Dirty Deeds - Verità scomode: grazie di tutto Bray Wyatt, non te lo meritavi



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Dirty Deeds - Verità scomode: grazie di tutto Bray Wyatt, non te lo meritavi

La reazione istintiva di molti, all'inizio, è stata una soltanto. E non poteva che essere una soltanto: "Non è vero, non può essere vero. Sarà una storyline". E invece è proprio così: la storia di Bray Wyatt in WWE, a quanto pare, è finita per davvero. E in un momento in cui non sembrava lontanamente immaginabile trovarsi alle prese con un compito simile, tocca tracciare un bilancio finale della parabola di questo autentico genio tra le fila di una compagnia che forse non l'ha mai realmente capito. Ma che ora, al netto di improbabili colpi di scena, ha deciso di separarsene.

Ci sono due modi per cominciare: dalla fine o dall'inizio. Optiamo per la scelta più facile, e andiamo con l'inizio. CM Punk (nome tanto di moda in questi giorni), la brutta copia del Nexus (che pure comparve nella grafica di quel fatidico Money in the Bank che diede il via all'esplosione dello Straight Edge come main eventer della WWE) e la necessità di ricomporre quella stable che tanto promise e tanto poco mantenne. Con la scelta di pescare di nuovo da NXT, presentando al main roster Husky Harris. Il solito figlio d'arte, si poteva pensare, peraltro con un fisico abbastanza improponibile, un personaggio senza spessore e un volto tutt'altro che da campione. E invece.

Quel rinforzo cicciottello di una fazione ormai defunta nascondeva una creatività senza pari, una dedizione encomiabile e una fantasia che avrebbe dato vita all'unica, vera, autentica novità che la WWE abbia presentato negli ultimi anni. Almeno dallo Yes Movement in poi. E che solo la miopia di chi comanda ha costretto a riscrivere, ridiscutere, rideclinare mille volte.

Lo spreco della Wyatt Family

Già la Wyatt Family aveva grandi potenzialità. Enormi. Ma la WWE, per qualche motivo, non le vedeva. Quello strano santone fu capace, da mostro spietato, di crearsi un seguito non da tutti. Basti pensare ai cori "He got the whole world in his hand" e agli accendini (o torce del cellulare) durante l'ingresso. Che, attenzione, non sono sempre state aggiunte dalla WWE con un effetto grafico: all'inizio erano autentiche. Era la gente vera. Ma quel Bray Wyatt il salto di qualità non lo fece mai.

Ci riuscì dopo tre anni, grazie alla faida con Randy Orton. Una delle storyline meglio costruite del decennio, che ha dato vita forse al peggior main event di WrestleMania del ventennio. E tutto sembrava finito. Ma ancora non era così.

Bray Wyatt non aveva più nulla da dire, si pensi alla terrificante alleanza con "Woken" Matt Hardy, sostanzialmente frutto di una faida basata sulle risate e completata in un match brutta copia di un altro fatto in un'altra federazione considerata in crisi. Alé. Ma Windham Rotunda fu capace di prendere il suo Bray Wyatt, farlo a pezzi con una motosega (come fatto fuor di metafora anche nella primissima puntata della Firefly FunHouse) e creare la vera sensazione degli ultimi anni. The Fiend, e tutto il mondo che c'era dietro.

Il mondo di The Fiend (che in WWE non hanno capito)

Sarebbe inutile ricordare in questa sede quanto influente sia stato quel personaggio negli ultimi anni, peraltro così complicati a livello creativo per la WWE. Tanto da scomodare mondi lontani dal wrestling, che volevano a tutti i costi parlarne (indimenticabile, per noi di WorldWrestling.it, fu quando victorlaszlo88 ci chiese una mano per preparare la video-recensione del match contro John Cena, che potete ritrovare CLICCANDO QUI). E lì la WWE ne ha solo usufruito, di Bray Wyatt. Non ci ha messo nulla del suo. Perché, come ormai tutti sappiamo, quel processo creativo era frutto solo ed esclusivamente della mente vulcanica di Windham.

La WWE si è trovata in mano un fenomeno, ma non ha mai capito perché. Era troppo avanti per i suoi schemi. Sarebbe stato come se Vicente Feola, l'allenatore del Brasile di Pelé, lo avesse tolto dalla squadra perché non in grado di spiegarsi come O Rei potesse segnare in rovesciata.

Bray Wyatt ha preparato la storia perfetta, la WWE l'ha fatta in briciole. Alcune di quelle briciole, poi, le ha pure raccolte. Ma il resto è stato dilapidato. Perché quel personaggio ha rischiato la rovina decine di volte (soprattutto dalla faida con Seth Rollins in poi). Se non era mai davvero successo è stato per la solidità del suo creatore e per il fascino che era stato in grado di ottenere da parte del pubblico. Che lo ha amato come poche altre recenti creazioni della WWE odierna.

Bray Wyatt: un boccone troppo grosso?

Questo però alla lunga non è bastato. Un'altra faida con Randy Orton, che ancora una volta ha spazzato via tutto. Rendendo il fenomeno degli ultimi anni qualcosa a cui rinunciare. Una spesa da tagliare. Un boccone troppo grosso da gestire, perché non più masticabile e non già digeribile. Perciò alla fine si è scelto di sputarlo. Lasciando tutti senza una spiegazione, perché se qualcosa di davvero interessante c'è stato nella WWE di questi anni è stato proprio Bray Wyatt.

Un genio, che la WWE non ha capito. E di cui ha preferito liberarsi. Lasciandoci a bocca aperta, con il solo desiderio di dire: grazie Bray. Non te lo meritavi.