Dirty Deeds - Verità scomode: Extreme Rules, Draft e le insopportabili incongruenze



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Dirty Deeds - Verità scomode: Extreme Rules, Draft e le insopportabili incongruenze

Settimana fitta di eventi in WWE, dato che è cominciata con Extreme Rules ed è poi proseguita con la prima parte del Draft. Che, da quando SmackDown in America è su Fox (ma anche prima, se si pensa alla storica ri-separazione dei roster del 2016), inizia ormai non nel primo show settimanale ma in quello blu. E inevitabilmente gli eventi da commentare sono tanti. Sebbene presentino alcune incongruenze anche ben difficili da digerire.

Partiamo da Extreme Rules, su cui tanto si è detto ma forse ancora non basta. Non ce ne voglia chi, legittimamente, intende i ppv ormai come un modo per promuovere il marchio e non tanto per trasmettere una sensazione, un sentimento, un tema generale. Ma questa edizione del ppv settembrino (peraltro solo quest'anno, visto che negli ultimi tre anni era andato in scena a luglio e in precedenza tra fine aprile e inizio giugno) non ha sostanzialmente avuto ragione di essere. E addirittura i match, pur dignitosi se non addiruttura buoni, hanno perfino nuociuto del nome dell'evento.

Se il lunedì è più estremo della domenica dell'estremo

Il motivo è chiaro e dovrebbe essere palese a chiunque, ma nel dubbio lo ribadiamo: che senso ha chiamare un ppv Extreme Rules se poi a stipulazione speciale c'è un solo incontro? Peraltro quello che meno ne aveva bisogno, visto che sul ring uno dei due contendenti proponeva una gimmick già di per sé demoniaca. Ma il problema, se possibile, è emerso ancora di più la sera dopo.

In quel di Raw, sul ring di Cincinnati (Ohio), abbiamo visto un No DQ & No Countout Match per il titolo degli Stati Uniti e soprattutto uno Steel Cage Match per quello di WWE Champion (nemmeno difeso la sera prima a Extreme Rules). Ma allora, se la WWE aveva in canna due match del genere, perché proporli in uno show settimanale e non in un ppv "dell'estremo"? Peraltro disputato appena 24 ore prima? La risposta non la conosceremo mai.

Ma non è finita qui. A SmackDown, in quel di Philadelphia (Pennsylvania), abbiamo infatti conosciuto i primi spostamenti del Draft. Alcuni di essi sono decisamente sensati quanto inattaccabili, a partire dalla permanenza di Roman Reigns nello show blu e passando dall'acquisizione di Charlotte Flair, senza dimenticare Edge ora nello stesso roster sia di Seth Rollins che di Randy Orton o lo show rosso che per primo ha chiamato il suo attuale campione. E qui ci sono le dolenti note.

Spacca, ricostruisci, spacca di nuovo

La WWE ci ha messo mesi per riformare il New Day, riuscendovi grazie all'incasso della valigetta da parte di Big E. E la voglia di riunire i tre era talmente evidente che tutti hanno visto quanto naturale sia stato rivederli lottare in terzetto come ai vecchi tempi. È successo, tanto per dirne una, anche a Extreme Rules. Ma ora il buon Ettore se ne resta a Raw, ma Kofi & Xavier fischiano di nuovo a SmackDown. Ma perché? La fatica di Big E da solo è stata evidentissima, e ora si poteva riscrivere la storia di uno del New Day campione assoluto con gli altri due a dargli una mano. Con tutte le implicazioni che ciò potrebbe portare (Kofi geloso? Xavier invidioso?).

E invece no. Dividiamoli di nuovo, visto che la prima volta è andata tanto bene. E per di più proprio ora che è tornata la Hurt Business, rendendo anche questo uno scontro già scritto ma che non potrà avere luogo.

Ma la WWE sembra ormai averci abituato a un operato del genere. Le idee ci sono anche, per carità, ma per qualche motivo bisogna fare il modo di smontare con una mano ciò che l'altra aveva appena costruito.