Bank Statement - Un cambio di rotta in WWE



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Bank Statement - Un cambio di rotta in WWE

Succede ogni anno, spesso in maniera improvvisa, eppure ogni volta ci stupiamo, restiamo a bocca aperta e ci chiediamo come mai tutto ciò sia successo. Il 15 Aprile la WWE ha rilasciato diversi atleti e i motivi per i rilasci sono oscuri, specialmente per gente del calibro di Samoa Joe, e tutt’ora oggetto di dibattito nel wrestling web.

Alcuni dei rilasci interessano la divisione femminile e ciò ha assunto un sapore agrodolce per tutti gli appassionati: se ci eravamo già abituati all’idea che Mickie James non fosse più indispensabile in WWE, altrettanto non si può dire di giovani in rampa di lancio come Billie Kay, Peyton Royce e Chelsea Green.

Per ognuna delle tre, infatti, la strada sembrava spianata verso la fama e il successo nella federazione di Stamford. In particolare, le IIconics erano state splittate proprio per lanciare le loro carriere in singolo, con Billie Kay a SmackDown e Peyton Royce a Raw.

La prima stava creando un personaggio interessante, una spalla che si autoproponeva alle colleghe con tanto di curriculum, mentre la seconda non aveva ancora trovato la sua dimensione se non in coppia con Lacey Evans, attualmente fuori dagli schermi per portare avanti una gravidanza.

Chelsea Green aveva avuto un buon stint a NXT sotto l’ala del Robert Stone brand, ma sfortunatamente si è infortunata nel suo debutto a SmackDown, un incidente che le è costata diversi mesi di stop. Questi episodi possono essere visti sotto due punti di vista: uno puramente aziendale e uno emozionale.

Per il primo possiamo provare a immaginare una linea di pensiero, per il secondo vi lascio alle considerazioni di Rachele Gagliardi, autrice del blog “Donne tra le corde” e responsabile della live “Women’s Wrestling Planet” in onda ogni venerdì alle 15.00 sul canale Twitch di OpenWrestlingTV.

Da un punto di vista puramente business la domanda da porsi è semplice: cosa ha portato la federazione di Stamford ad interrompere i rapporti collaborativi con queste atlete? Quali elementi hanno giocato un ruolo in questa faccenda? Da molte parti ho letto che potrebbe trattarsi di un problema di budget: la WWE non crede più in queste atlete e allora taglia alcune voci di costo non necessarie per la compagnia.

Onestamente trovo questa interpretazione abbastanza forzata: come evidenziato dalla nostra inchiesta “Business is booming”, la WWE non spende più del 10% del suo budget in stipendi, e in questa voce troviamo salari milionari come quello di Brock Lesnar, John Cena, Triple H e altre mega star.

Le tre atlete in questione pesavano davvero troppo poco sul bilancio della compagnia per rappresentare un problema per le tasche di Vince McMahon. Normalmente se il problema non è economico, allora si pensa che questo debba essere di natura creativa: le atlete non rientravano nei piani della compagnia e quindi vengono rilasciate.

Il ragionamento sembra filare, tuttavia, Chelsea Green aveva appena debuttato nel main roster con rumors che volevano la WWE puntare parecchio su di lei, mentre le ex IIconics erano spesso on screen, quindi viene difficile pensare che sia proprio la natura creativa delle storylines la causa del loro rilascio.

Aspetti intangibili, spesso essenziali

Per esclusione, non essendo motivazioni economiche o creative a totale supporto del licenziamento delle tre atlete il motivo allora va trovato in elementi che spesso sfuggono al primo impatto, come l’attitudine generale all’interno della compagnia, l’immagine che la WWE vuole dare di sé o anche necessità familiari.

Se sull’attitudine generale è difficile avere molti dettagli, altrettanto non si può dire sul lato marketing e di immagine. Non dimentichiamoci che proprio l’immagine, ovvero la percezione che gli utenti hanno di una compagnia, è una delle componenti essenziali in tutte le fasi della vendita: un prodotto che non ha appeal, o che ha un’immagine non in linea con la caratterizzazione che la compagnia vuole darsi, può significare una riduzione nelle vendite a tutti i livelli, dal buy rate dei PPV al merchandise.

