The Greater Good - Volume 4: L'indecenza di Tony Khan



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The Greater Good - Volume 4: L'indecenza di Tony Khan

Anche la quarta edizione di Double or Nothing è passata agli archivi e con essa una serie di risultati decisamente indecenti all'interno di uno spettacolo che avrebbe dovuto dimostrare tutt'altro. Parto subito forte con ciò che penso in merito a un PPV da me definito come il peggiore finora della All Elite Wrestling di Tony Khan.

E no, non sto parlando di qualità del lottato, bensì delle storyline e con esso i risultati dello show stesso. Ci sono elementi da prendere e analizzare seriamente e altri da tralasciare anche a causa di chi ne è il protagonista.

Prendete Tony Nese per esempio, ex WWE Cruiserweight Champion lamentatosi più volte pubblicamente di essere stato mal utilizzato e poi rilasciato dalla WWE; dice di andare in AEW per crearsi le sue occasioni e i suoi spazi, poi però si ritrova a lottare nel pre-show del PPV dove perde contro un atleta di genere comedy.

LETTERALMENTE HONOR NO MORE!
Parliamo quindi di Tony Khan quando a inizio primavera giunse in quel di Dynamite vantandosi di non essere Shane (McMahon ndr) e di aver fatto la storia perché ha acquistato la Ring of Honor.

Tale acquisto è stato sfruttato per pubblicizzare al meglio Supercard of Honor dello scorso aprile, per portare Samoa Joe alla vittoria del ROH World TV Championship, portare on screen Deonna Purrazzo per concedere il job a Mercedez Martinez e...

nulla più. Double or Nothing ha avuto 6 ore totali di trasmissione e al suo interno non vi è stato un match valido per il titolo ROH o comunque con la ROH seriamente protagonista (dico bene FTR?). Fa riflettere tanto anche lo status di MJF con Khan così perdutamente innamorato di CM Punk, da non rendersi conto di aver già perso il co-fondatore della sua compagnia (Cody Rhodes ndr) e di essere vicino alla perdita del suo più grande talento (almeno al microfono) venuto fuori in questi primi tre anni di attività, appunto Maxwell Jacobs Friedman.

Inutile citare il reparto femminile in cui viene fatta perdere nel modo peggiore un ulteriore occasione per Ruby Soho. Cara Ruby, volevi essere libera, giungere a “Destinazione” e invece il tuo percorso non sembra tanto diverso da quello avuto a Stamford, dove lì almeno hai avuto l'onore (perché si tratta di onore data la caratura del nome) di salire sul ring di fronte a Ronda Rousey.

NEVER QUOTH THE PUNK. NEVER!
CM Punk dicevamo, o meglio, l'amore di Tony Khan per CM Punk dimostrato anche la scorsa domenica quando ha letteralmente distrutto un percorso costruito per tre anni attorno ad Hangman Page.

L'atleta che ha sempre odiato i part timers o, per meglio dire, i vecchi che tornavano sul ring per rubare la gloria ai giovani ha dimostrato tutto il suo egoismo accettando la pianificazione di Tony e prendendosi senza indugio alcuno un titolo precedentemente ben saldo alla vita del Cowboy.

Nel 2014, quando Punk lasciò e vomitò su tutto il business e i suoi fans, pensai subito quanto segue: “Questo qui se ne va, fra qualche anno torna e diventa ciò che ha sempre odiato!” Otto anni dopo trovo conferma nei miei pensieri e adesso, in attesa di capire cosa accadrà in quel di Dynamite, resto seriamente indignato da quanto successo nel PPV.

Perché se tu AEW vuoi differenziarti, essere migliore, essere qualcosa di seriamente concreto per continuare una reale crescita, allora non puoi incappare in certi tipi di errori che hanno mozzato le gambe alla TNA e provocato forti critiche alla WWE.

Devi aprire gli occhi Tony, senza farti offuscare da gelosie ed egoismi, senza creare inutili frecciatine, apri gli occhi e crea qualcosa di buono che vada oltre al classico "posto di lavoro sicuro" per i tuoi "dipendenti", perché quanto appena commesso su Hangman è indecente non solo ai miei occhi.

Purtroppo il fan medio del wrestling non comprende alcuni aspetti e il “mark” della federazione di Jacksonville non saranno mai capaci di fare critiche di questo tipo (che sicuramente ai loro occhi sembreranno le parole di un hater del prodotto).

Ahimè però, le fondamenta del wrestling non si basano solo ed esclusivamente sul quantitativo di superkick o sulla fase lottata senza psicologia alcuna.

I wrestlers, le superstars si costruiscono e se con Hangman hanno fatto l'errore di concedergli un regno per nulla esaltante dopo la faida con Bryan Danielson, ora lo hanno praticamente affossato (si, evidenzio tale vocabolo).

Tutto ciò dopo aver costruito i primi tre anni del tuo grande progetto attorno a lui. Che peccato.

Qui sotto potete recuperare la nostra review completa dello show avuta durante l'episodio 197 del Pro Wrestling Culture in compagnia del commentatore italiano di Sky Sport, Salvatore Torrisi.

Buon ascolto a voi tutti!

"Quoth the Raven. Nevermore."
Have A Nice Day... YEAH! :)