Dirty Deeds - Verità scomode: Raw e lo starpower di SmackDown, confronto mortificante



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Dirty Deeds - Verità scomode: Raw e lo starpower di SmackDown, confronto mortificante

E ci prepariamo dunque ad assistere a una nuova, emozionante (?) puntata di Monday Night Raw. Dove, lo sappiamo già, assisteremo a un rematch della puntata di una settimana fa. E, squillino le trombe, si tratta di Drew McIntyre e Braun Strowman che faranno squadra contro i due ex della Retribution. Avessi detto. E nel frattempo, in casa SmackDown, tutto è pronto per una puntata dal peso specifico altissimo: Roman Reigns vs Daniel Bryan, se il primo perde non è più campione, se perde il secondo deve lasciare lo show. Il tutto con Seth Rollins e Cesaro che guardano dallo sfondo. Senza dimenticare che da qualche parte c'è Edge, che a un certo punto riciccerà fuori.

Ecco, la somma di tutti questi fattori inizia seriamente a diventare un problema.

Che SmackDown ormai da molti mesi (anzi, abbiamo abbondantemente superato l'anno) goda di una maggiore fluidità di scrittura, è cosa ormai chiara a tutti. Ma se non altro Raw storicamente poteva dire che dalla sua parte c'erano le stelle assolute, sin dal fatidico brand split del 2016. Sì, ci mancherebbe, belli gli show con AJ Styles, The Miz, la Wyatt Family, Kevin Owens, Sami Zayn... Ma i campioni più celebrati ce li abbiamo noi. Peccato che ormai lo show rosso non abbia più nemmeno quello.

Si potrebbe tornare a parlare della pesantezza delle tre ore, ma è tema talmente trito e ritrito che lasceremo perdere. Perché questo Raw sta riuscendo nella non scontata missione di perdere il confronto addirittura con sé stesso. Vi ricordate l'anno scorso? L'inizio del lockdown, lo scoramento per un'emergenza sanitaria di cui si faticava a stabilire i confini, la WrestleMania nel piccolo Performance Center e le infinite puntate di Raw nel silenzio glaciale della minuscola palestra di Orlando? Ecco, paradossalmente quello show un capo e una coda li aveva.

Raw e il confronto perso con sé stesso

Il povero Drew McIntyre si ritrovò nella fantastica e contemporaneamente terribile posizione di essere in cima alla montagna, senza però nessuno che potesse realmente acclamarlo. Era un personaggio compiuto, completo, stellare, il miglior campione face che la compagnia proponesse da anni. Ma nel periodo più difficile che l'umanità abbia attraversato da generazioni. Ma resse il colpo.

Quelle puntate di Raw erano strane, ovattate, sembravano quasi dei Firefly Funhouse Match in versione estesa (la memora da WrestleMania 36 era ancora fresca). Eppure la stella era riconoscibile e luminosa, si era caricata lo show sulle spalle e anche dietro di lei si iniziavano a vedere buoni segnali da qualcuno (vero MVP? Vero Hurt Business?).

E adesso? Adesso quella stessa Hurt Business è stata smantellata senza motivo. Il campione è stato parcheggiato da qualche parte, e il suo eterno sfidante (lo stesso McIntyre che fu magistrale un anno fa) è costretto senza alcun motivo a fare coppia con Braun Strowman. Qualcuno che riesce a rendere piatto, insignificante, sciatto, monotono e insulso letteralmente qualsiasi snodo narrativo. In più abbiamo i due della Retribution. Che, ne siamo certi, grazie a MVP torneranno presto a brillare. Ma ora sono i reduci del peggiore esperimento che la WWE abbia proposto negli ultimi dieci anni, e non si può pensare che qualcuno li ritenga una reale minaccia.

SmackDown e le stelle a caccia di luce riflessa

Guardate invece nella metà blu della Luna. Anche qui ci si può permettere di tenere dei big a riposo (Edge non si è ancora visto da WrestleMania, Daniel Bryan è appena tornato dopo una puntata di stop che si era a sua volta concesso). Ma abbiamo un Cesaro finalmente in rampa di lancio, un Seth Rollins che esige di avere il suo posto dove ritiene di dover stare, Kevin Owens e Sami Zayn che riescono nella missione di funzionare sempre. E il tutto mentre a capotavola si staglia quel Roman Reigns che appare inaffossabile e quasi si bea nel vedere tante stelle al suo cospetto mentre si accapigliano per guadagnarsi un barlume di luce riflessa a fianco dell'uomo che si è preso tutti i riflettori.

Questo significa costruire uno show di wrestling, questo significa avere tante stelle e saperle usare. A SmackDown non solo lo stanno facendo, ma hanno reso stellare anche chi fino a qualche settimana fa non lo era. Raw si limita a guardare da lontano e a ripensare a ciò che era un tempo e ora non è più. Lo show delle stelle WWE. Che ora hanno tutte cambiato dimora, in un confronto che ormai è davvero mortificante per lo show rosso.