedì scorso a Seattle. Colui che ha perso il main event di WrestleMania 39, peraltro venendo gabbato dal solito ditone di Solo Sikoa, non ha più Roman Reigns in mente. Non vuole la vendetta, non è più proteso a realizzare il suo fatidico sogno, quello che condivideva con il padre Dusty. No. Ora l'American Nightmare vuole Brock Lesnar, che a sua volta lo ha attaccato solo perché in vista di Backlash non era previsto che Re Roman mettesse in palio nessuna delle sue due corone.

E così eccolo, sul ring, da solo, provare a convincere i fan che è sì infastidito dal fatto che secondo Paul Heyman debba meritarsi un rematch con Roman Reigns tramite una grande vittoria. Ma poi si concentra su Brock, sui motivi per cui è scattata della sua mente la scintilla del tradimento, sulla sua pericolosità. E sulla paura che gli infonde, senza però che gli tolga il desiderio di affrontarlo e batterlo.

Un'intera vicenda completamente senza senso. Se non, appunto, coprire il fatto che il suo prossimo avversario sarebbe dovuto essere Roman Reigns. Che però non c'è. O magari anche Brock Lesnar, perché no, ma con in palio le cinture. Che però non ci sono.

SmackDown e quella decisione piovuta da un cielo vuoto

Il canovaccio si è in un certo senso ripetuto anche a Lincoln, in Nebraska, sede venerdì scorso della puntata di SmackDown. Qui però, quantomeno, Kevin Owens e Sami Zayn avevano il vantaggio di poter parlare di qualcosa di reale. Tanto più che gli Usos non soltanto c'erano fisicamente, ma hanno anche fatto di tutto per ostacolare la serenità dei nuovi campioni di coppia. In che cosa, però? In un match, uno contro uno, tra Solo Sikoa e quel Matt Riddle che continuiamo a domandarci per quale motivo sia stato ficcato in una storia già piena zeppa di protagonisti. E che, invece di essere snellita (e ne avrebbe bisogno da mesi), si ingrossa sempre più. Senza però la componente più importante.

E infatti anche a SmackDown Roman Reigns era nell'aria, ma niente di più. E lo si è capito quando è tornato a parlare Paul Heyman, che in un momento comunque da brividi ha annunciato che il 28 aprile il rematch con in palio i titoli di coppia ci sarà. Ma ci sarà perché a deciderlo è stato...Roman Reigns! Ok, ma precisamente sulla base di cosa?

Sia chiaro, nulla contro il lavoro ancora una volta monumentale di Paul Heyman, in grado di creare tensione anche solo con uno sguardo rivolto agli Usos che nemmeno glielo stavano restituendo. Ma qui parliamo di un match deciso dal campione e in cui a mettere in palio i titoli non sono i suoi alleati e parenti, ma i suoi nemici. Perché??? La risposta è ovvia: perché Roman Reigns è nell'aria, ma non c'è. E in vista di Backlash, questa sola aria priva di sostanza sembra già stare togliendo il fiato alla WWE.

Roman Reigns Cody Rhodes Kevin Owens
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