Bank Statement – Un’illusione chiamata AEW, Parte 1: L'alternativa



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Bank Statement – Un’illusione chiamata AEW, Parte 1: L'alternativa

Il mondo del Wrestling è sempre in continua evoluzione, ma è innegabile che negli ultimi la federazione che più di tutte ha fatto parlare di sé e ha catalizzato l’attenzione dei fan è la All Elite Wrestling, federazione creata da Cody Rhodes con gli Young Bucks grazie al supporto economico di Tony Khan, un miliardario statunitense già co-proprietario dei Jacksonville Jaguars e del Fulham Football Club, nonché avvezzo ad investimenti in ambito di intrattenimento.

Il lancio con l’apparizione di Chris Jericho faceva già presagire intenzioni serie. La AEW è riuscita fin dall’inizio a creare un ambiente attraente per i wrestlers grazie alla libertà creativa lasciata ai singoli atleti: una vera pacchia per chi viene da anni di creatività delegata a terzi o sottoposta a revisione.

Non c’è da stupirsi, quindi, se gente come Jon Moxley non perde tempo e si unisce fin da subito alla neonata compagnia, seguito dopo breve tempo da altri atleti provenienti non solo dalla WWE ma anche da altre federazioni con cui la AEW ha stretto dei rapporti di collaborazione.

Impossibile non citare lo stretto legame con Impact Wrestling e la New Japan Pro Wrestling, federazioni in cui gli atleti sotto contratto con la AEW possono combattere liberamente.

La crescita della AEW

Nel tempo la AEW è passata da organizzatrice di singoli eventi a produttrice di due show settimanali, Dynamite e Rampage, nonché di diversi PPV, alzando di volta in volta l’asticella e vincendo la presunta Wednesday Night War con NXT.

Dopo l’ultimo PPV, All Out, il piatto si è fatto ancora più ricco: dopo il clamoroso ritorno di CM Punk in una puntata di Rampage, abbiamo assistito al debutto di Adam Cole, un pupillo di Triple H, di Ruby Soho e addirittura di Bryan Danielson.

Tutto nella stessa notte, come a voler rimarcare le intenzioni serie di volersi porre come reale alternativa alla WWE. Con gli ultimi arrivi, e con altri vociferati come quelli di Bray Wyatt e Kevin Owens, il quadro sembra davvero paradisiaco: un roster d’eccellenza trattato benissimo, libertà creativa, niente TV PG, un’emittente televisiva importante che mette a disposizione tanto TV time e un miliardario che finanzia tutto, anche un videogame che arriverà a breve.

Ma è tutto oro quello che luccica? Possibile che fosse così facile creare una compagnia di wrestling di successo e che nessuno ci sia riuscito negli ultimi 30 anni? Lungi da me ripercorrere le strade della WCW o della TNA a cui molti oggi paragonano la AEW.

Piuttosto vorrei far riflettere su una domanda che qualcuno sta cominciando a porsi: la AEW è una compagnia profittevole? Non lasciamoci ingannare dal fatto che sia stata fondata da un miliardario: ogni compagnia ha un suo bilancio ed è un investimento che deve fruttare più soldi di quanti messi sul piatto.

E qui ne sono stati messi parecchi.

PARTE 2: Il fatturato