The Greater Good - Volume 15: Being The Chaos



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The Greater Good - Volume 15: Being The Chaos

Dopo tutto quello che è successo non potevo rendere nota la mia opinione, o almeno l’idea in merito i fatti provenienti dal weekend di ALL OUT. Punk batte Moxley, vince il titolo AEW per la seconda volta e nel post match viene sfidato dal Joker vincitore del Ladder match, ovvero MJF.

Post evento, PARTE DI VITA REALE DELLA STORIA, classica conferenza stampa in cui Phil Brooks non le manda a dire. Attacco verbale neo confronti di Bucks e Omega definendoli come “ragazzini de c…”. Al quale segue il ritorno nel backstage con confronto verbale proprio con Bucks e Omega, finito, come già saprete, nel peggiore dei modi.

A quanto pare, o almeno da quanto si vocifera, questo attacco pubblico di Punk nasce dalle recenti voci che vedevano Phil come un profilo mal visto all’interno della All Elite, un profilo che gli stessi Bucks avevano già smesso di apprezzare anzitempo.

Una faida interna quindi, culminata nel peggiore dei modi per tutti e, a metterci la faccia, è solo la AEW. Si, perché la AEW nasce nel 2019 con ben quattro Vice Executive quali Cody Rhodes, Kenny Omega, Matt & Nick Jackson.

Proprietà di Tony Khan a sfornare quattrini e si va avanti per la propria strada. In realtà l’errore di fondo sta proprio dall’inizio, dalla sua radice. Nasce una compagnia dove a gestire prodotto e rapporti interni, vi sono persone che non hanno mai avuto un esperienza profonda o quantomeno utile dal punto di vista manageriale.

Persone, come i Bucks, andate over negli anni per aver imitato robe qua e là e per aver storpiato mosse ben più interessanti e potenti prima di loro (ciao Superkick). Poi Khan prende il controllo della situazione, nascono le prime diatribe e Cody torna a casa sua, la WWE.

Nell’agosto 2021 ingaggia però Punk, da sempre dichiarato il suo principale obiettivo e quindi raggiungendo il dato più alto nella loro storia, o almeno quello più significativo. Gli ascolti non crescono davvero e se lo fanno qualche volta, di ben poco rispetto a quando Punk non era ancora presente.

Forma sul ring non esaltante, un infortunio, il ritorno, la rinnovata vittoria del titolo e poi tutto ciò che già sapete. Lo scorso anno, attraverso il PWC, ero qui a dirvi fino allo sfinimento quanto un nome come Punk avrebbe potuto creare svariate problematiche (in e out dal ring) e in effetti… ha portato indirettamente alla chiusura del cerchio Adam “Hangman” Page sul quale sono stati costruiti i primi due anni e mezzo di federazione.

Ha smussato l’ambiente nel backstage, ha provocato un danno morale interno più ampio di quanto fatto dalla TNA di Dixie Carter in 15 anni. Insomma, tutta questa positività nell’aver preso Punk o, peggio ancora, di osannare una federazione gestita da un gruppo di fanboy ahimè incapaci di gestire CM e conseguentemente poco avvezzi al tatto umano (forse hanno provocato anche troppo, ma ne sappiamo ancora poco al momento) non riesco a vederla.

Khan deve farsi affiancare, i Bucks e Omega non dovrebbero avere alcun tipo di potere, almeno fin quando calcheranno un ring. In caso contrario, hanno la necessità reale di migliorare day by bay. Punk andrà buttato fuori o al massimo sospeso e tenuto a guinzaglio per il resto della carriera come fatto per tante altre leggende in WWE.

Una leggenda che l’atleta di Chicago non sarà mai del tutto, non solo per non aver lasciato in via totale il segno come i vari Hogan, Rock, Austin, ma anche per aver generato problematiche (sia per mano sua che non, ma comunque con lui pesantemente coinvolto) ovunque sia stato… TNA, WWE, ora AEW.

Fa riflettere. Forse le mie possono sembrare parole troppo dirette e forse difficili da comprendere, ho cercato però di esprimere nel modo più breve possibile un concetto al quale tenevo tanto editorialmente parlando.