Ecco perché è importante che le superstar più esposte riflettano il più possibile l’immagine della compagnia.

E chi sono adesso le campionesse? La WrestleMania Week ci ha restituito tre nuove campionesse tra NXT e main roster la cui caratterizzazione è netta: Rhea Ripley, Bianca Belair e Rhea Ripley sono atlete aggressive e con tanta fame di vittoria.

Sanno stare sul ring, hanno sviluppato un carattere forte e la loro presenza è sempre sinonimo di spettacolo. Esattamente le qualità che da sempre devono contraddistinguere le superstars della WWE. Il messaggio che sta passando è chiaro: dopo un periodo di “involution” la compagnia sta tornando ad alzare l’asticella nella compagnia femminile, in attesa che da NXT arrivino nuove leve come Toni Storm e Io Shirai, ma anche in vista del ritorno di Becky Lynch e chissà, magari anche di Ronda Rousey, creando un ambiente competitivo e attrattivo anche per altre atlete e sponsor.

A tirar le somme, si può intuire come in questo contesto forse non ci sia più spazio per personaggi che non si ritrovano in questo identikit e magari la WWE non fa problemi a chi vuole cambiare aria e migliorare la propria vita familiare, ricongiungendosi con i propri cari.

Non dimentichiamoci che il marito di Chelsea Green, ovvero Matt Cardona (l’ex Zack Ryder in WWE) è adesso in forza ad Impact, mentre Shawn Spears (Tye Dillinger in WWE), il marito di Peyton Royce, è attualmente un membro del Pinnacle in AEW.

Ma queste sono fredde considerazioni di chi prova a capire il punto di vista di un’azienda quotata in borsa. Le emozioni delle atlete e dei loro fan è un ambiente spesso inesplorato: a seguire un punto di vista meno asettico e più personale da parte di Rachele.

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“La WWE è un'azienda e non una grande famiglia”.

Questa è la frase che ha accompagnato i rilasci del 15 aprile 2021 che la compagnia di Stamford ha deciso di fare con la motivazione del taglio del budget. Che la WWE sia un’azienda non è difficile da capire ma io, in quanto fan, penso che sia anche una famiglia.

Dal punto di vista degli atleti, che spesso rinunciano a tutto per dedicarsi al wrestling e alla vita da wrestler, diventa una seconda famiglia, perché passano la maggior parte del loro tempo insieme; ad esempio, in tempi non di covid molti atleti, a coppie o gruppi, viaggiavano e alloggiavano negli hotel insieme, condividendo molto della loro vita.

Oppure, tanti in WWE hanno anche trovato migliori amici o l’amore, e tutto questo a me dice “famiglia”.

Ma non solo all’interno della compagnia: nello stesso WWE Universe noi tutti fans siamo una famiglia anche perché come sappiamo, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, il wrestling è considerato ancora qualcosa di nicchia, quindi noi ci uniamo per supportare chi ci garantisce l’intrattenimento e ci fa sentire bene attraverso quello che fa dentro e fuori dal ring.

Se dovessi parlarvi di esperienza personale, il wrestling femminile (in particolare le Four Horsewomen) per me è stato una salvezza: anche a chilometri di distanza mi ha dato la forza per essere una donna migliore, e non lasciare che gli ostacoli della vita potessero impedirmi di fare ciò che avevo in mente o sognavo.

E il wrestling è anche questo, non è solo sedersi davanti ad un televisore per vedere persone in costumi colorati che si picchiano, ma è imparare che siamo tutti forti e possiamo farcela, è sentire il cuore che ti si scalda vedendo persone simili a te che lavorano duramente per far avverare i propri sogni e ci riescono non solo per sé stessi, ma anche per chi decide di supportarli.

Tutto ciò mi fa sentire parte di una famiglia e per questo motivo veder andare via tutti questi atleti fa male.

Non importa se qualcuno era più in mostra di qualcun altro, non importa se uno aveva un personaggio che ci piaceva e l’altro no, perché sono persone che hanno perso il lavoro e in realtà hanno perso anche la loro seconda famiglia, e quelle persone che seguivano la WWE solo per uno o un paio di quegli atleti non vedranno più il loro idolo sullo schermo ogni settimana.

