Bank Statement – Una compagnia sul mercato, Parte 4: Chi può comprare la WWE?



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Bank Statement – Una compagnia sul mercato, Parte 4: Chi può comprare la WWE?

L’ideale sarebbe un accordo simile a quello che permette a Dana White di gestire la UFC nonostante questa sia di proprietà della Endeavor Group Holdings. Occorre quindi qualcuno con tanti soldi e abbastanza sensibile da lasciare quasi totale libertà alla WWE.

Un esempio? Comcast. Come raccontato nella nostra inchiesta sul perché la WWE non riesca a migliorare Monday Night Raw, abbiamo mostrato come il colosso americano, proprietario della NBC, avrebbe il capitale necessario per un’operazione del genere senza battere ciglio.

È una compagnia che conosce benissimo il prodotto e che sa perfettamente che, investendo la giusta quantità di soldi, potrebbe allargare in maniera significativa il suo bacino di utenza. Peccato che i suoi interessi siano solo su territorio americano e che la loro piattaforma multimediale Peacock, posseduta sempre da NBC, non abbia ancora un’espansione globale.

Non basta avere tanti soldi

Tornando al lato economico, molti pensano che il giusto acquirente possa essere Amazon: un’azienda simbolo del sogno americano, di chi parte da un ufficio in garage e arriva in cima al mondo.

Ad oggi Amazon fattura 386 miliardi di dollari ogni anno, ha una piattaforma multimediale (Prime) che raggiunge le case di 200 milioni di persone nel globo e che sta proponendo diverse forme di intrattenimento nel suo catalogo.

Come se non bastasse, a partire dal prossimo anno sarà possibile vedere anche partite di UEFA Champions League su Prime, quindi è evidente che Amazon sia sensibile all’acquisizione di contenuti correlati sia a sport che a intrattenimento.

È il matrimonio perfetto? Se guardassimo al solo prodotto wrestling, sì. In realtà la WWE è diventata qualcosa di più del “solo” wrestling. È una compagnia che fa merchandising da vendere negli store, oltre che online, produce film, show seriali, documentari e reality shows.

Se è vero che il catalogo di Prime è ampio e tutta questa produzione potrebbe stare benissimo sulla sua piattaforma, è altrettanto vero che Amazon, per il resto, ha ben poco da offrire se non un apporto economico, per quanto cospicuo.

Parte 3: Le motivazioni della vendita
Parte 5: Un’opportunità chiamata Disney