Bank Statement – Un’illusione chiamata AEW, Parte 3: Quanto spende davvero la AEW?



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Bank Statement – Un’illusione chiamata AEW, Parte 3: Quanto spende davvero la AEW?

Ora passiamo alla seconda parte del bilancio, ovvero quella delle spese. Qui le voci principali sono facilmente individuabili in costi di produzione degli show e salari degli atleti. Stando a quanto riporta Brandon Thurston di Wrestlenomics.com, ogni singola puntata costa alla AEW almeno 500.000 dollari in produzione, una cifra plausibile che su 104 puntate porta subito il totale delle spese a 52 milioni.

Sembra tanto ma è decisamente molto meno salato del conto che la WWE ha pagato nel 2019 in spese operative: 638 milioni. E questo porta anche ad una riflessione: sicuramente ci sono costi aggiuntivi da considerare che possono fare lievitare il conto della AEW a 60-70 milioni annui.

Per quanto riguarda gli stipendi, Tony Khan non ha di certo fatto risparmi, offrendo contratti milionari ai suoi atleti di punta. Il sito Sportlister.com riporta come, in media, un wrestler della AEW guadagni annualmente 300.000 dollari, tuttavia il quadro è nettamente diverso se guardiamo le prime 10 posizioni:


La somma per queste sole posizioni è di 27 milioni di dollari e non abbiamo, al momento della stesura di questa inchiesta, informazioni sui contratti degli ultimi big names assunti, ovvero Malakai Black, CM Punk, Bryan Danielson, Adam Cole e Ruby Soho.

Men che meno su ingaggi plausibili ma ancora non avvenuti come come quelli di Bray Wyatt, Kevin Owens e Sami Zayn. Nel complesso, considerando che la AEW ha sotto contratto più di cento atleti, e vista la media salariale annua riportata prima, il resto del roster costa alla compagnia più di 30 milioni, per un totale di circa 57 milioni.

Senza dimenticare tutti i costi di trasporto e alloggio dei wrestler che, a differenza di quanto accade in WWE, sono totalmente a carico della compagnia.

I costi della AEW

A tirare le somme di sole queste due spese, ovvero produzione e salari, il conto sembra fermarsi a 109 milioni annui, senza considerare i salari del management e del personale di produzione, le tasse e spese di marketing che ci sono sconosciute.

Nel totale non sono volutamente tenute in conto le spese relative all’investimento iniziale e al videogioco della AEW (tra 10 e 90 milioni di dollari) che, per quanto ingenti, non sono di carattere strutturale. In conclusione, è abbastanza chiaro che la AEW non è al momento profittevole per Tony Khan e probabilmente non lo sarà per i prossimi due anni.

Il break-even generale sembra lontano dall’essere raggiunto e, al netto di rinegoziazioni precoci dei contratti televisivi, la compagnia non potrà vantare profitti per il suo proprietario. In questo contesto l’assunzione di ulteriore personale di spicco per il prodotto televisivo non farà altro che ridurre, se c’è, la forbice tra introiti e spese con il rischio, non secondario di non poter garantire sufficiente visibilità ai tanti talenti presenti nel roster, con l’inevitabile conseguenza della nascita di malcontento diffuso.

E tra malumori e mancanza di profitti è difficile immaginare che la dirigenza non decida di prendere dei provvedimenti impopolari, come rilasciare qualche atleta non più necessario allo scopo. Magari qualche donna che non ha avuto la visibilità che ci saremmo attesi, ma questa è un’altra storia.

Parte 2: Il fatturato