Wrestling Villains - Lo straniero è cattivo, Parte 2: Il barbaro invasor



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Wrestling Villains - Lo straniero è cattivo, Parte 2: Il barbaro invasor

Il barbaro invasor

Vero e proprio specchio delle tensioni e dei conflitti sociali attraversati da una data comunità in un dato periodo storico, è la figura del barbaro invasore nel Pro Wrestling. Il cattivo straniero che puntualmente attenta alla vita dell'eroe di turno, meglio se americano.

È proprio l'America che ha reso questa gimmick iconica, il wrestling made in USA ha creato la figura dell'heel invasore, testimoniando il diffuso odio della società americana verso ciò che è straniero.

Un trait d'union che lega il wrestling americano nel corso del 900 e degli anni 2000 e sembra non aver esaurito la sua carica narrativa. Nel wrestling raramente esistono regole ferree e diktat. Lo straniero non è a prescindere cattivo perché non americano.

Sono numerosi i casi di atleti stranieri assurti al ruolo di veri e propri eroi etnici locali. Dal celebre Sammartino fino a un insospettabile Tatanka. Tuttavia, alcune popolazioni e provenienze geografiche (vere o presunte) sembrano incutere un immutato timore nel pubblico americano, nonostante i decenni.

George Hackenschmidt, Boris Malenko, Iron Sheik, Daivari oppure Rusev; tutti nemici della società americana in vari stadi della sua evoluzione. Il pro wrestling americano ci mette a disposizione una sequela di nemici stranieri che bastano e avanzano a ricostruire i vari conflitti intrattenuti dagli USA dal Secondo Dopoguerra a oggi.

La WWE ha fatto di questa gimmick uno dei punti vincenti dello spettacolo. Se andiamo a spulciare tra gli annali a Stamford, noteremo che raramente vi sono anni in cui il main roster è stato privo dell'invasore di turno.

Pensiamo all'epoca contemporanea con Rusev, il bruto dapprima bulgaro e poi magicamente russo (successivamente nuovamente bulgaro) contrapposto nel 2015 al beniamino John Cena, ardito difensore del popolo americano. Se analizzato sotto questo profilo, il match a WrestleMania 31 tra Cena e Rusev non è nulla di nuovo e soprattutto nemmeno così distante da Hogan vs Iron Sheik del 1984.

Per queste considerazioni è necessario astrarsi dal giudizio strettamente relativo al match e anzi considerare le sue qualità narrative e soprattutto il conflitto ideologico proposto al pubblico. Una lotta immediata e di facile comprensione che comunica istantaneamente al pubblico per chi deve tifare e per quali motivi deve detestare un determinato personaggio.

L'eroe americano contro il cattivo straniero è uno stilema ricorrente nella narrativa WWE, in generale nel wrestling americano. Una proposta narrativa rodata e testata più volte, un patto comunicativo con lo spettatore che si vende da solo e riempie d'orgoglio il pubblico medio di un paese così patriottico.

Questa dinamica colpisce maggiormente se lo straniero di turno appartiene al popolo che risulta essere in conflitto con gli Stati Uniti e può portare a conseguenze disastrose.

Geopolitica e Wrestling

Abbandono momentaneamente il libro di Morton e O' Brien per portarvi un esempio dalla serie di articoli del giornalista David Shoemaker, riuniti nel libro "The Squared Circle - Life, Death and Professional Wrestling"

Lo scrittore trova spazio per trattare un argomento poco considerato negli studi sulla disciplina, la geopolitica nel quadrato. Il wrestling si è più volte ispirato ai conflitti e tensioni mondiali per portare on-screen la propria versione (rivista e corretta) di un'imperante geopolitica tinta di bianco, rosso e blu.

Così, nell'era territoriale, imperversano sul quadrato loschi tedeschi e sfrontati giapponesi, pronti a scatenare le ire dei numerosi veterani presenti tra il pubblico. Negli anni '50, un nome risuona tra tutti: Hans Schmidt.

Schmidt, canadese di nascita, interpreta il pericoloso ruolo di cattivo tedesco nell'America del Dopoguerra, divenendo un volto conosciuto nazionalmente e odiato al pari di un novello Führer. L'interpretazione dell'invasore vale a Schmidt numerosi pugni e, tanto per gradire, qualche coltellata da fan di wrestling su di giri che lo aggrediscono in occasione degli spettacoli.

Un'incontrovertibile prova dell'esimio lavoro del finto tedesco, capace di scatenare tali reazioni grazie alla finta discendenza del suo personaggio. Anche i giapponesi subiscono le stesse sorti dei "colleghi" germanici.

Il Giappone emerge come altro grande nemico degli Stati Uniti sul finire del Secondo Conflitto Mondiale. Benché meno diffusi della controparte crucca, anche gli atleti nipponici (o in genere asiatici) vengono relegati più volte al ruolo di cattivi sulla base della loro discendenza.

Identificati al pari di figure mitologiche, i cattivi nipponici sono capaci di ogni sotterfugio e possessori di poteri mistici e manipolatori. Tra i capostipiti di questa categoria figurano indubbiamente Toru Tanaka e Mr. Fuji, entrambi nati alle Hawaii, ma iconici e malevoli asiatici agli occhi del pubblico americano sul finire degli anni '50.

Tuttavia, gli anni passano e i nemici cambiano.

- Parte 1: Un Dramma per le masse
- Parte 3: USA vs The World