Dirty Deeds - Verità scomode: Goodbye Daniel, questo sarà sempre il tuo show



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Dirty Deeds - Verità scomode: Goodbye Daniel, questo sarà sempre il tuo show

Non importa quale sia il suo destino: in WWE o fuori, in storyline o fuori, sul ring o fuori. Quello che sappiamo è che venerdì notte, a SmackDown, si è chiuso in qualche modo un capitolo di storia. Che non potrà più essere dimenticato da nessun fan del wrestling mondiale. Perché Daniel Bryan è stato estromesso dal suo show, che comunque vada abbandonerà lasciando un segno. Che resterà indelebile per anni e anni, oltre che un'eredità che tutti coloro che attraverseranno quelle tre corde blu dovranno onorare.

Daniel Bryan a SmackDown già aveva fatto molto. Del resto era stato pur quello lo show che lo aveva reso per la prima volta campione assoluto in WWE, dopo averlo reso Mister Money in the Bank (con la valigetta blu, non a caso). Ma il percorso che lo aveva reso una stella assoluta della compagnia lo aveva compiuto nell'altro roster, a Raw: era avvenuto in quella magica e irripetibile corsa verso WrestleMania XXX nel 2013 e 2014. Resta però il fatto che la maturazione definitiva di Daniel Bryan è stata legata a doppio nodo con la sua nuova giovinezza agonistica in quel di SmackDown.

Quella parabola di SmackDown iniziata a Raw

Il tutto iniziò, strano a dirsi, con un addio e in una puntata di Raw. Era l'8 febbraio 2016, e Daniel comparve nello show rosso per comunicare al mondo il suo ritiro dall'attività per motivi medici. Un momento commovente e indimenticabile, che però non equivaleva alla parola fine. Già a luglio rieccolo lì, su quello stesso ring e di nuovo sorridente: ad annunciarne il ritorno fu Shane McMahon, che lo scelse come General Manager del rinato SmackDown del venerdì notte, uno show finalmente autonomo e indipendente dal tremendo Raw SuperShow. Daniel non lo sapeva, ma quel momento sarebbe stato il primo tassello di un'autentica legacy. Un percorso lungo, frastagliato, dall'impronta inconfondibile: la sua.

Da quel giorno Daniel Bryan è stato in grado di fare letteralmente di tutto a SmackDown. Da collega, compare, consigliere e inseparabile "amicone" di Shane McMahon ne è diventato l'inatteso alleato a WrestleMania 34, dopo aver ricevuto l'insperato via libera medico per tornare in azione. Un momento di grandissima ispirazione per chiunque sia in grado di sognare. Ma quale Daniel Bryan avremmo visto da allora? La risposta è: tutti i Daniel Bryan possibili. La sua prima versione fu coinvolta in una dimenticabilissima faida con Big Cass, in cui Bryan fu bravissimo a trasmettere la sensazione di un ex atleta fragile come un foglio di cartavelina. Peccato che già alla Greatest Royal Rumble abbia fissato un nuovo record di pernanenza di 1 ora, 16 minuti e 16 secondi in un simile match. E, soprattutto, peccato che a novembre dello stesso anno fu in grado di riprendersi la cintura di WWE Champion.

Tutti i Daniel Bryan possibili e immaginabili

Di nuovo con quel sensazionale trascinatore dello Yes Movement? Nemmeno un po': quel Daniel Bryan si trasformò nel noioso (e contemporaneamente sottilissimo e profondissimo), ossessionato e ossessivo Planet's Champion. Gli "Yes" diventarono "Fickle", la cintura divenne di legno, sassi e canapa. Un cambio di personaggio radicale, ma anche in quel caso perfettamente funzionante. E l'anno dopo, a WrestleMania 35, anche il suo encomiabile lavoro rese possibile l'esplosione della #KofiMania. In seguito il picco più basso della sua cattiveria: mandante mai confermato degli attentati a Roman Reigns che ne resero l'estate 2019 un incubo ad occhi aperti. Da allora è finito nel mirino del Bray Wyatt versione "The Fiend" (quando essere "The Fiend" aveva un senso) e riemerse da quella contesa nuovamente buono, pettinato e senza barba. Non senza aver chiarito forse definitivamente le sue eterne questioni in sospeso con l'eterno nemico The Miz.

Quindi l'ultima corsa: la strana alleanza con Drew Gulak, quella ancora più strana con il lanciatissimo Otis e il ritorno nell'orbita titolata. Un cerchio che si chiude intorno a un Daniel Bryan determinatissimo, ma stavolta perdente. E che lascia SmackDown così: abbattuto da una forza troppo superiore, trasmettendo però la sensazione di esserne all'altezza. Dopo quella sottomissione non vista a Fastlane (e rendere Fastlane un grande show era impresa non certo facile).

Si chiude così il quinquennio di Daniel Bryan a SmackDown. Un periodo che ha reso grande SmackDown e ha reso immortale Daniel Bryan. L'uomo in grado di ricoprire mille ruoli, e tutti alla grande. E a cui, ancora una volta, dobbiamo dire grazie. Perché in questi cinque anni SmackDown è stata Daniel Bryan. E forse, anche per questo motivo, è quasi sempre stato un successo.