Wrestling Villains - Lo straniero è cattivo, Parte 4: Retaggio americano



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Wrestling Villains - Lo straniero è cattivo, Parte 4: Retaggio americano

We, The People

Negli ultimi anni, complici anche differenti interessi politici ed economici, la WWE si è nuovamente allontanata da questioni controverse di ordine internazionale. L'azienda ha invece preferito dare un volto alle tensioni politiche interne americane relative all'immigrazione messicana.

Nel 2013 la federazione riporta on-screen il personaggio di Jack Swagger, non più l'atleta all american che tutti noi avevamo conosciuto, ma un estremo patriota survivalista accompagnato da Zeb Colter, fidato manager dai tratti stereotipicamente "hillbilly"

Durante gli show, Colter, veterano del Vietnam, è solito indirizzare invettive contro gli immigrati messicani, rei di rubare il lavoro ai patrioti americani. Inevitabile è lo scontro con l'allora campione degli Stati Uniti Alberto del Rio, luchador messicano.

Anche se, questa volta il risultato è inaspettato. Sono Colter e Swagger a emergere come caricature del patriottismo americano, gli allori spettano al messicano Del Rio, complice l'espansione nel mercato latinoamericano intrapresa in quegli anni dalla WWE.

Retaggio americano

Ma non dobbiamo compiere l'errore di pensare che l'invasore sia solo ed esclusivamente estrapolato dalla storia contemporanea. Il pro wrestling non si limita a narrare conflitti recenti, scava profondamente nel patrimonio e retaggio americano.

Non a caso un "Rusev" del 2019 ci pare un personaggio anacronistico e non a caso Cody Rhodes basa la sua rivalità con l'inglese Anthony Ogogo sul conflitto tra paesi e culture diverse, nella fattispecie quel paese da cui l'America si è liberata per ottenere la propria indipendenza nel lontano 1775.

Non è certamente una novità che il wrestling ragioni per stereotipi. La stessa natura ciclica dello show proposto porta la disciplina ad appoggiarsi a gimmick adattabili, di semplice comprensione e di facile identificazione.

Così ci sarà spazio per lo spocchioso gentleman inglese, per il subdolo asiatico, per il terribile sceicco e, ovviamente, per il bruto sovietico. È interessante notare la dimensione rituale e catartica legata dietro a questa tipologia di gimmick.

Il barbaro invasore è stato a più riprese specchio della Guerra Fredda, dei conflitti in Vietnam e in Medio Oriente. Un San Sebastiano del quadrato il cui unico scopo è incanalare e sublimare le ire della classe media americana.

Il pubblico può deliberatamente gioire nel vedere il giovane americano di turno prendere a calci il nemico dello Stato. Per tale motivo questo personaggio è una costante nel copione del wrestling. Una vera e propria maschera della commedia che personifica e al contempo sublima i timori del popolo medio americano di fronte alla scoraggianti idee della guerra e del diverso.

E se un domani si paleserà qualche nuovo nemico degli Stati Uniti per una guerra o un'altra, stiamo pur certi che un eroe a stelle e strisce emergerà dal backstage, pronto a dare una lezione all'invasore di turno, sempre ammesso che non ci siano interessi economici in ballo, chiaramente.

Spero che questo mio primo intervento ragionato sia stato di vostro gradimento. Mi preme sottolineare che questo articolo non si prefigge un rigore storico, prendete le mie considerazioni per quello che sono, ovvero frutto degli studi che ho deciso di intraprendere per comprendere meglio la disciplina.

Vi prego di comunicarmi ogni possibile mancanza o errore. Potete trovarmi qua su World Wrestling oppure sul canale YouTube "Zerinheel" dove troverete la versione video di ciò che avete appena letto. Se avete bisogno e piacere di contattarmi, troverete un recapito sul mio sito personale.

Io vi ringrazio per l'attenzione e vi do appuntamento a un prossimo intervento! La diversità fa paura ed è invece un arricchimento.

- Parte 1: Un Dramma per le masse
- Parte 2: Il barbaro invasor
- Parte 3: USA vs The World