È sorprendente vedere come alcuni di questi atleti abbiano stretto dei legami fortissimi con i propri colleghi e con i propri fans: basti pensare al discorso della Hall Of Fame 2021 di Molly Holly, che ha affermato che dopo gli show si fermava ad aiutare il personale a sistemare solo per poter parlare e legare con tutti, o semplicemente basta andare sui social per vedere i bellissimi post che i colleghi ancora in WWE hanno scritto e dedicato a chi è stato licenziato.

Post che questi ultimi hanno ricambiato esprimendo, in modi diversi perché ognuno di noi prende le notizie in modo soggettivo, i loro sentimenti sul licenziamento.

In particolare mi hanno colpita le IIconics, che hanno scritto cose meravigliose ringraziando tutti, ma anche i colleghi che hanno espresso un amore e un rispetto verso di loro che si può provare solo con qualcuno che si considera parte della propria famiglia.

Purtroppo in questa società i soldi contano più di qualsiasi altra cosa, ma il fatto che si arrivi a licenziare qualcuno perché magari è un costo tenerlo lì a far nulla solo perché non hai idee per “utilizzarlo” per me un po’ è assurdo, perché sei tu che ti sei ridotto così, sei tu, azienda, che hai permesso che quell’atleta diventasse irrilevante e inutile.

Non è colpa dell’atleta che lavora e ci prova, e che cerca di dimostrarti quanto vale.

Se la WWE tiene così tanto ai soldi, perché non ha fatto sì che questi atleti diventassero qualcosa di davvero straordinario sia per loro stessi che per l’azienda, che diventassero un vero strumento, passatemi il termine poco carino da usare parlando di una persona, per far soldi? Alla fine non è stato fatto lo stesso con John Cena, The Undertaker, Becky Lynch, Trish Stratus? Questi sono solo alcuni nomi di atleti molto capaci, con una carriera invidiabile, che hanno potuto far quello che amavano facendo guadagnare non solo il loro personaggio sul ring e loro stessi in quanto persone che lavorano, ma anche la WWE.

Alla fine tutti noi lavoriamo per avere un guadagno e poterci pagare il necessario per vivere e sopravvivere, quindi nessuno si sarebbe lamentato, ma la WWE ha deciso di nuocere a se stessa e agli altri: anche se siamo qui a dire che l’azienda di Vince McMahon ci può rimettere relativamente poco perché è ricca, ci rimette in realtà moltissimo, perché perde persone care a qualcuno (ai fans o ai colleghi), perde degli ottimi atleti ed è anche per questo che spesso le persone decidono di spostarsi, sia come atleta che come spettatore, su altre compagnie, creando così guerre inutili dal momento che, se ci pensate bene, siamo tutti sulla stessa barca.

Io sono una persona molto sentimentale, mi commuovo facilmente e prendo le cose a cuore, non so se sia un pregio o un difetto, ma questo mio modo di essere mi fa vivere le mie passioni come qualcosa di unico e magico, che ha un forte impatto nella mia vita.

Io non mi pento né vergogno di essere così, e non dovrebbe farlo nessuno. Seguo la WWE rispetto ad altre compagnie proprio perché ci sono affezionata, è sempre stata l’unica compagnia di wrestling che conoscevo nella mia vita da quando avevo otto anni e non smetterò di seguirla per cose che io ritengo degli errori, bensì decido di rimanere perché ci sono persone che sono ancora lì che vale la pena supportare.

Ovunque i licenziati andranno, come è successo anche l’anno scorso, avranno sempre il mio appoggio e, se posso darvi un consiglio, dovreste fare la stessa cosa, appoggiarli in ogni modo possibile anche se magari vanno in una compagnia che voi non seguite o che non vi piace.

Essere una famiglia è anche questo, è supportare le persone che amiamo e ammiriamo perché magari saranno più felici altrove e la loro felicità dipenderà anche dal nostro calore e supporto perché il legame che tiene uniti idoli e fans non si può spezzare facilmente. Dimostriamo che il wrestling non è solo fatto di aziende, ma è anche fatto di famiglie.